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Rinascita Scott, Gratteri svela in aula il piano dei clan per arrivare alla scarcerazione

di Mimmo Famularo- Tutto secondo copione o quasi. Falsa partenza del maxi processo “Rinascita Scott”, il più grande mai celebrato contro la ‘ndrangheta. Il presidente del collegio giudicante Tiziana Macrì si è infatti astenuta dalla prosecuzione del procedimento prendendo atto della ricusazione decisa nei giorni scorsi dalla Corte d’appello di Catanzaro in accoglimento di una richiesta della Direzione distrettuale antimafia guidata da Nicola Gratteri. La prima udienza del rito ordinario con alla sbarra oltre 300 imputati è quindi stata rinviata subito dopo l’interminabile appello durato quasi due ore. Al giudice, già ricusato nel processo con rito immediato (l’altro troncone del processo che vede imputati gli avvocati Giancarlo Pittelli e Giulio Calabretta, l’imprenditore vibonese Mario Lo Riggio e l’ex sindaco di Nicotera Salvatore Rizzo), non è rimasto che prendere atto, ufficializzare la sua astensione e chiudere il sipario dell’udienza, partita, tra l’altro, con un’ora e mezza di ritardo per via delle minuziose e dettagliate misure di sicurezza adottate all’interno e all’esterno della nuovissima aula bunker di Lamezia Terme.

L’astensione dei giudici a latere

“Io mi fermo qui” ha detto in aula Tiziana Macrì sottolineando che anche i giudici a latere Brigida Cavasino e Gilda Romano hanno presentato già prima dell’inizio dell’udienza una dichiarazione di astensione dal processo. Un provvedimento che si trova sulla scrivania del presidente del Tribunale di Vibo Valentia al quale spetta l’ultima parola ed eventualmente individuare i nuovi giudici per la trattazione del processo. “Io sono qui – ha spiegato – per dovere d’ufficio. Mi sarei evitata questa udienza, ma mi hanno detto che dovevo venire. La ricusazione dell’Ufficio di Procura è stata riconosciuta dalla Corte d’appello” . Un invito formale all’astensione dell’intero collegio giudicante era stato formulato dall’avvocato Diego Brancia secondo il quale gli stessi giudici hanno pronunciato nella stessa composizione collegiale una sentenza nel processo stralcio di Rinascita Scott unificato a Nemea contro il clan Soriano di Filandari. Per il legale è stata quindi riconosciuta l’associazione mafiosa e anticipato una sorta di giudizio sull’esistenza dell’articolazione della Locale di Filandari e Mesiano all’interno della struttura unificata della ‘ndrangheta definita “Provincia di Vibo Valentia”.

Scintille in aula

In prima fila c’era il procuratore Nicola Gratteri, presente personalmente al fianco dei suoi due giovani sostituti procuratori che rappresentano l’accusa i pm Antonio De Bernardo e Annamaria Frustaci. Non solo una presenza formale ma anche di sostanza visto che il capo della Procura antimafia di Catanzaro ha  preso la parola per ribadire che la prima istanza di ricusazione del giudice Macrì era stata depositata già lo scorso 11 dicembre: “Prendiamo atto – ha detto – che abbiamo perso un mese. La valutazione di astensione poteva essere fatta prima e non stamattina”. Su questo punto però Tiziana Macrì ha ribattuto sostenendo di non ritenersi incompatibile ma di prendere atto da quanto deciso dalla Corte d’appello di Catanzaro e di aver atteso questo provvedimento  (arrivato lo scorso 8 gennaio) prima di sciogliere le sue riserve sull’astensione. Riprendendo la parola Gratteri ha svelato quella che potrebbe essere un’inquietante strategia dei clan per arrivare alla scadenza dei termini di custodia cautelare. La Dda depositerà un verbale del pentito vibonese Gaetano Cannatà che parlerebbe di un’apposita riunione che testimonierebbe l’intenzione di molti esponenti dei clan di optare per l’ordinario alla scopo di arrivare alla scarcerazione. L’ufficio di Procura ha poi presentato un’istanza di riunificazione del troncone ordinario con quello immediato. Nel corso dell’udienza si è registrato pure un pepato botta e risposta tra lo stesso Gratteri e l’avvocato Salvatore Staiano, difensore tra gli altri dell’ex parlamentare Giancarlo Pittelli.

Le parti civili, i difetti di notifica e il rinvio

Hanno dichiarato di costituirsi parte civile e hanno ribadito la loro presenza in aula i Comuni di Cessaniti, Filandari, Filogaso, Limbadi, Maierato, Mileto, Pizzo, Ricadi, San Costantino Calabro, San Calogero, San Gregorio d’Ippona, Sant’Onofrio, Stefanaconi, Tropea, Vibo Valentia (rappresentata dall’avvocato Maristella Paolì affiancata dal sindaco Maria Limardo), Zungri, Nicotera, la Provincia di Vibo, Regione Calabria, Eurospin Sicilia, l’associazione anti-racket, l’associazione Libera e Federazione nazionale interesse uomo, la presidenza del Consiglio dei Ministri, i ministeri delle Finanze, dell’Interno e della Giustizia. Oltre duecento invece le parti offese elencate dal presidente del collegio giudicante Tiziana Macrì.  Inevitabili alcuni difetti di notifica (pochi in rapporto al numero delle parti in causa) mentre diverse imputati non hanno potuto assistere di persona o in video collegamento per motivi di natura sanitari. Udienza aggiornata al 19 gennaio, alle ore 9.30, sempre nell’aula bunker di Lamezia Terme con un nuovo collegio. Stessa decisione per il giudizio immediato che ha chiuso la lunga giornata di “Rinascita Scott”. Nel pomeriggio infatti a presiedere il collegio giudicante del processo che vede imputati, tra gli altri, l’avvocato Giancarlo Pittelli, c’era il giudice Brigida Cavasino con a latere Gilda Romano e Claudia Caputo. La Dda ha chiesto l’unificazione al troncone ordinario. La difesa si oppone. Se ne riparlerà il 19 gennaio, verosimilmente davanti ad altri giudici.

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