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Rinascita Scott, il pentito svela la figura degli “invisibili” e i rapporti con la massoneria deviata

di Mimmo Famularo – C’è una carica superiore al Crimine: è quella dell’invisibile. Lo ha rivelato il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura nel corso della sua deposizione nel maxi processo “Rinascita Scott” nell’aula bunker del polo industriale di Lamezia Terme dove questa mattina sono iniziate le udienze dedicate alle escussione dei pentiti. Dopo l’ex boss Pino Vrenna è toccato al più giovane Luigi Bonaventura, ex braccio armato ed esponente di spicco della famiglia di ‘ndrangheta dei Vrenna-Bonaventura. Classe 1971, nipote del capo-bastone Luigi Vrenna ma anche dell’ex reggente Gianni Bonaventura (“per me era come un padre e a livello di ‘ndrangheta mi ha insegnato tutto”), nel 2005 si è dissociato e due anni dopo ha saltato il fosso per diventare un pentito.

Cerniera tra ‘ndrangheta e massoneria deviata

Collegato da un sito riservato ha svelato l’esistenza di una figura in grado di collegare il mondo ‘ndranghetistico con quello dei poteri deviati. Una figura di mezzo rappresentata simbolicamente con l’asso di denaro: “E’ il tesoro che deve essere sempre coperto e viene coperto con l’asso di coppe”. Il pentito crotonese ha utilizzato la simbologia del mazzetto di carte per far comprendere al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Brigida Cavasino, la figura dell’invisibile. “Abbiamo denari, spade, mazze e il palo che viene scartato è coppe. Ogni carta di denaro ha una simbologia: si parte dal re di denari, spade e bastoni. Poi si passa ai cavalieri, alle donne e si continua fino ad arrivare all’asso di denari”. Per Bonaventura gli “invisibili” sono coloro che hanno a che fare con gli ambienti massonici deviati che devono rimanere nascosti. “Sono i collettori tra il mondo ‘ndranghetistico e altri poteri. Per questo devono stare invisibili. Non sono persone affiliate regolarmente come i classici ‘ndranghetisti però fanno parte dei due mondi”. Bonaventura indica tra gli “invisibili” della sua famiglia i fratelli Raffaele e Tonino Vrenna che rappresenterebbero – a suo dire – il volto imprenditoriale della cosca. Entrambi però, sono fin qui usciti indenni dalle inchieste giudiziarie che in passato li hanno coinvolti e non sono tra gli imputati in “Rinascita Scott”. “Raffaele – ha ricordato lo stesso pentito – è stato inquisito più volte. In particolare è stato imputato nel processo ‘Puma’, è stato condannato in primo grado, ma in appello è stato assolto dall’accusa di concorso esterno e ottenuto la prescrizione per gli altri reati. Tonino Vrenna? Non ricordo che abbia avuto questioni processuali se non di piccola entità”.

Lezioni di ‘ndrangheta

Bonaventura ha poi fatto la distinzione tra i non appartenenti alla ‘ndrangheta. “Si dividono in infami che sono gli appartenenti alla forze dell’ordine e i collaboratori; poi ci sono i contrasti, ovvero la gente estranea e quindi i contrasti onorari cioè i non affiliati ma simpatizzanti con la ‘ndrangheta prossimi a poter essere affiliati”. Il pentito crotonese ha anche definito la figura del Crimine ovvero il capo supremo dal quale partono tutte le autorizzazioni per formare un Locale di ‘ndrangheta. Ha però precisato che non esiste un capo assoluto per “orgoglio” delle stesse famiglie e per “salvaguardare” l’intera organizzazione che così non può essere decapitata. “Il Crimine è un vecchio saggio che conosce la costituzione della ‘ndrangheta. Fa sì che le regole vengano rispettate. Non è un capo assoluto ma una sorte di presidente della Repubblica, il custode delle regole”.

© Riproduzione riservata.

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