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Rinascita Scott, le dichiarazioni shock di Stilo su avvocati e giudici finiscono a Salerno

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di Gabriella Passariello- Da Roma a Salerno. L’avvocato Francesco Stilo imputato in Rinascita Scott contro le cosche del Vibonese durante l’udienza preliminare in corso nel carcere di Rebibbia ha preso la parola, rilasciando dichiarazioni spontanee su “avvocati collusi” e “toghe sporche”, informando il gup Claudio Paris di essere stato sentito su questi fatti dalla Dda di Salerno. In particolare ha fatto il nome e il cognome  di un collega che in sua presenza ha riferito di “accordi corruttivi” con alcuni giudici della Corte di appello di Catanzaro, aggiungendo che il boss di San Gregorio D’Ippona Saverio Razionale aveva registrato delle conversazioni in cui questo stesso legale parlava di aver avuto rapporti non proprio limpidi con i giudici, dando ragione in questo unico caso al pentito Andrea Mantella che “aveva parlato di questo avvocato e della corruzione con i giudici”. Stilo ha chiamato in causa altri colleghi, a suo dire, a conoscenza delle indagini di Rinascita Scott e che suggerivano ai loro clienti la necessità di conoscere le dichiarazioni del collaboratore di giustizia per poter programmare una linea difensiva. Ha riferito inoltre di aver ricevuto una telefonata strana nel 2018 da parte di un avvocato, ora deceduto, che lo avrebbe avvertito di essere indagato in un processo e che da lì a poco sarebbe stato arrestato. Questo avvocato avrebbe a sua volta ricevuto l’informazione da un magistrato : “ non so chi sia, non mi ha mai voluto dire il suo nome”.

Il pentito Bartolomeo Arena e il summit di mafia

Stilo in aula si è difeso dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e di rivelazione del segreto di ufficio, smentendo il pentito Bartolomeo Arena in merito ad un summit di mafia al quale l’avvocato vibonese avrebbe partecipato insieme a Peppe Accorinti, Saverio Razionale, Antonio Pardea e Gregorio Gasparro, collocando la riunione temporalmente prima del ritrovamento in studio di microspie, avvenuto il 6 gennaio del 2017.  Una dichiarazione priva di portata a detta di Stilo “è impossibile si sia verificato nel mio studio, perché come emerge dalla indagini di Rinascita Scott, io ho difeso Saverio Razionale e lui era  in carcere a Melfi dal 6 gennaio 2015 al 26 febbraio 2016 e quando è stato rimesso in libertà, è stato sottoposto a misura di prevenzione scontata 3 anni su Roma, cioè non è mai stato a Vibo, mentre Giuseppe Antonio Accorinti era sottoposto o agli arresti domiciliari, o in carcere o aveva l’obbligo di misure di prevenzione nel Comune di Zungri, quindi cronologicamente né Accorinti, né Razionale si potevano mai incontrare. Pardea, poi per stessa ammissione di Bartolomeo Arena, si trovava in carcere, così come è impossibile che ci fosse Gregorio Gasparro, perché non l’ho mai difeso in vita mia”.

I processi “manipolati” e la difesa di Stilo

E per quanto riguarda l’accusa mossagli dal Tribunale del riesame di aver manipolato un processo, riferisce di una intercettazione che riguarderebbe Saverio Razionale e l’avvocato Giancarlo Pittelli, in relazione al processo Telea che Stilo ha tenuto a Roma.  Una manipolazione esclusa dalla Corte di cassazione, definendolo un episodio occasionale e privo di riscontri. E in un’altra intercettazione si contesta che Stilo abbia “aggiustato” altri processi con una cancelliera, la cui posizione è stata stralciata, “però mi viene sempre riportato come episodio qualificante l’ipotesi di associazione esterna”. In questa conversazione gli interlocutori sono Paolino Lo Bianco e la stessa cancelliera del Tribunale, di questo episodio ne fa riferimento la Corte di cassazione e ne fa riferimento il Tribunale del Riesame. Vorrei spiegare i fraintendimenti della conversazione, poiché non riesco a cogliere chi fosse quel “cagnotto” (di cui si parla nell’intercettazione ndr) e mi attribuiscono funzioni diciamo di aver rivelato il segreto di ufficio. Così non è, poiché quel “cagnotto” che viene messo nelle intercettazioni è un avvocato che aveva sostanzialmente pignorato lo stipendio della cancelliera e dove io non ho voluto rivestire la funzione di avvocato nei sui confronti, perché ero a conoscenza che lei aveva delle confidenze con il giudice, ma di questi fatti ne ho parlato a Salerno”.

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