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Rinascita Scott, le mail anomale dello 007 di Catanzaro e i rapporti con Pittelli

di Gabriella Passariello- Nei corposi faldoni depositati dalla Dda di Catanzaro al gip distrettuale Claudio Paris, lunedì scorso nell’ambito dell’udienza preliminare “Rinascita Scott” che si sta celebrando nell’aula bunker del carcere di Rebibbia  sono compresi anche atti sul materiale sequestrato a Michele Marinaro, 52 anni, nato a Leonberg e residente a Girifalco prima finanziere alla Dia di Catanzaro, poi alle dipendenze della presidenza del Consiglio dei ministri, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione dei segreti di uffici. Materiale che comprende tutte le sue mail ,inviate e ricevute nel periodo che va da aprile 2016 a dicembre 2019, il mese in cui è scattata la maxi operazione contro le cosche del Vibonese e dove il Ros segnala, in particolare, alla Procura guidata da Nicola Gratteri, un documento in pdf di 14 pagine, riguardante l’interdittiva antimafia nei confronti della società Caruso Costruzioni spa, facendo presente la data dell’11 maggio 2018, in cui Marinaro risultava già essere in servizio alla presidenza del Consiglio dei ministri “per cui questo Ufficio non è in grado di riferire se il documento sia stato ricevuto ed inoltrato da Marinaro per questioni del proprio ufficio”. Tuttavia vengono segnalate una serie di conversazioni telefoniche intercettate, dalle quali emerge che Giancarlo Pittelli aveva ricevuto dal titolare della società il mandato di difenderlo nel procedimento amministrativo relativo alla interdittiva antimafia subita dalla ditta Caruso Costruzioni. Sebbene in quel periodo non risultino, dalle attività tecniche eseguite, contatti telefonici tra Pittelli e Marinaro, “appare alquanto anomalo” per gli investigatori  l’oggetto e il materiale della mail di Marinaro inviatigli da un finanziere, mail trasmessa poi dall’imputato ad una persona il cui nominativo potrebbe identificarsi con un ex carabiniere, attualmente in servizio alla presidenza del Consiglio dei Ministri e le conversazioni che riguardano il contesto relativo all’interdittiva antimafia del titolare della Caruso costruzioni, che vedono protagonista e difensore l’avvocato Giancarlo Pittelli.

Il concorso esterno di Marinaro e suoi rapporti con l’avvocato Pittelli

In qualità di maresciallo della Guardia di Finanza in servizio alla Sezione operativa della Direzione investigativa Antimafia del capoluogo calabrese, Marinaro avrebbe fornito ai vertici dell’associazione Mancuso, tramite il noto penalista catanzarese, con il quale era in diretto e costante contatto, notizie sulle attività investigative in atto nei confronti degli esponenti della ‘ndrangheta vibonese, commettendo anche specifiche rivelazioni del segreto di ufficio e raccogliendo indebitamente e fuori verbale informazioni dai collaboratori di giustizia la cui escussione veniva delegata dall’autorità giudiziaria. Dalle carte di Rinascita Scott è emerso come l’avvocato Pittelli fosse stato in grado di riferire al boss Luigi Mancuso alcune indiscrezioni relative al contenuto della collaborazione di Andrea Mantella. Il legale sarebbe stato puntuale nel dire che ci sarebbero stati duecentocinquanta omissis nel verbale del collaboratore, che sarebbe accaduto un macello su Vibo, che ci sarebbero stati numerosissimi arresti. Il legale avrebbe anche avuto da ridire sul fatto che da quando è arrivato Gratteri la Procura era stata blindata e non riusciva ad avere le stesse informazioni assicurate prima dai suoi canali. E in un’altra occasione, a proposito della sua necessità di scoprire notizie utili sul processo “Gli intoccabili” celebratosi a Roma, avrebbe affermato che se ci fosse stato Michele le cose sarebbero state diverse. L’uomo a cui il noto penalista catanzarese farebbe riferimento sarebbe proprio Michele Marinaro, i cui stretti rapporti, secondo il carteggio del gip Barbara Saccà firmataria dell’ordinanza che ha portato il 19 dicembre dell’anno scorso a 334 arresti su richiesta della Dda di Catanzaro, sono dimostrabili dall’analisi dei tabulati telefonici relativi all’utenza in uso a Pittelli.

Le soffiate sulle dichiarazioni del pentito

Il 14 dicembre 2016 il collaboratore di giustizia Andrea Mantella, viene interrogato da due marescialli della Dia, uno dei quali risulta essere proprio Marinaro. Il giorno prima di sentire il pentito, quindi il 13 dicembre 2016, Pittelli avrebbe  inviato un sms al finanziere a cui è seguita una telefonata da parte d quest’ultimo all’avvocato. Già a partire da questa data, Pittelli sarebbe in grado di portare carte a Luigi Mancuso che lo aveva incaricato di scoprire il contenuto delle dichiarazioni del pentito. Ritornando indietro nel tempo le prime informazioni acquisite da Pittelli sul conto di Mantella e riferite ai Mancuso e  Giovanni Giamborino risalgono al 29 luglio 2016: nella conversazione tra Giamborino e Rosario La Bella emerge chiaramente che Pittelli aveva già portato un fascicolo coperto da molti omissis. Quattro giorni prima di questa data, il 24 luglio 2016, sono documentati dieci contatti tra Pittelli e Marinaro.

La fonte riservata di Pittelli

Da una pluralità di elementi investigativi, scrive il gip, emerge che Pittelli si sentisse con Marinaro in prossimità dei giorni in cui riusciva a fornire informazioni riservate ai Mancuso e tutta una serie di riscontri induce a pensare che Michele Marinaro fosse la fonte di Pittelli.

L’altro capo di accusa

Marinaro risponde, inoltre, di rivelazione e utilizzazione dei segreti di uffici per violazione dei doveri inerenti le sue funzioni, perché “all’epoca in servizio alla Dia di Catanzaro rivelava a Giovanna Galgano, al fine di avvertire suo fratello Francesco Galgano, notizie di ufficio che dovevano rimanere segrete e ne agevolava la conoscenza”. Avrebbe messo in guardia i Galgano su un sequestro preventivo a carico di Claudio Scardamaglia, vicino ai Galgano, al quale avrebbe partecipato lo stesso Marinaro.

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