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Rinascita Scott, il coraggio di Elisabetta fa tremare il boss: “Paga i giudici, quelli grossi di Roma”

di Mimmo Famularo – “Peppe paga i giudici, quelli grossi di Roma e gli altri, e voi carabinieri potete fare quello che volete tanto con i soldi lui compra i magistrati”. A parlare è Elisabetta Melana, ex compagna di Ambrogio Accorinti e il “Peppe” citato nella dichiarazione è il cognato Giuseppe, detto “Peppone”, il presunto boss di Zungri. Le rivelazioni inedite della testimone di giustizia che si è ribellata ad anni di soprusi, umiliazioni, maltrattamenti e minacce sono state acquisite ieri nel maxiprocesso “Rinascita Scott” che si sta celebrando nell’aula bunker di Lamezia Terme. La donna affronta il suo calvario e dal contenuto delle dichiarazioni, rilasciate ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e ai carabinieri ai quali ha deciso di denunciare tutto, emerge uno spaccato inquietante.

Il coraggio di denunciare

La svolta nel giugno del 2018 quando dopo un altro episodio di violenza, Melana trova il coraggio di cambiare vita. “Il mio convivente – racconta – in mattinata mi aveva chiamato dicendomi, come pretesto, di andare in campagna, perché c’era mia figlia Maria Rosa da sola, in questo modo mi avrebbe picchiato nel capannone come ha fatto tantissime altre volte. Qualche giorno fa, per non venire in caserma, per paura di quello che poteva succedere, sono andata in chiesa e ho raccontato tutto quello che oggi riferirò relativamente ai maltrattamenti subiti, al prete don Giuseppe, chiedendogli di parlare per conto mio con i carabinieri di Zungri. Il prete in quell’occasione si è appuntato i nomi e io sono rimasta con la speranza che vi riferisse qualche cosa in modo da prendere provvedimenti nei confronti del mio convivente”. La donna racconta di un altro colloquio con un altro sacerdote, tale don Gregorio. “Mi sono recata a Vibo e ho parlato con don Gregorio al quale ho raccontato tutto e lui mi ha detto di prendermi la responsabilità e di denunciare tutto l’accaduto, e così ho fatto oggi, perché sono arrivata all’esasperazione assoluta. In tutte le occasioni di maltrattamenti precedenti non ho mai denunciato per terrore e paura, ma oggi sono esausta e non ce la faccio più, mi vuole ammazzare, mi vuole uccidere e io denuncio tutto”. Il primo episodio di violenza la testimone di giustizia che si è ribellata agli Accorinti lo fa risalire al 1993. Il primo di una lunga serie in ventisette anni di inferno. “Ho paura – sottolinea – anche perché lui ha le armi nascoste in alcuni capannoni in terreni abbandonati. Tutto quello che oggi sto facendo è per i miei figli e perché sono disperata”.

Le cene per gli “amici di Peppe”

Elisabetta Melana ha lasciato alle spalle una vita infernale, ma ancora oggi teme per la sua vita, ha paura, parla degli Accorinti con terrore. “Conoscendo la personalità sia di Ambrogio che del fratello Peppe, i due a seguito della mia decisione di denunciare tutto a voi carabinieri, potrebbero farmi seriamene del male, addirittura potrebbero ammazzarmi, essendo delle persone cattive e senza scrupoli. Peppe mi ha sempre detto che a lui, un omicidio in più non cambia nulla”. Mai libera di ridere, di parlare, di vivere come le persone normali, Elisabetta ha raccontato agli inquirenti degli incontri tra i fratelli Accorinti e persone legate alla criminalità. “In particolare, più volte mi veniva chiesto da Ambrogio e Peppe di cucinare perché c’erano delle cene con soggetti a me sconosciuti, tra questi ricordo che ho riconosciuto un uomo detto ‘Lele’ Raffaele Fiamingo, che poi è stato ammazzato. Un’altra volta ricordo che hanno ospitato un latitante di nome ‘Mimmo’. In quel periodo ho assistito a molti incontri, tra gli ‘amici di Peppe’ e io cucinavo, poi però ero costretta a salire in camera da letto, senza televisione e a stare chiusa in stanza”.

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