Rinascita Scott, il Tribunale di Vibo non ha dubbi: “L’avvocato Pittelli uomo di fiducia dei Mancuso”

Depositate le motivazioni della sentenza di primo grado che disvela un inquietante collegamento tra criminalità organizzata e istituzioni

“Dagli elementi di prova, letti in maniera organica e non in modo parcellinato, emerge con assoluta evidenza la messa a disposizione nei confronti della cosca Mancuso dell’avvocato, punto di riferimento per la risoluzione delle più svariate problematiche e per il soddisfacimento delle diverse esigenze che via via sorgono nella vita del sodalizio”.

Non hanno dubbi i giudici del Tribunale di Vibo, nel motivare la condanna a 11 anni emessa nei confronti dell’ex parlamentare di Forza Italia, nell’ambito del processo  Rinascita Scott (LEGGI), di definire il penalista catanzarese Giancarlo Pittelli un uomo di fiducia dei Mancuso, colui che riceve l’incarico di curare le questioni di interesse della consorteria, direttamente dal più autorevole della cosca, Luigi Mancuso, capo indiscusso della locale di Limbadi, il quale lo convoca personalmente, anche nel periodo in cui si rendeva “irreperibile” per via della sorveglianza speciale. 

Non hanno dubbi i giudici del Tribunale di Vibo, nel motivare la condanna a 11 anni emessa nei confronti dell’ex parlamentare di Forza Italia, nell’ambito del processo  Rinascita Scott (LEGGI), di definire il penalista catanzarese Giancarlo Pittelli un uomo di fiducia dei Mancuso, colui che riceve l’incarico di curare le questioni di interesse della consorteria, direttamente dal più autorevole della cosca, Luigi Mancuso, capo indiscusso della locale di Limbadi, il quale lo convoca personalmente, anche nel periodo in cui si rendeva “irreperibile” per via della sorveglianza speciale. 

Pittelli sotto le direttive del boss

“Pitelli si affida ad ogni richiesta proveniente da Luigi Mancuso, fornendo un fondamentale apporto all’attività di vertice e offrendo un contributo non causale determinante all’associazione, che opera regolarmente sotto le direttive del boss, anche in un momento di particolare fibrillazione quale quello in cui si diffonde l’inaspettata notizia della collaborazione con la giustizia di Andrea Mantella”. Luigi Mancuso si rivolge a Pitelli consapevole di poter confidare sull’importante rete di relazioni dell’avvocato, riuscendo ad allungare i propri tentacoli e ad insinuarsi abilmente all’interno delle istituzioni e dell’imprenditoria.

I favori alla cosca

La cosca, secondo il Tribunale collegiale di Vibo, presieduto da Brigida Cavasino, è riuscita tramite Pittelli ad ottenere l’intervento dell’agente della Dia di Catanzaro Michele Marinaro che il 14 dicembre 2016 giungerà ad acquisire illegittimamente, sfruttando una situazione di apparente legalità, informazioni sul dichiarato del collaboratore di giustizia Andrea Mantella ancora coperto da segreto istruttorio, l’aiuto del comandante provinciale dei carabinieri di Teremo Giorgio Naselli che terrà costantemente informato Pittelli sull’andamento della procedura amministrativa riguardante la società riconducibile a Rocco Delfino di interesse della consorteria e attraverso il quale il penalista tenterà pur non riuscendovi di far decantare la pratica. E ancora la disponibilità del magistrato della Corte di appello Marco Petrini che si impegnerà a “guardare con cura” la domanda di revocazione avanzata da Rocco Delfino pendente dinanzi al collegio giudicante dallo stesso presieduto, lo “spontaneo” asservimento degli imprenditori che intendono operare significavi investimenti sul territorio di competenza della cosca.

“Travalicati i limiti difensivi”

“Contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, non può costituire una valida spiegazione alternativa alla condotta dell’imputato lo svolgimento da parte di quest’ultimo della professione di avvocato, apparendo evidente come travalichi nettamente i limiti dell’incarico professionale il difensore che si renda disponibile a recuperare informazioni coperte da segreto istruttorio, a influire in modo irregolare o illecito su un procedimento amministrativo o giudiziario, a coadiuvare il boss nell’attività di controllo del territorio in occasione di importanti investimenti imprenditoriali rinnovando così di volta in volta il proprio impegno nei confronti della consorteria alla quale ripetutamente fornisce uno specifico e concreto contributo”. Pittelli, secondo i giudici di primo grado, ha profonda conoscenza, in ragione della sua professione e del territorio in cui svolge, del ruolo ricoperto da Luigi Mancuso, delle dinamiche e degli equilibri criminali delle diverse articolazioni di ‘ndrangheta e accettando di curare gli interessi della consorteria fornisce il proprio contributo, pienamente consapevole alla ‘ndrangheta.

I legami tra l’avvocato e la massoneria

“Del tutto irrilevante è la circostanza che in alcuni casi non sia stato raggiunto l’obiettivo finale perseguito dal sodalizio, essendo evidente ci sia stata un’obbligazione di mezzi e non di risultato, obbligazione diligentemente adempiuta da Pittelli, che si adopera per la consorteria accrescendone le capacità operative e questo appare lampante  se solo si considera che attraverso il fondamentale apporto di Pittelli che svolge la preziosa funzione di raccordo, la consorteria riesce a relazionarsi con le istituzioni e ad arrivare  dove altrimenti non avrebbe potuto”. Di fronte a questo quadro che disvela un inquietante collegamento tra criminalità organizzata e istituzioni, i giudici riportano nelle motivazioni della sentenza il dichiarato del pentito Cosimo Virgiglio: “la massoneria  si rivolgeva alla ‘ndrangheta, ma non ci si rivolge direttamente, cioè non è che il Maestro Venerabile va dal Capo ‘Ndrina, no lo fa attraverso quelli con giacca e cravatta, che passano attraverso il varco di Porta Pia e che sono quelle persone che facilmente riescono ad interfacciarsi. Ecco che in queste situazioni medici e avvocati erano i privilegiati”.  

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