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Rinascita Scott, il Riesame: “Pittelli ai domiciliari, ma il rischio che inquini le prove resta”

di Gabriella Passariello- Nonostante la misura più gradata degli arresti domiciliari a Stalettì di Copanello con l’uso del braccialetto elettronico, restano in piedi le esigenze cautelari nei confronti del noto penalista Giancarlo Pittelli, imputato nell’inchiesta “Rinascita  Scott” contro le cosche del Vibonese. Per il Tribunale della libertà, presieduto da Michele Cappai, a latere Valentina Isabella Valenzi e Giuseppe De Salvatore, rimangono i pericoli di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. La spiccata inclinazione di Pittelli di avvalersi di connivenze e contributi di personaggi operanti all’interno delle Forze dell’ordine, servizi di intelligence e personale di cancelleria per ottenere informazioni riservate, per i giudici del Riesame,  “bastano”  a fondare un giudizio di sussistenza tanto del pericolo di inquinamento probatorio che del pericolo di reiterazione del reato di concorso esterno. Tessuti relazionali che non risultano specificamente scaturenti dall’esercizio della professione di avvocato, traendo piuttosto origine dal modus agendi dell’imputato, che grazie ai “metodi suadenti e all’autorevolezza derivante dalla pregressa qualifica di senatore” è stato capace di crearsi negli anni una solida rete eccellente, che gli hanno consentito sia di acquisire le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella in favore della consorteria, che di conoscere in anticipo, circa un anno prima dall’esecuzione dell’ordinanza, i termini delle accuse che lo avrebbero riguardato. Quindi per il Tdl  è una persona pericolosa, al punto da ritenere esistenti le esigenze cautelari.

Pittelli è tutt’oggi utile alla consorteria

Quanto al pericolo di reiterazione del reato, se da un lato Pittelli, gode tutt’oggi del non marginale sostegno di un parte dell’opinione pubblica, per il collegio  dall’altro non si può negare che l’operazione Rinascita Scott sebbene abbia certamente dato luogo alla carcerazione di numerosi esponenti della consorteria criminale, “non deve dimenticarsi che trattasi di una delle più potenti cosche di ‘ndrangheta del territorio calabrese, che ha dimostrato periodicamente una straordinaria resistenza e capacità a riorganizzarsi”. Considerazioni che non consentono di ritenere annullato il pericolo di reiterazione del reato, considerando tra l’altro il momento di fibrillazione vissuto dalla cosca per effetto degli arresti dei suoi membri che come desumibile dall’indagine ha già beneficiato in passato dell’intervento agevolatore di Pittelli, la cui figura resta tutt’oggi utile alla consorteria.

“Al processo potrebbe inquinare le prove”

Quanto al pericolo di inquinamento probatorio, bisogna tener conto che l’aver sfruttato già in vista dell’arresto la propria gamma di conoscenze per esigenze personali è un comportamento questo passibile di replicazione anche in vista del processo, dove saranno escussi non solo i testimoni dell’accusa ma anche quelli della difesa. Risulta quindi tutt’altro che astratto il rischio che Pittelli possa concordare con questi, versioni di comodo alternative, precostituendosi una prova a discarico.

 

I motivi degli arresti domiciliari in luogo del carcere

Diverse le istanze difensive avanzate per ottenere una misura cautelare più gradate. Istanze non accolte in passato, in ragione del fatto, spiegano i giudici, che Pittelli è stato ritenuto immeritevole di credito fiduciario sul rispetto delle prescrizioni correlate alla possibilità di comunicazione con l’esterno. Valutazione basata sulla circostanza che erano ancora in corso le indagini preliminari con conseguente rischio massimo di inquinamento delle prove e del pericolo di reiterazione del reato. Valutazione che adesso deve confrontarsi da un lato con la cristallizzazione delle accuse e il transito del procedimento nella fase dibattimentale, vista la scelta del giudizio immediato e dall’altro  il non trascurabile effetto deterrente scaturente dal decorso di nove mesi di carcerazione preventiva in una persona incensurata ultrassettantene alla prima esperienza cautelare. Aspetti che unitariamente considerati, consentono ad avviso del collegio una rivisitazione delle precedenti valutazioni nella misura in cui all’effetto deterrente derivante dall’esperienza detentiva, si affianca anche quello dell’attenzione mediatica,  che può disincentivare allo stato eventuali iniziative trasgressive del divieto di comunicazione, scoraggiando la ripresa dei contatti con esponenti liberi della consorteria e con i suoi canali istituzionali, finendo per assurgere ad ulteriore forma di controllo esterna dei comportamenti di Pittelli. L’esigenza di mantenere un monitoraggio incisivo resta e induce a ritenere necessaria per il Tdl l’apposizione del braccialetto elettronico, che assicura un controllo costante dei movimenti dell’imputato da parte delle Forze dell’ordine e si presta a tradursi in un ulteriore effetto dissuasivo di comportamenti illeciti.

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