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Rinascita Scott, il pentito Mantella svela il “sistema” dei processi aggiustati a Catanzaro

di Mimmo Famularo – Boss che si muovono per aggiustare i processi dei loro affiliati, fiumi di denaro che riempiono le valigette degli avvocati e finiscono sui conti correnti dei giudici da corrompere. E’ il “Sistema Catanzaro” raccontato da Andrea Mantella in videocollegamento con l’aula bunker di Lamezia Terme durante il maxi processo “Rinascita Scott”. “Vedrà che tra qualche mese quello sto dicendo oggi verrà fuori” anticipa il collaboratore di giustizia al pm antimafia Antonio De Bernardo, tra una domanda e una risposta del lunghissimo esame. “Il sistema di corruttela a Catanzaro c’era ed è ancora in atto” svela il collaboratore di giustizia. Al centro del sistema ci sarebbe stato l’avvocato Giancarlo Pittelli. E’ a lui che – secondo quanto riferito da Mantella in udienza – i vertici della ‘ndrangheta vibonese si sarebbero rivolti per “addolcire” alcuni processi. Due quelli citati da Mantella e relativi al procedimento penale scaturito dall’operazione “Nuova Alba”. A beneficiarne l’imprenditore Francesco Patania, detto “Cicciobello”, ex vice presidente della Vibonese, e Giuseppe Barba, detto “Pino Presa”. “Ho saputo da Carmelo Lo Bianco e da Francesco Patania che per scamparla sia ‘Cicciobello’ che ‘Pino Presa’ hanno dato centomila euro all’avvocato Pittelli”. Lo stesso Patania, che Mantella chiamava “Zio ciccio”, gli disse che Giancarlo Pittelli gli era costato un sacco di soldi ma era necessario perché se l’avessero condannato non avrebbe potuto più lavorare. “Pino Barba – sostiene Mantella – ha aggiustato la sua situazione processuale in secondo grado. Credo che il giudice fosse Petrini e, sempre tramite Pittelli, è stato pagato ed è uscito indenne”. Il “Sistema Catanzaro” raccontato da Mantella prevedeva il pagamento di migliaia di euro (“almeno cinquanta mila euro”) che gli avvocati prendevano per corrompere i giudici e aggiustare i processi. “Pittelli – aggiunge Mantella – non era il solo avvocato che faceva questo. Il collaboratore di giustizia riferisce ciò che gli disse a tal proposito Saverio Razionale che parlò di un altro avvocato di Catanzaro che “non sapeva parlare ma aveva entrature in Cassazione”.

La “loggia clandestina paramafiosa” di Città di Castello

Mantella si è quindi soffermato sul rapporto tra Giancarlo Pittelli e Luigi Mancuso: “Erano legati da un’amicizia storica”. L’ex parlamentare di Forza Italia era molto apprezzato a Vibo e provincia. “Quando arrivava Pittelli con la sua Mercedes si mobilitava Vibo Valentia. Era definito non un avvocato ma un amico. “Quando son cresciuto – sottolinea Mantella – ho capito che era un paramafioso totalmente a disposizione della ‘ndrangheta e, in particolare, di Luigi Mancuso”. Il pentito ha confermato ciò che aveva già detto nella precedente udienza: “Pittelli era un massone deviato”. Un particolare che gli è stato confermato durante la sua detenzione nel carcere di Cosenza da tale Micuccio Macrì, originario di Nicotera. Quest’ultimo avrebbe svelato a Mantella l’esistenza di una loggia segreta con sede a Città di Castello in Umbria. “Mi disse di entrare nella massoneria perché mi avrebbe inserito come apprendista in questa loggia segreta dove c’era, tra gli altri, pure Pittelli”. Nella loggia massonica clandestina para mafiosa sarebbero stati iscritti anche diversi componenti dei Mancuso. Il pentito cita i nomi di Luigi, Antonio, Giovanni e del defunto Pantaleone, alias “Vetrinetta”.

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