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Rinascita Scott, Mantella e l’avvocato “postino”: lettera in carcere per un’estorsione

di Mimmo Famularo – Andrea Mantella avrebbe utilizzato alcuni dei suoi avvocati come fosse dei postini. Così comunicava con l’esterno durante i periodi di detenzione dando ordini e direttive dal carcere ai suoi affiliati. Un particolare emerso nel corso di un’altra deposizione durata oltre sette ore. Rispondendo alle domande del pm antimafia Andrea Mancuso nell’aula bunker di Lamezia dove si sta celebrando il maxi processo “Rinascita Scott”, il pentito ha ricordato un episodio in particolare: una lettera ricevuta in carcere “dai suoi cugini Salvatore e Vincenzo Mantella per il tramite di un avvocato nella quale veniva messo nero su bianco che bisognava chiudere un’estorsione per i lavori all’obitorio dell’ospedale di Vibo”. I soldi dell’estorsioni – svela il collaboratore di giustizia – servivano anche per pagare le spese legali e quelle di mantenimento in carcere di Mantella e dei suoi sodali nei guai con la giustizia. “Avevo bisogno di soldi per pagare periti e avvocati per farmi scarcerare” rivela Mantella. Un “sistema” alimentato dall’ex boss con i proventi delle attività illecite e la presunta complicità di professionisti che si mettevano al suo servizio. Ricevuta la lettera in carcere con il messaggio dei suoi cugini, Mantella avrebbe utilizzato lo stesso legale per dare una risposta. “L’avvocato mi chiese: ‘cosa devo rispondere ai suoi cugini? Che la parcella era di 10mila euro? Ma era chiaro che non si trattasse certo di una parcella”.

L’omicidio irrisolto in piazza Municipio

Nel corso della sua deposizione Andrea Mantella ha anche svelato i contorni di un omicidio commesso a Vibo Valentia nel lontano 1994 rimasto irrisolto e ancora impunito. Si tratta del delitto che è costato la vita ad Antonio Aiello, un giovane commerciante, soprannominato “Pollo Aia”. Secondo quanto raccontato in aula dal collaboratore di giustizia fu ucciso a colpi di pistola calibro 6,35 da Antonio Grillo, alias Totò Mazzeo. L’agguato avvenne a due passi da piazza Municipio, in via Argentaria. Sconosciuto il movente dell’omicidio. Mantella si è quindi soffermato sulla figura di Antonio Grillo, deceduto qualche anno fa in una clinica di Roma per malattia. Da quanto già emerso “Totò Mazzeo” aveva iniziato un percorso di collaborazione nel 2008 facendo però subito marcia indietro dopo aver redatto davanti ai carabinieri il primo verbale. “Era uno ‘ndranghetista – dice Mantella tracciandone il profilo – che viveva praticamente a casa di Carmelo Lo Bianco, alias Sicarro. Faceva danneggiamenti ed estorsioni per contro dei Lo Bianco. Aveva un’amicizia anche con i Razionale e i Fiarè di San Gregorio dove si riforniva di droga per venderla e guadagnarsi da vivere”.

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