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Rinascita Scott, i verbali inediti di Mantella e i favori degli avvocati amici del clan

mantella

di Gabriella Passariello- Informazioni riservate sulle indagini in corso, operazioni di polizia svelate in anticipo, appalti, concessioni edilizie al Comune di Vibo pilotati grazie ad “un amico” del clan Lo Bianco, che in cambio riceveva voti per essere eletto come consigliere a Palazzo Luigi Razza. L’ex boss scissionista Andrea Mantella rivela particolari inediti nei verbali parzialmente desecretati, depositati nel corso del processo contro le cosche del Vibonese “Rinascita Scott”, dove per domani è attesa la sua seconda audizione.

L’avvocato con la passione della politica

Parla di un avvocato vibonese con la passione per la politica aiutato dai Lo Bianco durante una campagna elettorale: “Paolino Lo Bianco ed Enzo Barba, detto il Musichiere, avevano dei rapporti molto stretti con questo avvocato ed io personalmente ho partecipato a varie riunioni in cui il legale prometteva loro dei favori qualora fosse stato eletto”. Le riunioni tra l’avvocato, l’attuale collaboratore di giustizia e i componenti del gruppo Lo Bianco -Barba avvenivano in un autosalone o nello studio dello stesso legale e Mantella ammette di essersi adoperato in prima persona nella raccolta di voti per farlo eleggere.  Il pentito riferisce di essere a conoscenza che Franco Barba, Paolino Lo Bianco e lo stesso avvocato hanno costituito una società per la vendita di auto, che venivano prese a Castrovillari, da due aziende “delle quali io conosco i proprietari perché ho partecipato a degli incontri lavorativi con Paolino lo Bianco. Questi due grossi autoconcessionari li fece conoscere a Paolino Lo Bianco Antonio Di Dieco che poi è divenuto collaboratore di giustizia, infatti quando andavamo a Castrovillari ci fermavamo a lasciagli un pensierino, tramite un suo affiliato, perché Di Dieco era al 41bis”. I soldi nella società, riferisce il pentito, venivano principalmente messi da Franco Barba, ma anche dagli altri soci, compreso l’avvocato vibonese, mentre gli utili venivano distribuiti tra tutti i soci. Paolino Lo Bianco e l’avvocato, stante alle dichiarazioni del pentito, erano amanti della bella vita e in occasione di incontri hard facevano entrambi uso di cocaina, ma il legale, che Mantella definisce come una persona “tirchia” non pagava mai la droga “che noi provvedevamo a fornirgli in occasione di queste serate. Tante volte io stesso ho incaricato delle persone a me vicine per portargli la cocaina, che noi chiamavamo regalino: in genere si trattava di due, tre grammi per ciascuna persona che andava a divertirsi”. L’avvocato in questione, oltre che dei Lo Bianco e Barba è stato anche difensore di Mantella e in più circostanze, riferisce il pentito, si sono impegnati a trovare voti per farlo eleggere in Consiglio comunale. “Ci vedevamo quasi ogni sera nel periodo in cui si era candidato e anche dopo essere stato eletto, anche se in modo limitato, ma i rapporti li manteneva sempre”.

Gli appalti pilotati e le soffiate degli avvocati

Il collaboratore di giustizia riferisce che a Vibo i lavori erano tutti pilotati dal suo gruppo, i Barba-Lo Bianco, da Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, qualche cosa andava anche ai Fiarè di San Gregorio e al genero di questi Gregorio Gioffrè. L’avvocato forniva anche informazioni, aveva amicizie nelle Forze dell’ordine e spesso anticipava al gruppo di Mantella perquisizioni o arresti nei confronti del clan: “cosa che puntualmente si verificava”. Mantella fa il nome anche di un altro avvocato sempre vibonese “che dava maggiori notizie” rispetto al precedente: “fu lui a dirmi, prima dell’esecuzione, che ci sarebbe stato il sequestro dei miei beni, dicendomi anche l’ammontare esatto di quattro milioni e mezzo di euro, tanto che io rimasi sbalordito. Aveva ottime amicizie con i Carabinieri, perché suo zio era comandante dei carabinieri di Soriano. In una circostanza in cui ero stato arrestato, nel 2006, dopo pochi giorni, quando avevo finto la depressione, simulando una falsa impiccagione, nella sala colloqui avvocati, di pomeriggio, un tenente con un maresciallo, mi chiese di aiutarli a rintracciare Domenico Bonavota all’epoca latitante e nella circostanza dopo che io mi rifiutai di fornire informazioni, incontrai nel corridoio il legale che mi disse che era pronto un mandato pesante nei miei confronti”. Mentre il primo avvocato riferiva solo qualche informazione a Paolino Lo Bianco di ciò che sapeva, il secondo ne dava molte di più: “tutti noi sapevamo che lui aveva buoni rapporti con le istituzioni e che attraverso le informazioni che lui veicolava, i detenuti ottenevano a distanza di tempo dei benefici e per questo veniva nominato spesso. So che lui era in rapporti di amicizia  con Giovanni Mancuso e Luni Mancuso detto Vetrinetta”.

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