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Rinascita Scott, i verbali del pentito Oliverio tirano in ballo due magistrati antimafia

di Gabriella Passariello – Avvocati ben agganciati con le Procure tanto da venire a conoscenza di imminenti operazioni antimafia e poter così avvertire i propri assistiti e anche i loro parenti. Un presunto sistema corruttivo svelato dal collaboratore di giustizia Francesco Oliverio, 52 anni, di Belvedere Spinello, chiamato a deporre nuovamente nel processo Rinascita Scott, dopo che il Tribunale collegiale, presieduto da Brigida Cavasino, ha accolto la richiesta degli avvocati Salvatore Staiano e Guido Contestabile di riascoltarlo su vicende in parte già riferite in aula dallo stesso pentito che ha chiamato in causa due importanti magistrati. Una nuova audizione in cui i difensori tenteranno di smontare la credibilità del collaboratore di giustizia. Tre sono i verbali su cui si adombrano i dubbi: quello del 18 febbraio 2014, del 15 febbraio e del 23 marzo 2012. Ma andiamo per ordine.

La soffiata del magistrato all’avvocato

Il pentito, responsabile dal 2005 al 2012 della locale di Belvedere Spinello, un’articolazione delle ‘ndrine di Rocca di Neto, Caccurri, Cerenzia e altri paesi limitrofi, nel verbale di interrogatorio del 2014 riferisce un episodio risalente alla primavera di quattro anni prima, quando suo cugino Giuseppe Iona gli comunicò di essere stato citato dalla Dda di Catanzaro per un interrogatorio e che il suo avvocato gli avrebbe riferito di aver appreso dal magistrato all’epoca dei fatti in servizio alla distrettuale del capoluogo di regione, oggi alla Dna, di non recarsi a Milano perché in quella località ci sarebbe stata una grossa indagine antimafia, nella quale sarebbe stato coinvolto lo stesso Oliverio, rischiando di essere arrestato da lì a poco. “Io quindi lasciai Milano e mi diedi irreperibile recandomi in Calabria”. Il maxi blitz a cui fa riferimento il pentito è l’operazione Crimine datata 13 luglio 2010 “e io in quella occasione non ebbi notificato alcun provvedimento restrittivo. Poi fui arrestato nel maggio 2011 in Calabria e iniziai la collaborazione nel febbraio 2012”.  Il collaboratore di giustizia nel verbale di interrogatorio del 15 febbraio 2012 nel rispondere alle domande dell’allora sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Salvatore Curcio, oggi a capo della Procura di Lamezia, fa un diverso nome e cognome del magistrato che avrebbe avvertito del blitz l’avvocato di Iona, un pm, questa volta di sesso femminile, che a suo dire prima avrebbe prestato servizio alla Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro e poi a quella di Milano, dove attualmente lavora: “Mi avevano detto che dovevano fare questa grande operazione tra Milano e Reggio (…). Pino Iona mi ha raccontato questo episodio, che l’avvocatessa era stata a Milano, si era incontrata con il magistrato e gli ha chiesto ma Pino Iona cosa viene a fare a Milano? Avvisalo che tra qualche mese ci dovrebbe essere una grossa operazione  antimafia, che sono compresi tanti… e forse il cugino dove lui si reca spesso, sicuramente il cugino è dentro… il cugino Francesco Oliverio se il giudice firma il mandato di cattura ci sarà”. Curcio chiede al collaboratore se avesse saputo anche da altre fonti dell’imminente operazione e quest’ultimo risponde: “Io ho pure tentato di parlarci con questo magistrato, a mio modo perché io sono ignorante di legge, ero nella criminalità e quindi mi sentivo combattuto dalla legge e c’erano tre, quattro carabinieri, che poi sono stati imputati nell’operazione Crimine che mi davano anche copertura”. Il 23 marzo 2012 interrogato non solo da Curcio ma anche dalla collega di Brescia Claudia Moregola, il pentito fa lo stesso nome e cognome del magistrato menzionato nel verbale del 12 febbraio, ma non è più sicuro che il pubblico ministero menzionato prima prestasse servizio a Catanzaro e poi a Milano. “Stando sempre a quello che mi ha detto Pino Iona, l’avvocatessa stava tornando da Milano, non so il motivo perché era andata a Milano e che si era fermata a Bologna. Essendo che lui era nelle vicinanze di Verona, Pino Iona si è incontrato con l’avvocatessa a Bologna. Non penso che Pino Iona si inventava di sana pianta una cosa del genere (che l’avvocato era stato informato dal magistrato sul blitz n.d.r.), anche non volendo dirmi la verità non penso che si inventava di sana pianta l’avvocatessa e la dottoressa. Ha detto che l’avvocatessa l’aveva saputo dalla dottoressa in quanto erano amiche. Non sono sicuro che la dottoressa era prima alla Dda di Catanzaro e poi a Milano. E’ scappato sto Catanzaro dalla bocca di Pino”.

I rapporti con il boss di Belvedere Spinello

Il collaboratore di giustizia nel verbale di interrogatorio del 18 febbraio 2014 reso alla Dda di Salerno, le cui dichiarazioni sono state già in parte riportate in un’udienza di Rinascita Scott, parla del boss di Belvedere Spinello Agostino Marrazzo: “faceva parte dello stesso gruppo di Giuseppe Iona. Un gruppo unito dal 2005 al 2012” , riferisce dei buoni rapporti tra di loro “mi veniva a trovare a Torino nei colloqui in carcere”, del fratello Sabatino Marrazzo che era ‘ndranghetista con la carica di Santa, prima carica della società maggiore, anche lui appartenente alla locale di Belvedere e dal 2005 alle dipendenze di Oliverio. “Sabatino, che era anche massone, curava i contatti con esponenti delle istituzioni, mentre Ettore Ierardi era vicino a Guerino Iona fino a quando questo ultimo non venne arrestato. Giuseppe Pizzuto fu messo come reggente di Belvedere e a seguito di contrasti sorti tra di loro Ierardi fu ucciso e furono arrestati tutti nel 2003 circa”. Oliverio esterna i suoi timori per le sorti di Agostino Marrazzo e Massimiliano Iona, parlandone con il fratello di Agostino, Sabatino, che lo tranquillizzò quando furono arrestati con le accuse di omicidio e associazione, “perché diceva che la condanna sarebbe arrivata solo per associazione”.

Il pezzo grosso della Procura di Catanzaro e il ruolo di Pittelli

E qui entra in scena il ruolo dell’avvocato Giancarlo Pittelli, all’epoca dei fatti difensore di Iona. I cugini del pentito gli riferirono che per l’omicidio ci sarebbe stata l’assoluzione perché nello studio dell’avvocato Pittelli c’era il figliastro di un pezzo grosso della Procura di Catanzaro: “me ne parlò soprattutto Sabatino, nel periodo dal 2005 al 2007 e nel 2010 me lo disse anche Agostino. Non conosco i particolari di come il tutto sarebbe avvenuto. So che pagarono molti soldi all’avvocato Pittelli e io intesi dalle loro parole che avrebbe corrotto un magistrato. In sostanza l’avvocato Pittelli era agganciato bene alla Procura per il fatto che lavorava nel suo studio il figliastro di un magistrato”. Oliverio ricorda che suo cugino Sabatino lo chiamò anche al telefono facendogli capire che gli servivano soldi per pagare l’avvocato e giustificò questa dazione di denaro con una fattura “che io avrei dovuto pagare per giustificare anche la consegna che vi era stata per un escavatore”. Furono Sabatino, Agostino Marrazzo e Geremia Iona a riferirgli queste circostanze, a dire del pentito, precisando di aver pagato tanti soldi all’avvocato Pittelli. Oliverio non ha approfondito come avvocato e magistrato potessero poi intercedere nel processo “perché davo per scontato che anche un magistrato della Procura poteva benissimo avere conoscenze con i giudici”. Il pentito ha chiarito che “Massimino fu poi assolto dall’omicidio e rimasero le posizioni di Agostino e Peppe Pizzuto. Agostino Marrazzo fu poi assolto dal reato di omicidio e scontò solo quello di associazione mafiosa. Questa circostanza me la riferì lo stesso Agostino Marrazzo tempo dopo nella primavera del 2011. Mi riferì che all’epoca era sereno  e fiducioso in un’assoluzione perché glielo aveva garantito il fratello di Sabatino, che si stava impegnando con l’avvocato Pittelli e un altro avvocato. Sabatino Marrazzo era iscritto ad una loggia massonica di Vibo. Sabatino quindi curava rapporti con persone delle istituzioni e mi disse che c’erano nella loggia personaggi di tutti i settori della società calabrese. Ne facevano parte i magistrati, personaggi delle Forze dell’ordine e dottori”.

 

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