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“Rotta del tempo”, l’opera musicale dell’avvocato catanzarese Salvatore Gullì

rotta del tempo

di Antonio Battaglia – “Non è facile convivere con la mia passione artistica”. Salvatore Gullì è un noto avvocato cassazionista di Catanzaro, ma la toga sembra stargli stretta. Di giorno nelle aule e negli uffici dei tribunali, nel tempo libero armato di microfono o di penna. Cultore di filosofia politica, cantautore, scrittore civile: un autentico vulcano di idee ed energie, che ha di recente “eruttato” un capolavoro musicale. “Rotta del tempo”, un disco che attraverso tredici brani ci reimmette nel flusso del tempo, riattualizza i fatti dell’esistenza riportando al punto d’origine determinati stati emotivi. 

Il tempo viene dilatato attraverso i paesaggi sonori che Gullì dipinge e che portano l’ascoltatore verso orizzonti lontani diventati quasi irraggiungibili a causa della pandemia da Coronavirus. Merito dei suoi versi intensi, così come degli arrangiamenti a cura del pianista Maurizio De Paola e del contrabbassista Filippo Scicchitano, della direzione musicale e del coro voci di Lucio Ranieri (nel cui studio è stato masterizzato il disco) e di altri validissimi musicisti, fra cui la pianista e clavicembalista Rosanna Rizzello. L’affresco al ricco retroterra musicale viene completato dalla poliedrica chitarra di Ciccio Vescio, dalla rigorosa batteria di Attilio Montalto, dalla voce di Celeste Iiritano e dalla staordinaria tromba jazz di Rocco Riccelli. 

Il percorso musicale di Gullì

La musica è un minimo comune multiplo che ci accompagna nei ricordi, nelle esperienze e nei vissuti. Una passione che, nella vita di Gullì, è andata di pari passo con la legge: “Sono due componenti della mia personalità – dichiara ai nostri microfoni – Il mondo musicale schiude la mia interiorità, mentre quello forense, altrettanto essenziale, e’ parimenti rivelativo del mio complesso modo di essere ”.  Un amore nato  anni fa, grazie alla figura di Ferdinando Lomanno, insegnante di chitarra classica al Conservatorio di Vibo Valentia. Negli anni ’80, poi, la pubblicazione dei primi due brani: “Meritare l’alba” e “Trappole”:  un’alba difficile da raggiungere per le nuove generazioni, le trappole della tossicodipendenza. 

Con il passare degli anni nasce anche la necessità di dare in scena spettacoli incentrati sulle sue canzoni, che ammontano a un centinaio. “Nel paese che ha perso il filo” al Caffè delle Arti di Catanzaro, gia’ allora con  la partecipazione  del trombettista jazz Rocco Riccelli, del violinista Emanuel Salerno e del flautista Luigi Tassoni. Indimenticabile, nel suo percorso, anche il concerto “Le ali di Anne” in occasione della rassegna “Armonie d’Arte Festival”, in cui spiccano una canzone dedicata ad Anne Frank e un’altra a Sadako, bambina sopravvissuta ai bombardamenti atomici di Hiroshima, senza dimenticare “Piombo e piuma” dedicata ad un malato di scerosi multipla. Significativi due concerti a Roma, nel teatro “Keiros”, insieme alla pianista Rizzello ed a Rocco Riccelli. 

Il racconto dell’album traccia per traccia

Da qui, l’esigenza di realizzare un disco. La forza evocativa dell’opera è legata con un filo diretto alla vasta cultura filosofica, letteraria e musicale di Gullì. “Abbiamo la possibilità, attraverso l’arte, di riportarci a quei momenti che hanno determinato il nascere di un’emozione”. L’esordio avviene con “Argonauti”, eroi mitici che vanno alla ricerca del “Vello d’Oro”: in senso traslato, la ricerca è indirizzata ai valori dell’uomo che bisogna sempre rianimare. In seguito un riferimento alla “Vergine Europa”, un mambo che sottolinea la necessità di riaccostarsi alla dimensione sana e verginale dell’Europa. 

Il brano che dà il titolo all’album viene preceduto da “Canti di Rino”, il famoso Salvatore Antonio Gaetano che fu un giovane iconico per il suo modo di fare “schietto” in un’epoca difficile per l’Italia. Una canzone simbolo come “Nanà”, che rappresenta il nostro desiderio giovanile di libertà e voglia di vivere, e “Come Charlot”, dedicata al comico e giullare partenopeo Massimo Troisi. 

La tematica dell’amore viene affrontata in “Folle”, una composizione dal carattere intimistico che pone luce sul bisogno di sottrarsi alla donna che non si è riusciti a conquistare. La stessa profondità di “Mia anima”, un dialogo spirituale preceduto dal riferimento alla vitalità rinascimentale di Lucrezia Borgia, tratteggiata grazie alla corrispondenza epistolare con Pietro Bembo. Il percorso del disco prosegue con il clima utopistico di “Brigante”,  brano che tratta la vita eroica di un brigante che rinuncia alla storia d’amore con una fanciulla per contrastare la violenza e prepotenza baronale. 

“Tengo particolarmente al brano ‘Dissenso’ – ammette Gullì – perché rappresenta il mio modo di divergere dalla situazione attuale, che ci vede tutti succubi di quelli che chiamo ‘demonI’. Una canzone che, per l’appunto, richiama l’epica di “Argonauti”, “Come Charlot” e “Canti di Rino”. L’impossibilità di un rapporto idilliaco con la donna è invece il tema che anima “Fiaba”, con il cerchio che va poi a concludersi con “Uomo che ride”. Un brano tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo che rappresenta un uomo dal viso deformato e dal vissuto difficile, costretto a vivere in un carro itinerante con un filosofo e una dea cieca dalla nascita. “Metaforicamente – dice Gullì – è la vita di tutti noi; per tutta la rotta della nostra esistenza portiamo addosso fatica e maschera”.

Il connubio tra diritto e musica

Tredici punti dell’esistenza che vanno a richiamare i valori più autentici, racchiusi in una dimensione musicale dai contorni jazz. In conclusione, il focus non può che spostarsi sul connubio tra diritto e musica. A riguardo, il giurista Giorgio Resta scrisse un saggio sulla comparazione tra scienza giuridica e musica, due discipline performative legate dall’interpretazione. L’umanità ha un bisogno assoluto del diritto per armonizzare le reciproche volontà, così come della musica per il ristoro dell’anima. “La stessa energia interiore contenuta nei canti l’ho impiegata nel diritto – spiega Gullì – Mi sono battuto per la sensibilizzazione sulle questioni dell’acqua pubblica, per evitare che si edificasse una discarica che avrebbe inquinato tutta la provincia di Catanzaro, per frenare l’edificazione di pale eoliche in zone archeologiche. Il diritto potrebbe sembrare lontano dall’arte, ma la caratterizzazione piu’ profonda dell’essere umano ha bisogno di entrambi. E io, grazie alla mia passione, sono riuscito a congiungere le due dimensioni”.

 

 

 

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