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Rinascita Scott, la Dda di Catanzaro ribadisce in aula: “A processo tutti gli imputati”

di Mimmo Famularo – Tutti a processo. Nessuno escluso. La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro lo ha ribadito anche nll’aula bunker del carcere di Rebibbia dove oggi è stato il giorno dalla “tripla” requisitoria dei sostituti procuratori Andrea Mancuso, Annamaria Frustaci e Antonio De Bernardo che si sono alternati dai banchi dell’accusa riepilogando per linee generali l’impianto sul quale si regge la maxi inchiesta “Rinascita Scott”. I pm antimafia hanno chiesto il rinvio a giudizio per tutti i 452 imputati, che comunque avranno di optare per il rito alternativo. Tra di loro figurano i principali esponenti delle famiglie di ‘ndrangheta del Vibonese ma anche i loro sodali e gregari. Il capo di imputazione – scritto dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, e dai sostituti Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci, Andrea Mancuso e dall’attuale procuratore di Vibo Valentia Camillo Falvo – contempla 438 reati.

La requisitoria dei pm

Nel corso della requisitoria di oggi i pm antimafia si sono soffermati soprattutto sulle posizioni degli imputati per i quali la Cassazione ha annullato (anche con rinvio) l’ordinanza di custodia cautelare, spiegando i motivi per cui è necessario portare tutti a processo anche alla luce delle nuove attività di indagine e ai nuovi atti prodotti, comprese le dichiarazione dei nuovi collaboratori di giustizia. La requisitoria è durata un paio di ore. Ha iniziato Antonio De Bernardo il quale si è concentrato, in particolare, sulle articolazioni di ‘ndrangheta presenti a Limbadi e San Gregorio d’Ippona; ha proseguito Andrea Mancuso focalizzando l’accusa sulle ‘ndrine presenti a Pizzo, Sant’Onofrio e Piscopio e analizzando, in particolare, le figure di Callipo e di Giamborino. A completare il quadro ci ha pensato Annamaria Frustaci che in conclusione ha poi ribadito al gup distrettuale di Catanzaro Claudio Paris la richiesta di rinvio a giudizio per  i 452 imputati.

La mappa della ‘ndrangheta vibonese

I carabinieri del Ros e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia hanno ricostruito l’attuale mappatura della ‘ndrangheta nel Vibonese con al vertice la cosca Mancuso che, dall’altro della sua potenza, dettava legge sul territorio appoggiata da una serie di “famiglie”: i La Rosa a Tropea; la consorteria Fiarè-Razionale-Gasparro a capo della locale di San Gregorio d’Ippona; la cosca Lo Bianco-Barba e i Camillo-Pardea dominanti sulla locale di Vibo Valentia città; la cosca Accorinti del locale di Zungri; il gruppo dei Piscopisani a capo della locale di Piscopio; la cosca Bonavota del locale di Sant’Onofrio; la cosca Cracolici, ‘ndrina di Filogaso e Maierato; la cosca Soriano di Filandari, Ionadi e San Costantino; la cosca Pititto-Prostamo-Iannello della società di Mileto; la cosca Patania della locale dominante a Stefanaconi.

“Processare la massomafia”

“Rinascita-Scott” ha colpito, per la prima volta, tutte le ‘ndrine del Vibonese e anche i “colletti bianchi” e la rete di rapporti tra ‘ndranghetisti, ambienti imprenditoriali, politici e massonici. Non a caso i magistrati della Dda di Catanzaro hanno descritto la criminalità vibonese come “un vero e proprio cartello ‘ndranghetistico trasversale rappresentativo delle locali di ‘ndrangheta della Provincia di Vibo Valentia” e i capi “una sorta di direttorio criminale (denominato ‘caddara’) avente decisiva influenza in tutta la zona”. Fra i reati contestati vi sono l’omicidio, il tentato omicidio, l’associazione mafiosa, l’estorsione, la truffa, il traffico di stupefacenti, la detenzione illegale di armi, l’usura, il danneggiamento, il concorso esterno in associazione mafiosa, l’abuso d’ufficio, la rapina e l’intestazione fittizia di beni. Fra le richieste di rinvio anche degli avvocati Francesco Stilo e Nazzareno Latassa, dell’ex sindaco di Pizzo Calabro, Gianluca Callipo, degli ex consiglieri regionali Pietro Giamborino, Nicola Adamo e Luigi Incarnato, dell’ex assessore di Vibo Vincenzo De Filippis e dell’ex consigliere comunale di Vibo Alfredo Lo Bianco. Nelle scorse settimane avevano chiesto e ottenuto il giudizio immediato altri quattro imputati: l’ex parlamentare di Forza Italia ed avvocato Giancarlo Pittelli, l’imprenditore di Vibo Mario Lo Riggio, l’ex sindaco di Nicotera Salvatore Rizzo e l’avvocato Giulio Calabretta. Per loro il processo avrà inizio il prossimo 9 novembre davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

 

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