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Rinascita Scott, l’inedita informativa del Ros su Pittelli e l’ombra di una nuova indagine

di Gabriella Passariello- Un elenco infinito di collaboratori di giustizia univoci nell’affermare che l’avvocato Giancarlo Pittelli sia stato una sorta di collante tra ‘ndrangheta e  società civile, consentendo al mondo criminale di penetrare nel potere giudiziario. Da Andrea Mantella, a Marco Petrini, a Luigi Guglielmo Umberto Farris, a Dante Mannolo. E ancora da Nicola Femia, ad Emanuele Mancuso a Francesco Oliverio, il noto legale sarebbe stato “il collettore” per arrivare  alla parte debole della magistratura e agevolare la risoluzione di diverse vicende giudiziarie. E’ quanto emerge da una nuova informativa del Ros depositata al processo Rinascita Scott in corso nell’aula bunker di Lamezia Terme, svelando come l’ex parlamentare di Forza Italia sia stato individuato dalle diverse organizzazioni ‘ndranghetistiche operanti sulle tre province di Catanzaro, Crotone e Vibo, il legale in grado di avvicinare alcuni togati per risolvere problemi giudiziari di esponenti di diverse consorterie. Un’informativa dalla quale emerge un dato scottante: l’esistenza di una nuova indagine nelle mani della Mobile e rispetto alla quale però non vengono forniti in atti ulteriori elementi.

“Pittelli intrallazzato con i magistrati”

Se è vero che alcune dichiarazioni degli stessi pentiti erano già confluiti negli atti nella fase delle indagini preliminari, altre propalazioni invece sono intervenute in un momento successivo, per l’esattezza in dibattimento in corso. Verbali di interrogatori riportanti a loro volta nuovi procedimenti penali e quindi nuove inchieste. Nelle trascrizioni riportanti le rivelazioni di Nicola Femia e datate 11 marzo 2021, il pentito afferma alla Dda guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri di aver conosciuto Pittelli dopo il 2008, prima che ci fosse l’appello sulla pesante condanna che gli era stata  inflitta dal Tribunale di Paola per i reati di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga de detenzione di sostanze stupefacenti. “Mi rivolsi a Giancarlo Pittelli perché sapevo che aveva buone amicizie con magistrati e si poteva sperare tramite lui di ottenere per questo motivo una sentenza favorevole. Sentii parlare per la prima volta di Pittelli da Giuseppe Anania di Cirò in carcere a Catanzaro nel 1995, e lui a quel tempo aveva come legale proprio Pittelli. Mi parlò dell’avvocato come una persona cui affidarsi per avere sentenze favorevoli, intrallazzato con i magistrati”. Femia specifica che anche altri detenuti avevano parlato del noto penalista catanzarese in questi termini e di aver lui stesso portato al legale 25mila euro per aggiustare il suo processo: l’ammontare della somma fu stabilito dallo stesso pentito, “una cifra considerevole, dal momento che essendo consapevole delle possibilità di Pittelli di avvicinare magistrati, era sottinteso per me che quei soldi dovessero servire per aggiustare il mio processo”.

“ Diventato senatore per merito di noi Mancuso”

Il pentito poi parla dei suoi dialoghi in carcere intrattenuti con il boss Antonio Mancuso verso il 2009 e il mammasantissima “mi disse che mi ero affidato in buone mani, proprio perché in grado di aggiustare processi e che se Pittelli si trovava in Parlamento era per merito loro, nel senso che la sua famiglia aveva raccolto i voti per farlo eleggere senatore alle elezioni politiche”. Quando mi parlò di questo aspetto utilizzava il ‘noi’ intendendo la famiglia dei Mancuso”. Femia ricorda un particolare: Antonio Mancuso gli disse che Pittelli  era in debito con lui per questo motivo, ecco perchè non retribuiva le sue prestazioni professionali. “Avendo compreso che tra Mancuso e Pittelli vi fosse un rapporto forte e duraturo, ho chiesto a Mancuso di intercedere per la mia causa, in modo da ottenere qualcosa di ulteriore e diverso rispetto alla normale assistenza difensiva”. Il boss l’avrebbe rassicurato sulla sua raccomandazione e di non aver dubbi sul fatto che l’ambasciata sarebbe arrivata a Pittelli.

“Cinquantamila euro senza ricevuta per uscire dal carcere”

“Ebbi  riscontro dallo stesso Giancarlo quando poi uscii dal carcere dopo tre mesi, mi fece intendere che aveva parlato con Antonio Mancuso, in particolare mi disse che mi riportava i suoi saluti e poi aggiunse espressamente ‘ti ha raccomandato Antonio’. Ricordo che quando venne disposta la mia scarcerazione, il presidente della Libertà se non erro era Petrini. Quando sono uscito dal carcere ho portato io in prima persona ulteriori 25mila euro a Pittelli in un suo studio. Successivamente su richiesta di Giancarlo che espressamente li chiese per pagare un magistrato, gli diedi ulteriori 50mila euro”, precisando di averlo sempre pagato in contanti senza che gli fosse mai stata rilasciata fattura.

“Il tramite per consegnare i soldi di un’estorsione ai Mannolo”

In un estratto del verbale di interrogatorio del collaboratore di giustizia Dante  Mannolo del 23 marzo 2021 con specifico riguardo ai rapporti tra Giancarlo Pittelli e  le cosche di ‘ndrangheta, il pentito ha illustrato il presunto ruolo del legale quale tramite per la consegna di quello che era l’introito di una vera e propria estorsione che Alfonso Mannolo, elemento indiscusso della locale di San Leonardo di Cutro, avrebbe preteso in conseguenza della mediazione prestata nell’ambito della cessione di un terreno ricadente nel territorio di propria competenza e su cui doveva essere realizzato un villaggio turistico “Tale mediazione venne conseguita per l’appunto grazie all’intervento dell’avvocato Pittelli. I soldi vennero consegnati in contanti e ricordo che l’avvocato di presentò con Audi A4”.

© Riproduzione riservata.

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