Rinascita Scott, la Dda chiede il carcere per 31 imputati. Ci sono anche Pittelli e Marinaro (NOMI)

La Distrettuale ha invocato la massima misura cautelare al Tribunale di Vibo, che l'ha respinta. La parola adesso passa al Riesame

Oltre la condanna anche la galera per sodali, affiliati alla ‘ndrangheta del Vibonese, imprenditori, un avvocato e un finanziere. Il procuratore facente funzioni della Dda di Catanzaro Vincenzo Capomolla e i sostituiti Antonio De Bernardo e Annamaria Frustaci hanno chiesto il carcere nei confronti di 31 imputati condannati in primo grado nel processo Rinascita Scott, che si è celebrato con rito ordinario. Tra di loro ci sono anche il penalista Giancarlo Pittelli e l’ex 007 Michele Marinaro. Una richiesta avanzata subito dopo le motivazioni della sentenza, al Tribunale collegiale di Vibo, presidente Brigida Cavasino, a latere Germana Radice e Claudia Caputo e dallo stesso respinta, non ravvisando “ragioni che inducano ad una rivalutazione in peius delle esigenze cautelari, fermo restando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, confermata dalla sentenza di condanna. In relazione agli imputati attualmente sottoposti a misura cautelare non sono state segnalate violazioni, sicchè la misura applicata deve ritenersi idonea al soddisfacimento delle esigenze cautelari”.

I nomi

E i magistrati antimafia, segnalando l’aggravamento delle esigenze cautelari e indicando come elemento di novità la pronuncia di condanna del 20 novembre 2023 (LEGGI), hanno proposto ricorso al Riesame contro l’ordinanza dei giudici di Vibo, affinchè si aprano le porte del carcere nei confronti di Mario Artusa, di Vibo, attualmente agli arresti domiciliari; Umberto Maurizio Artusa, di Vibo, attualmente agli arresti domiciliari; Cristian Domenico Capomolla, di Soriano Calabro, in stato di libertà, Filippina Carà di Vibo, attualmente agli arresti domiciliari; Domenico Catania, di Vibo, in stato di libertà; Domenico Cichello, di Vibo, attualmente agli arresti domiciliari; Chiarina Cristelli, attualmente libera; Saverio Curello, di Vibo, attualmente ai domiciliari; Mario De Rito, di Vibo, attualmente libero; Antonino Delfino, di Reggio, attualmente ai domiciliari; Sandro Ganino, di Vibo, attualmente ai domiciliari; Antonio Lo Bianco, detto Lorduni, di Vibo, attualmente ai domiciliari; Domenico Lo Bianco, detto “Mimmo u Zazzu, di Vibo, attualmente libero; Michele Lo Bianco, detto u Ciucciu, di Vibo, attualmente ai domiciliari; Mario Lo Riggio, di Vibo, attualmente ai domiciliari; Michele Pio Maximiliano Macrì, di Vibo, attualmente libero; Salvatore Mantella, di Vibo, attualmente in carcere, ma per un altro procedimento; il finanziere Michele Marinaro, nato in Germania, ma residente a Girifalco, attualmente libero; Gaetano Molino, di Limbadi, attualmente ai domiciliari; Giuseppe Navarra, di Vibo, attualmente ai domiciliari; Raffaele Pardea, di Vibo, in stato di libertà; Giancarlo Pittelli, attualmente in stato di libertà; Antonio Prestia, di San Calogero, attualmente ai domiciliari; Francesco Pugliese, detto Willy, di Vibo, attualmente libero; Francesco Romano, di Vibo, in carcere nell’ambito di un altro processo; Domenico Rubino, detto U Hiolu, di Vibo, attualmente libero; Antonio Scrugli, di Vibo, attualmente ai domiciliari; Giovanni Sicari, di Vibo, attualmente libero; Renato Signoretta, di Ionadi, attualmente in libertà; Francesco Tarzia, di Vibo, attualmente agli arresti domiciliari; Leonardo Domenico Vacatello, di Vibo, attualmente ai domiciliari. 

Per la Dda “generiche e contraddittorie le valutazioni del Tribunale”

Per la Dda, che motiva la richiesta di aggravamento della misura in 109 pagine, il Tribunale di Vibo nell’ordinanza di rigetto, ha espresso in maniera generica, contraddittoria e con poche righe delle valutazioni che avrebbero dovuto essere considerate caso per caso, omettendo di specificare che non tutti gli imputati hanno una misura in atto. “L’estrema gravità dei fatti e la personalità degli indagati, per come è emerso fin dalle investigazioni, molti dei quali annoverano numerosi e gravi procedimenti penali  e di polizia, sono tutti elementi che in ogni caso impongono l’adozione della misura cautelare di massimo rigore. Esiste il concreto e attuale pericolo che gli imputati commettano reati della stessa specie”. E per la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro è generico anche “il rilievo” adottato dal Tribunale, secondo cui, rispetto agli imputati, non si sono registrate violazioni della misura cautelare in atto. “Non si comprende se l’asserita assenza di violazioni riguardi l’arco dei cinque mesi dalla condanna o la fase dibattimentale. Questo dato non risulta affatto di poco conto, avuto riguardo alle ripetute violazioni delle prescrizioni sottese alle misure in atto per ciascun imputato, di cui taluni si sono resi autori: è il caso questo di Giancarlo Pittelli o di Antonio Scrugli, in entrambi i casi sanzionati, all’epoca dei fatti, dallo stesso Tribunale di Vibo con l’aggravamento della misura.

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