Calabria7

Rinascita Scott e la liberazione di Vibo dalla ‘ndrangheta: “Adesso c’è fiducia nello Stato”

di Mimmo Famularo – La ‘ndrangheta fa il tifo per il Covid. A Vibo più che in ogni altro territorio. Qui giusto un anno fa i carabinieri sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri liberavano una delle province ad alta densità mafiosa dall’oppressione dei clan. Un anno dopo la maxi operazione “Rinascita Scott” a Vibo le ‘ndrine appaiono più deboli che mai, con le ali tarpate dalla raffica di arresti e da un maxi processo ormai alle porte che potrebbe assestare il colpo di grazia alle principali consorterie criminali che per lungo tempo hanno regnato incontrastate grazie a una forza economica dai più sottovalutata e alle loro ramificazioni internazionali. Oggi sperano nell’emergenza sanitaria per rialzare la testa e riprendere il controllo del territorio facendo affari a basso prezzo per riciclare nell’economia reale tutta quella liquidità frutto di attività illecite non ancora intaccata dal pressing antimafia.

“La fiducia è una cosa seria”

Il prefetto Zito con il comandante Capece

Dopo anni di arretramento, lo Stato sembra aver riconquistato il territorio e il 19 dicembre del 2019 non è stato solo il giorno del maxi blitz ma anche lo spartiacque tra il passato e il futuro, tra ciò che prima sembrava tacitamente consentito e ciò che oggi non è più possibile. Il prefetto di Vibo, Francesco Zito, spiega a Calabria7 il significato di “Rinascita Scott”: “Non è un punto d’inizio né un punto d’arrivo: è una stella molto più luminosa tra le attività di indagine svolte dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. La sua grande rilevanza è data dal forte segnale che ha dato ai cittadini, un messaggio nuovo che è stato lanciato: noi siamo dalla vostra parte ma è tempo che anche voi facciate sentire la vostra voce. Come è stato efficacemente detto in più occasioni, dal 19 dicembre dello scorso anno i cittadini sono stati chiamati ad una scelta, ad essere parte attiva di un cambiamento: in questo territorio non serve una maggioranza silenziosa, ma una maggioranza rumorosa, che manifesti con fatti concreti la propria scelta di campo”. Rinascita Scott è l’inizio di un nuovo percorso di legalità ma anche l’avvio di una rivoluzione culturale. “Con l’operazione Rinascita-Scott – spiega il prefetto – è come se un grosso peso sia stato messo su un piatto della bilancia, per smuovere le coscienze, per orientare gli animi degli incerti verso un convinto sostegno al contrasto alle attività della ‘ndrangheta e del malaffare. Come diceva una pubblicità di altri tempi “la fiducia è una cosa seria” e l’attività svolta dalle Istituzioni (in primis dalla magistratura e dalle forze dell’ordine) dimostra che il cittadino può fidarsi”.

Dagli applausi ai carabinieri a quelli al latitante

Si dice che da allora siano aumentate le denunce, segnale di maggiore fiducia del cittadino nella magistratura inquirente e nelle forze dell’ordine che hanno vissuto e lavorato giorno dopo giorno sul territorio, uscendo dalle caserme e fronteggiando le ‘ndrine sul campo di battaglia, guardando in faccia il “mostro”, con tutti i rischi connessi ma con il coraggio di dover completare la propria missione: liberare Vibo dalla ‘ndrangheta. Il partecipato corteo di “Libera” con la presenza della gran parte dei sindaci della provincia e gli applausi ai carabinieri risuonano ancora a un anno di distanza e ancor più da quelli tributati a Rosario Pugliese, uno dei latitanti che in questi mesi sono stati assicurati alla giustizia dopo essere sfuggiti alla cattura lo scorso 19 dicembre. “Gli applausi al latitante arrestato, da parte di uno sparuto gruppo di familiari, fanno parte – sottolinea il prefetto – di un rituale di altri tempi. Non è certo una manifestazione di consenso da parte dei cittadini e, se da un lato è corretto darne notizia, da un altro non occorre enfatizzarne la portata. Quella parte, assolutamente minoritaria, di persone che hanno scelto il “lato oscuro” non deve influenzare né condizionare la stragrande maggioranza di persone oneste”.

Gli ufficiali eroi

Da sinistra: Bui, Palmieri e Romano

Quelle persone oneste chiamate ora a occupare gli spazi liberati all’alba dello scorso 19 dicembre da chi per anni ha trascorso notti insonni, rischiato la propria vita vivendo con le proprie famiglie nell’epicentro della battaglia, piazzando microspie in posti impensabili, seguendo passo dopo passo boss, sodali e gregari, ricostruito la mappa del crimine vibonese e individuati i collegamenti con i centri di potere. Servitori dello Stato che lo Stato ha mandato in trincea in una strategia precisa disegnata da Nicola Gratteri e dalla sua Procura a poche settimane dal suo insediamento a Catanzaro. Per battere una ‘ndrangheta da Serie A servivano investigatori fuoriclasse. L’Arma ha inviato in prima linea un’élite scelta di ufficiali che con i loro uomini si sono infiltrati nel territorio per tre lunghissimi anni decapitando i vertici dei clan, azzerando la loro forza militare e annientandone quasi del tutto la potenza economica. Un lavoro avviato sotto il comando Gianfilippo Magro e concluso agli ordini di Bruno Capace, i due colonnelli al vertice del Provinciale di Vibo. Sul campo, sotto lo stretto coordinamento della Dda di Catanzaro, hanno lavorato giorno e notte un altro colonnello, Luca Romano, comandante del Reparto operativo, il maggiore Valerio Palmieri, a capo del Nucleo investigativo e il capitano Alessandro Bui. Un lavoro andato oltre il 19 dicembre e culminato anche con la cattura degli ultimi tre latitanti: Gregorio Giofrè, Domenico Bonavota e Rosario Pugliese. Ufficiali che il Viminale pensa di premiare adesso con speciali ricompense al merito. Riconoscimenti dovuti e meritati per il prefetto di Vibo per aver rinsaldato il rapporto di fiducia con i cittadini sul territorio. “In questa provincia, con tanti ed irrisolti problemi – lavoro, infrastrutture, servizi – l’obiettivo delle istituzioni che, è bene ricordarlo, sono al servizio del cittadino, deve essere quello di fornire una base solida per un futuro da costruire qui sul nostro territorio, senza delegare questo compito ad altri”.

© Riproduzione riservata.

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