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Rinascita Scott, il verbale del pentito e il disegno degli avvocati per allungare il maxi processo

di Mimmo Famularo – Brigida Cavasino, Gilda Romano e Claudia Caputo. Sono i tre giudici che compongono il collegio giudicante del maxi processo “Rinascita Scott” contro la ‘ndrangheta vibonese. Le prime due avevano presentato nei giorni scorsi una formale dichiarazione di astensione ma il presidente del Tribunale di Vibo Erminio Di Matteo l’ha rigettata e questa mattina si sono quindi presentate regolarmente nell’aula bunker allestita nel polo industriale di Lamezia Terme per una nuova udienza del troncone ordinario con oltre 300 imputati e di quello immediato al quale sono stati ammessi, tra gli altri, l’avvocato Giancarlo Pittelli e l’imprenditore vibonese Mario Lo Riggio.

La Dda: “Unificare i processi per evitare scarcerazioni”

In apertura del dibattimento, dopo oltre due ore e mezza dedicate all’appello degli imputati, il pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Antonio De Bernardo, ha preso la parola per esporre le ragioni dell’istanza di unificazione dei mini-filoni al troncone principale del maxi processo allo scopo di accelerare i tempi ed evitare così la scadenza dei termini di custodia cautelare. In particolare la Dda punta a unificare all’ordinario il procedimento che vede imputati nell’immediato l’ex parlamentare Giancarlo Pittelli, l’avvocato Giulio Calabretta, l’ex sindaco di Nicotera Salvatore Rizzo e l’imprenditore Mario Lo Riggio, oltre all’altro filone secondario che vede alla sbarra Francesco Cracolici, Francesco Barba e Giuseppe Camillò. Contro questa richiesta si è schierata – com’era d’altronde prevedibile – la difesa di Giancarlo Pittelli, rappresentata dagli avvocati Salvatore Staiano e Guido Contestabile.

Il verbale del pentito Cannatà

Oltre all’istanza di unificazione, l’ufficio di Procura ha depositato il nuovo verbale del collaboratore di giustizia vibonese Gaetano Cannatà che nell’interrogatorio dello scorso uno dicembre ha dichiarato agli inquirenti l’intenzione di diversi imputati di optare per l’ordinario allo scopo di far scadere i termini di custodia cautelare. Le dichiarazioni del pentito si riferiscono al periodo maggio-giugno 2020, poco prima della notifica dell’avviso di conclusione indagini di “Rinascita Scott”. All’epoca Cannatà si trovava detenuto nel carcere di Tolmezzo, in Friuli: “Macrì Luciano in mia presenza ed in presenza di Camillò Giuseppe, La Grotteria Daniele e Cracolici Francesco, sosteneva, in relazione alla scelta del rito processuale, che la cosa più opportuna da fare nel processo Rinascita era optare in massa per il rito ordinario, perché – svela agli inquirenti Cannatà – dati gli elevati numeri del processo, una scelta del genere avrebbe messo in difficoltà l’ufficio di Procura ed avrebbe dilatato molto i tempi della durata. Macrì diceva: ‘così il processo non finisce più’, con i benefici per tutti, soprattutto in relazione alla scadenza dei termini di custodia cautelare che sarebbero spirati prima della conclusione del processo, determinando il ritorno in libertà d tutti gli imputati”. Cannatà parla quindi di una vera e propria strategia al vaglio di una parte della difesa: “Macrì Luciano precisava – racconta il pentito ai magistrati della Dda – che di tale strategia aveva parlato con il suo avvocato e che questa era un’idea comune tra i legali impegnati nella difesa del processo Rinascita e se ne stava discutendo tra loro e i loro assistiti in questi termini. Preciso che Macrì Luciano si limita a dire che questa fosse un’idea comune tra gli avvocati (testualmente: “gli avvocati si stanno mettendo d’accordo per fare tutti il rito ordinario”, con la motivazione di mettere in difficoltà la Procura sui tempi del  processo) senza però indicare un soggetto specifico o un contesto al quale fosse originata tale strategia o giunta una direttiva in tal senso”.

Verso una nuova ricusazione

I tempi del maxi processo rischiano però di allungarsi ulteriormente non solo per la presunta “strategia processuale dei clan”. L’avvocato Diego Brancia ha infatti annunciato la presentazione di un’istanza di ricusazione nei confronti dei giudici Brigida Cavasino e Gilda Romano. Già nella precedente udienza, il legale vibonese aveva invitato all’astensione l’intero collegio giudicante presieduto allora da Tiziana Macrì (ricusato dalla Corte d’appello di Catanzaro). Il motivo? Sempre lo stesso: la sentenza emessa nello scorso mese di ottobre di una costola di Rinascita Scott unificata al processo “Nemea” contro il clan Soriano di Filandari. Per l’avvocato Brancia sarebbe già stata riconosciuta l’associazione mafiosa e anticipato una sorta di giudizio sull’esistenza dell’articolazione della Locale di Filandari e Mesiano all’interno della più vasta e complessa struttura unificata della ‘ndrangheta definitiva “Provincia di Valentia” con a capo il super boss Luigi Mancuso. Proprio quest’ultimo ha assistito all’udienza di oggi collegato in videoconferenza dal carcere di Spoleto dove si trova detenuto dallo scorso 18 dicembre quando i carabinieri del Gis e del Ros lo arrestarono su un treno a poche ore dal maxi blitz.

Un solo processo con rito ordinario

Aggiornamento. Tre tronconi, un solo dibattimento. Così ha deciso il Tribunale collegiale di Vibo Valentia all’epilogo di un’altra udienza del maxi processo “Rinascita Scott”. Il presidente Brigida Cavasino e i giudici a latere Gilda Romano e Claudia Caputo hanno quindi accolto l’istanza presentata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro anche oggi rappresentata nell’aula bunker della zona industriale di Lamezia Terme dal procuratore Nicola Gratteri e dai sostituti procuratori Antonio De Bernardo e Annamaria Frustaci.

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