Il ritorno a Vibo di Ruperti, primo giorno da questore: “La primavera della legalità proseguirà” (VIDEO)

Dopo 17 anni torna in città il super poliziotto che ha inflitto i primi colpi al clan Mancuso. Oggi l'insediamento ufficiale: "Un'emozione indescrivibile"

Rodolfo Ruperti si è ufficialmente insediato a capo della Questura di Vibo. E’ il quindicesimo della storia: il primo è stato Sergio Visone nell’ormai lontano 1995, l’ultimo della serie Cristiano Tatarelli appena promosso a questore di Campobasso, capoluogo del Molise. Crotonese di nascita, Ruperti può considerarsi un vibonese d’adozione e il suo è un ritorno a casa, diciassette anni dopo la straordinaria esperienza da dirigente della leggendaria Squadra Mobile che assestò i primi colpi al clan Mancuso di Limbadi.

La Vibo di ieri e quella di oggi: la nuova sfida di Ruperti

La Vibo di ieri e quella di oggi: la nuova sfida di Ruperti

“Quando sono arrivato io c’erano solo due pizzerie” ricorda Ruperti. “Oggi Vibo è una città diversa rispetto a quella di 30 anni fa. Cercheremo di intercettare eventuale problematiche per provare a dare delle risposte”. Oggi i capi della ‘ndrangheta vibonese sono tutti o quasi reclusi al 41 bis, il carcere duro, colpiti duramente dalle inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. La sfida che lo attende è diversa rispetto a 17 anni fa non solo per il ruolo che ricopre ma anche perché i clan si sono nel frattempo “istituzionalizzati” infiltrandosi nel tessuto economico e produttivo “inquinando” la stessa società civile. Tutto ciò che ieri era nero o bianco, oggi è grigio con diverse sfumature e tra i compiti di Ruperti ci sarà anche quello di colpire “colletti bianchi”, collusi e corrotti con le armi che un questore ha a disposizione nei vari uffici.

La scalata del super poliziotto diventato questore

Dalla gavetta nell’ufficio blindato al piano terra alla prestigiosa poltrona carica di maggiori responsabilità del terzo piano della Questura di Vibo. Andata e ritorno con in mezzo altre eccezionali esperienze: a Caserta in trincea contro il Casalesi; a Catanzaro in prima linea da primo dirigente della Squadra Mobile nella lotta ai clan di Lamezia rasi al suolo dalle sue inchieste; a Palermo nelle stesse stanze di Boris Giuliano e Ninni Cassarà e, infine, a Pisa da vicario del Questore, l’ultimo incarico prima della promozione più attesa e meritata. La sua sarà una questura ‘aperta’ a tutte le istanze dei cittadini “senza pretese di avere la palla magica” ma con quel “bagaglio di esperienze” accumulato in giro per l’Italia da “mettere a frutto e condividere con i colleghi”.

Una giornata carica di emozioni

Carica di emozioni la prima giornata da questore di Vibo. Il picchetto d’onore ad attenderlo, l’insediamento nel suo nuovo ufficio accompagnato dal vicario Fabio Catalano, altro super poliziotto giunto in città al culmine di un’altra straordinaria carriera, i primi impegni istituzionali per il saluto di rito al prefetto Paolo Grieco e al procuratore Camillo Falvo. Storie che si incrociano in mezzo a un’accoglienza calorosa di una città che non ha mai dimenticato l’impegno di Ruperti, uno dei grandi protagonisti della primavera della legalità vissuta a Vibo e in provincia a cavallo tra il 2003 e il 2007. Dopo di lui l’inverno e gli anni più bui interrotti dalle inchieste di Camillo Falvo prima e Nicola Gratteri dopo culminate in “Rinascita Scott” e nella nuova “primavera” vibonese, quella che Rodolfo Ruperti sarà chiamato a proseguire da questore. “Io credo sia stato fatto un grandissimo lavoro che – sottolinea – deve essere soltanto portato avanti e nel caso stimolato. Non ho dubbi che tutto ciò verrà svolto con la dovuta attenzione”.

Un top-player che ama il lavoro di squadra

Un lavoro che continuerà sulla linea tracciata dal suo predecessore Cristiano Tatarelli, uno degli artefici del “modello Vibo”. Già nel pomeriggio il primo vertice in Prefettura alla presenza, tra gli altri, del procuratore facente funzioni di Catanzaro Vincenzo Capomolla. “Lavoreremo – spiega Ruperti – intercettando nuove problematiche se dovessero sorgere e cercando di trovare gli strumenti per poterle limitare o eliminare”. Ruperti è un top-player ma non è un individualista. Il lavoro di squadra è un altro dei punti evidenziati ed è ritenuto dal neo-questore “fondamentale” per raggiungere gli obiettivi preposti. Lavoro di squadra che significa sinergia con le altre forze dell’ordine presenti sul territorio e condivisione delle attività con l’autorità prefettizia e quella giudiziaria. Nessun proclama da parte di un uomo che antepone i fatti alle parole e che ama parlare il giusto. Alla filosofia preferisce il pragmatismo del poliziotto vero con una priorità su tutte: la sicurezza dei cittadini. “Vibo è un posto – conclude – dove c’è criminalità organizzata e non organizzata e quella disorganizzata può fare più danni perché maggiormente percepita dai cittadini. Vibo è anche un posto dove esistono tantissime persone per bene. Spetta a noi riuscire a tutelare tutte le varie esigenze che di volta in volta si presenteranno”.

Foto in evidenza Guglielo Lo Schiavo

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