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Rinascita Scott, le rivelazioni del pentito: “Maduli nelle mani del boss Mancuso”

di Mimmo Famularo – Raffaele Moscato continua a parlare e la sua deposizione spalmata su più udienze volge ormai al termine. Nuovi retroscena emergono da uno dei controesami del collaboratore di giustizia. Collegato in videoconferenza da un sito riservato con l’aula bunker di Lamezia Terme dove si sta celebrando il maxi processo “Rinascita Scott” contro la ‘ndrangheta vibonese, Moscato ha ribadito in aula quanto più volte messo a verbale: Nicola Barba, 69 anni, di Bivona, frazione di Vibo Valentia, ritenuto dagli inquirenti esponente di spicco del clan “Lo Bianco-Barba”, avrebbe avuto una “quota” nella Pubbliemme, la società rappresentata da Domenico Maduli, uno dei più noti imprenditori vibonesi, famoso per essere anche l’editore dell’emittente televisiva “LaC” (non indagato nell’inchiesta). Un “socio occulto” particolarmente scomodo per i suoi precedenti penali. Dichiarazioni accusatorie che per diventare prove necessitano comunque di riscontri oggettivi.

Nicola Barba “socio occulto” della Pubbliemme

Oltre a essere imputato in “Rinascita Scott” con l’accusa di usura aggravata dal metodo mafioso, Barba è rimasto coinvolto anche nell’inchiesta “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani finendo a processo per estorsione aggravata dal metodo mafioso. E qui la sua storia si incrocia con quella della Pubbliemme. Sono due i collaboratori di giustizia che lo inquadrano come “socio occulto” di Maduli: Raffaele Moscato e Andrea Mantella. L’accusa di estorsione contestata in “Rimpiazzo” non regge al vaglio del Riesame di Catanzaro e Nicola Barba viene scarcerato per mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Nelle sei pagine delle motivazioni con le quali il collegio presieduto dal giudice Valea spiega le ragioni dell’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare rispuntano le dichiarazioni rilasciate da Raffaele Moscato ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. “Maduli Domenico, quello delle insegne pubblicitarie, è nelle mani di Pantaleone Mancuso detto ‘Scarpuni’ anche perché è socio di Nicola Barba, fratello di Franco il costruttore, entrambi gli portavano i soldi a Scarpuni, fino all’ultimo Natale in cui sono stato fuori sicuramente ciò è accaduto perché Maduli lo disse a Scrugli e a Rosario Battaglia mandandoli da Nicola Barba. Scrugli e Rosario Battaglia, quando Nicola Barba gli disse che stava pagando l’estorsione a Scarpuni, lo hanno massacrato di botte e gli hanno preso i soldi, poi è venuto Mantella Salvatore mandato da Franco Barba per chiedermi un consiglio e io gli dissi che i soldi dovevano darli ai Piscopisani e a Scrugli e non più a Scarpuni”. I fatti risalgono al Natale del 2010 e secondo il racconto di Moscato in quei mesi vi era in atto il tentativo dei Piscopisani di sostituirsi al Mancuso nella estorsione a Maduli. Un tentativo che si era cercato di frenare con l’intervento di Nicola Barba e, soprattutto, di Michele Palumbo, l’assicuratore di Longobardi, ritenuto dagli inquirenti un uomo di fiducia di “Scarpuni” che proprio per questo – come già riferito da Moscato nell’esame di Rinascita Scott – è stato ucciso in un agguato.

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