Rinascita Scott, cade l’accusa di turbativa d’asta: assolta anche un avvocato di Catanzaro

La Procura aveva chiesto tre anni di reclusione ma la difesa è riuscita a dimostrare l'assoluta estraneità ai fatti contestati

Tra i 338 imputati del filone ordinario “Rinascita Scott” c’era anche Emma Scarpino, 69 anni, avvocato di Catanzaro. Era imputata per turbata libertà degli incanti aggravata dal metodo mafioso. E’ stata assolta al termine di un incubo durato quasi quattro anni e iniziato il 19 dicembre 2019 quando i carabinieri gli hanno notificato a casa l’avviso di garanzia. A difenderla nell’aula bunker di Lamezia Terme è stato l’avvocato Vittorio Platì che ha dimostrato dinnanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia la completa estraneità ai fatti contestati alla sua assistita per la quale la Procura distrettuale antimafia aveva chiesto la pena di tre anni di reclusione. Tra i 131 imputati assolti c’è invece anche il nome di Emma Scarpino (LEGGI QUI).

L’ipotesi accusatoria

L’ipotesi accusatoria

Nel calderone di Rinascita Scott era finita unitamente a Gianfranco Ferrante e in concorso con i fratelli Mario e Umberto Maurizio Artusa e Antonio Y Roio Lopez, quali autori materiali della turbativa dell’asta avente oggetto una Range Rover Evoque facente parte del patrimonio della società A Srl dichiarata fallita. Secondo l’accusa Scarpino avrebbe consigliato agli Artusa di fare una offerta di vendita in sede di asta on line tramite un prestanome (Y Royo) senza poi versare il saldo prezzo per procedere successivamente a trattativa privata in favore degli Artusa che sarebbero rientrati nel possesso della vettura.

Il verdetto di assoluzione

Nel corso del dibattimento, l’avvocato Platì ha dimostrato in primo luogo che gli Artusa non rivestivano la qualità di soci della A Srl fallita per cui non sussisteva impedimento nel partecipare all’asta. La Dda di Catanzaro sosteneva che fosse stata la Scarpino a consigliare le modalità di svolgimento della turbativa suggerendo l’escamotage di presentare l’offerta tramite prestanome per poi procedere a trattativa privata una volta andata negativa l’asta per mancato pagamento del saldo. La difesa ha dimostrato alla prova dei fatti che la Scarpino non aveva mai consigliato gli Artusa e in un progressivo nel quale interloquivano gli Artusa non era neanche presente quale interlocutrice differentemente da quanto riteneva l’accusa. Contestualmente al reato principale è ovviamente caduta l’aggravante del metodo mafioso e il Tribunale collegiale di Vibo ha sentenziato la completa assoluzione dell’avvocato Scarpino. (mi.fa.)

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