Rinascita Scott, blitz dei carabinieri di Vibo: catturato il latitante Domenico Cracolici (VIDEO)

di Mimmo Famularo – Era stato inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia e la sua fuga è terminata nel cuore della notte appena trascorsa. I carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno e del Nucleo Investigativo di Vibo, unitamente al personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, hanno catturato Domenico Cracolici, 39 anni, elemento di vertice dell’omonima ‘ndrina attiva su Filogaso e Maierato. Il suo nome era nella lista dei latitanti sfuggiti all’arresto nel maxi blitz “Rinascita Scott”. Quella notte del 19 dicembre 2019 i carabinieri bussarono alla sua porta non trovando però la risposta che cercavano. Cracolici aveva già fatto perdere le proprie tracce ancor prima che gli venisse notificata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nel frattempo, il figlio di Raffaele Cracolici, detto “Lele Palermo”, assassinato a Pizzo nel maggio del 2004 da un commando guidato dai Bonavota, è stato rinviato a giudizio e oggi è tra i 91 imputati che hanno scelto di essere processati con il rito abbreviato dinnanzi al gup distrettuale Claudio Paris.

Catturato in un casolare di Maida

Catturato in un casolare di Maida

Proprio per via del suo spessore criminale, i carabinieri non hanno mai smesso di dargli la caccia. Al termine di prolungate indagini, Cracolici è stato individuato in una casa disabitata e isolata nelle campagne di Maida, nel comprensorio lametino. Si è arreso senza opporre resistenza immediatamente dopo l’irruzione dei militari nell’abitazione dove si nascondeva e dove si trovava da solo. Le ricerche erano iniziate subito dopo l’irreperibilità, già dalla notte del 19 dicembre del 2019. Proseguite senza sosta per più di un anno si sono concluse con il blitz nelle campagne di Maida dove il latitante si era trasferito per far perdere le proprie tracce per l’ennesima volta. Nel corso della sua latitanza ha spesso cambiato domicilio e ciò ha reso le ricerche ancora più complesse. Il nome di Domenico Cracocolici è salito alla ribalta nello scorso mese di luglio quando alla sua porta bussarono anche i finanzieri del Gico di Catanzaro che dovevano eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia denominata “Imponimento” contro i clan Anello di Filadelfia. Un’ordinanza che gli verrà adesso notificata in carcere a Vibo dove è stato portato subito dopo la cattura.

Da Bonavota a Morelli: gli altri cinque latitanti

Uno dopo l’altro li stanno prendendo tutti. Rosario Pugliese, alias “Saro Cassarola” è stato l’ultimo prima di Cracolici. Catturato in una villetta a Bivona, frazione marina di Vibo, lo scorso mese di dicembre. Ai primi di agosto, era toccato a Domenico Bonavota, considerato il capo dell’ala militare della potente “famiglia” di Sant’Onofrio, e, ancora prima, a Gregorio Giofrè, colui che il pentito Andrea Mantella ha definito il “ministro dei lavori pubblici” della ‘ndrangheta vibonese. A differenza di Cracolici non si sono mai spostati dal territorio di appartenenza. All’appello mancano ora cinque latitanti ma il loro destino appare segnato. Il ricercato numero uno è sempre Pasquale Bonavota, 46 anni, ritenuto il capo indiscusso dell’omonima cosca operante a Sant’Onofrio e dintorni, zona industriale di Maierato compresa. Condannato alla pena dell’ergastolo al termine del processo scaturito dall’operazione “Conquista”, da novembre del 2018 ha fatto perdere le proprie tracce. Nell’elenco dei cinque latitanti ricercati nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita-Scott” c’è un altro santonofrese ritenuto vicino al clan dei Bonavota. Si tratta di Domenico Cugliari, classe ’92, detto “Scric”. Tra i più pericolosi in circolazione figura Salvatore Morelli, alias “Turi l’americano”, nato a Vibo il 13 ottobre del 1983, ritenuto esponente di primo piano della ‘ndrina dei “Ranisi”, già luogotenente di Andrea Mantella, l’ex boss “scissionista” oggi collaboratore di giustizia. E tra le “nuove leve” dei clan emergenti di Vibo è attivamente ricercato Domenico Tomaino, alias “il Lupo”, 29 anni di Vibo. Risulta latitante un’altra vecchia conoscenza delle forze dell’ordine: Agostino Papaianni, nato a Joppolo ma residente a Voghera in provincia di Pavia. Già coinvolto in diverse inchieste antimafia, il 68enne sarebbe il referente dei Mancuso nell’area di Ricadi.

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