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Rinascita Scott, Emanuele Mancuso racconta il potere di zio Luigi: “Ti entra nel cervello con una parola”

di Mimmo Famularo – E’ il primo pentito della più grande famiglia di ‘ndrangheta del Vibonese. Una squarcio nel muro di omertà che per anni ha protetto il regno dei Mancuso. Irrompe un altro “ciclone” nel maxi processo “Rinascita Scott” che si sta celebrando nell’aula bunker di Lamezia Terme. Dopo Raffaele Moscato, tocca a Emanuele Mancuso, l’ex rampollo del potentissimo clan di Limbadi e Nicotera diventato collaboratore di giustizia. Il suo debutto è fissato per domani e i suoi verbali (in parte inediti) anticipano la sua deposizione che si protrarrà per cinque attesissime udienze.

Il profilo di Luigi Mancuso

Tra le centinaia di pagine riempite dal giovane pentito emerge la figura carismatica di Luigi Mancuso che lui stesso definisce “il Supremo”, il vertice della cosca, ma anche l’uomo in grado di trasformare con una sola parola tutto in un castello. “Con una parola – dichiara il collaboratore di giustizia riferendosi allo zio – riesce a entrare nel tuo cervello, non usa metodi brutali, non ti offende, ha un sorriso che ti mette a tuo agio e ha un carisma inaudito, perché sa relazionarsi con gli altri e sa far relazionare gli altri tra di loro”. Agli inquirenti fornisce anche un paio di esempi. “Ha saputo rappacificare i parenti di Ferrentino con i Piccolo dopo che uno di loro – racconta sempre Emanuele – aveva perso la gamba in una sparatoria a Nicotera Marina. Luigi Mancuso ha avuto il carisma di chiudere la questione che si era creata all’interno del carcere con il figlio di Roberto Piccolo (Domenico) quando fu trovato dai detenuti nell’ora d’aria con le lamette. In quell’occasione si pensò che stesse per attentare alla vita di uno dei parenti dei Bellocco con cui aveva avuto una discussione in carcere”. Luigi Mancuso, insomma, non aveva bisogno di utilizzare la forza per imporsi, bastava una parola, a volta un semplice sguardo: “otteneva le cose con dolcezza e senza minacciare”.

L’irreperibilità e i covi del super boss

Luigi Mancuso si relazionava con i suoi sodali da capo assoluto e incontrastato. Per meglio muoversi sul territorio, una volta uscito dal carcere dopo una lunga detenzione, ha deciso di rendersi irreperibile. Secondo il nipote-pentito una scelta dettata dal sentore di poter essere arrestato: “Aveva saputo che ci poteva essere un’operazione della polizia, peraltro casa sua era divenuta un via vai di soggetti”. Proprio all’indomani della “scomparsa” del super boss negli uffici della Dda di Catanzaro partiva la maxi indagine poi denominata “Rinascita”. Gli uomini dei Mancuso avevano già scoperto una telecamera che puntava sulla casa del “supremo” che così decise di rendersi irreperibile. “Avrebbe avuto più spazio di movimento per poter gestire i suoi affari” rivela il collaboratore di giustizia nel verbale del 2 luglio 2018. A sostituirlo sarebbero stati i suoi principali uomini di fiducia. Emanuele Mancuso li indica in Pasquale Gallone e “Tanuccio il figlio di Silvana”. “Che sappia io – aggiunge – Luigi Mancuso durante la sua irreperibilità ha vissuto in tante abitazioni diverse, di soggetti ritenuti insospettabili dalle forze dell’ordine, tra i quali il dentista Redi che sta dietro la caserma, che ha una villetta attaccata a Ioppolo ma nel comune di Nicotera. Oltre al dentista Redi, c’era la casa di Sonny Cannizzaro, con la madre e il padre che lavora alle poste; facevano i summit anche in una casa dietro alla chiesta della Madonna della Scala, sula destra”.

L’arresto di Pantaleone Mancuso e i sospetti sullo zio Luigi

Emanuele Mancuso è il nipote di Luigi ma anche il figlio di Pantaleone Mancuso, meglio conosciuto come “l’Ingegnere”, altro elemento di spicco della famiglia. Nel verbale del 29 giugno 2018 svela un retroscena legato alla cattura proprio di suo padre dopo un periodo di irreperibilità. “Doveva recarsi a un incontro con mio zio Luigi ed altri, so che in quella occasione, quando lo hanno portato a casa per prendere i vestiti prima di tradurlo in carcere lui ha esclamato: ‘vorrei sapere chi è stato questo traditore’. Io sospettai di tutti, perfino di mio zio, perché rimasi stupito del fatto che in quel momento, nella stessa zona in cui mio padre veniva tratto in arrestato c’erano sia lui sia mio zio Luigi ed altri. Anche mio zio Luigi era irreperibile in quel momento per lui non venne arrestato”.

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