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Rinascita Scott, il pentito Cannatà svela il sistema delle assunzioni nei supermercati di Vibo

di Gabriella Passariello- Quarantanove pagine di verbale, quasi interamente omissate sono state depositate dal pm della distrettuale di Catanzaro Antonio De Bernardo durante l’udienza Rinascita Scott in corso nell’aula bunker della Fondazione Terina a Lamezia.  Un verbale contenente le dichiarazioni del pentito Antonio Gaetano Cannatà, che svela i nomi dei “padroni” nelle assunzioni all’interno dei supermercati presenti nel territorio di Vibo Valentia. Il collaboratore di giustizia ha riferito di aver saputo da Damiano Pardea, che nel periodo che va dal 2010 al 2014, era l’ex boss Andrea Mantella a gestire le assunzioni all’Eurospin, una rivelazione emersa nel corso di un colloquio tra lo stesso Pardea e Cannatà, intenzionato a far assumere sua moglie in quel supermercato: “Damiano Pardea mi disse che era inutile presentare il curriculum di mia moglie all’Eurospin, esplicitando che queste assunzioni erano appannaggio di Mantella e che quindi bisognava passare da lui. A quel punto rinunciai a qualsiasi iniziativa in tal senso, dal momento che non avevo con Mantella rapporti tali da poter avanzare una simile proposta”.

Le mani dei clan sui rifiuti

Il reclutamento di personale nella Conad di Vibo, secondo il collaboratore di giustizia, sarebbe stato appannaggio invece di Vincenzo Barba detto il “Musichiere”, mentre della gestione delle ditte specializzate nella raccolta di rifiuti negli anni 2000  se ne occupava la società Proserpina, una società mista, dove gli ingaggi sarebbero stati gestiti dalla famiglia Lo Bianco-Barba, “per come ho appreso direttamente da Giuseppe Barba, fratello di Vincenzo, il Musichiere. Premetto che anche io sono stato assunto nella Proserpina per circa sei mesi  e ricordo  già in epoca antecedente che Pino Barba era stato assunto all’interno della società, prima come guardiano poi come manutentore di mezzi, proprio in virtù dell’influenza della sua famiglia nelle assunzioni in questo settore. Alla scadenza del mio contratto avendo bisogno di lavorare ed essendo notoria che fossero i Lo Bianco-Barba a decidere le assunzioni, mi rivolsi direttamente ed esplecitamente a Giuseppe Barba, il quale mi confermò espressamente che sia la sua famiglia che i Lo Bianco si occupavano delle assunzioni, aggiungendo tuttavia che in quel momento non poteva favorirmi perchè l’azienda era in grosse difficoltà finanziarie”. In effetti da lì a poco la Proserpina andò in dissesto. Il collaboratore di giustizia non sa se questo sistema del reclutamento di personale si era protratto anche in un periodo successivo con  aziende che hanno preso il posto della Proserpina, “perché io poi ho cercato strade lavorative e mi sono trasferito a Milano”.

Le estorsioni del gruppo di Mommo Macrì e i tentati omicidi

Poi il collaboratore di giustizia parla del suo periodo di detenzione a Tolmezzo dopo l’esecuzione di Rinascita Scott e del suo compagno di cella Daniele Lagrotteria, descrivendolo come una persona di poche parole. Questo ultimo gli aveva confidato che se non era formalmente affiliato alla cosca Pardea-Ranisi, era comunque molto vicino ad uno dei vertici, Mommo Macrì.  E in merito alle estorsioni, contestate in Rinascita Scott, Lagrotteria gli aveva confermato che erano state compiute da lui. In particolare, ammise di aver prelevato qualche capo di abbigliamento in un negozio di Vibo, lasciandogli solo venti euro, quindi una cifra irrisoria rispetto al valore della merce acquistata, specificando che questo tipo di sconto era dovuto a persone facenti capo al gruppo di Mommo Macrì. Sempre in carcere, Lagrotteria confermò al pentito di aver partecipato al tentato omicidio di Carmine Pugliese e in particolare che era stato chiamato da Macrì e che aveva guidato la motocicletta a bordo della quale Macrì aveva esploso dei colpi di arma da fuoco all’indirizzo di Pugliese. Lagrotteria negò invece di aver partecipato al tentato omicidio di Antonio Franzè.

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