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Rinascita-Scott, domani primo momento-chiave: il riesame del presunto “esponente del Terzo Livello” Pittelli

Tribunale di Catanzaro

di Danilo Colacino – L’operazione giudiziaria denominata Rinascita-Scott – subito definita maxi perché particolarmente affine al processo a Cosa Nostra di Palermo di metà anni Ottanta, passato alla storia appunto con tale eloquente prefisso considerate le ‘proporzioni’ – costituisce il fiore all’occhiello – se così si può dire – di una Procura, quella di Catanzaro, sotto i riflettori per l’ottimo lavoro svolto di recente e non solo.

Si tratta infatti dell’Ufficio guidato da un grande servitore dello Stato, nemico giurato della nefasta criminalità organizzata calabrese, che risponde al nome di Nicola Gratteri.

Un integerrimo alto magistrato, come premesso capacissimo nello sfidare con impareggiabile merito l’organizzazione mafiosa ormai più potente, e radicata, del mondo.

Già, la terribile ‘ndrangheta che peraltro in passato stava pianificando l’eliminazione fisica dello stesso Gratteri e della sua scorta (per rivelazione del Pm in questione e soprattutto sulla base di inequivocabili risultanze investigative attraverso cui traspariva come egli infastidisse alcuni boss al punto da spingerli a progettarne il barbaro assassinio per impedirgli di infliggere altri colpi ferali alla consorteria malavitosa di cui erano esponenti di spicco).

Comunque sia, la mega-retata di cui parliamo ha prodotto una sequela di provvedimenti restrittivi della libertà personale ‘portando alla sbarra’ in Tribunale ben 334 imputati, di cui solo una parte identificati come intranei all’organizzazione.

Insieme a loro, dunque, sono stati coinvolti una serie di appartenenti al mondo della politica, delle professioni, dell’imprenditoria e addirittura delle forze dell’ordine, oltreché della cosiddetta massoneria deviata, con un affondo al Terzo Livello che per l’indimenticato e compianto giudice Giovanni Falcone era appunto formato dalla rete di insospettabili fiancheggiatori, i famigerati colletti bianchi, delle cosche della Cupola siciliana.

Ed è proprio questo il punto, nodale nella delicata fase dei riesami in corso caratterizzata dalle istanze difensive presentate dagli avvocati dei soggetti coinvolti nella superinchiesta davanti al competente Tribunale.

Un segmento del procedimento avente origine immediatamente dopo l’applicazione delle varie misure cautelari e che domani sarà incentrato sulla discussione dei penalisti Guido Contestabile e Salvatore Staiano, legali del loro collega Giancarlo Pittelli, proprio a difesa di quest’ultimo.

Un ex parlamentare ed ex coordinatore regionale di Forza Italia, maestro massone e avvocato di…grido, di fatto indicato come l’elemento-cerniera fra il ‘mondo di sopra’ e quello di…sotto, per mutuare il gergo di Mafia Capitale.

Un imputato eccellente dunque nel lessico giornalistico e letterario (attualmente detenuto nel carcere di Nuoro), per cui la Procura ha ipotizzato il concorso esterno in associazione mafiosa e il Gip Barbara Saccà persino aggravato la posizione.

Un’accusa di reato, previsto e punito dall’articolo 416bis del Codice Penale, che non consentirebbe in alcun modo – se nuovamente riconosciuta come tale – l’affievolimento e meno ancora l’annullamento della misura (possibile solo in caso di caduta della gravità indiziaria). 

Riformulazione che se invece avvenisse, come ad esempio accaduto finora per altri imputati a vario titolo, sarebbe il frutto di una valutazione di segno opposto da parte del Tdr, che – giova precisarlo – è organo giurisdizionale con competenza di controllo esterno tanto di legittimità quanto di merito. Ma se così dovesse andare, le cose prenderebbero, come ovvio, una piega assai diversa. 

© Riproduzione riservata.

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