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Salvini show a Catanzaro, ma a Spirlì saltano i nervi per un cartello contro l’omofobia

di Sergio Pelaia – La Lega riempie la piazza di Catanzaro con il Salvini show per la chiusura della campagna elettorale (qui la diretta integrale), ma la festa è un po’ guastata da una scenata di Nino Spirlì, a cui sul palco saltano i nervi per un contestatore che mostra pacificamente un cartello con scritto “sempre in lotta contro Salvini l’omofobia e tutti i confini”. Al ragazzo che lo esibisce in piazza il facente funzioni urla che “non deve rompere i coglioni con i cartelli” e aggiunge, tanto per ricordare di non essere stato mai eletto né ora candidato: “Sono frocio e presidente della Regione Calabria perché mi ha voluto Matteo Salvini, butta ‘sto cartello e vai a lavorare”.

“La signora dei vetrini”

Il resto del suo intervento, con le facce dei candidati a tradire qualche perplessità alle sue spalle, resta sullo stesso livello quando accusa Francesco Boccia di aver voluto il commissariamento della sanità – iniziato 11 anni fa con il governo Berlusconi e proseguito con i successivi governi di ogni colore politico – e Amalia Bruni (“la signora dei vetrini”) di essere stata “foraggiata dal Pd per anni” e di “essere diventata scienziata solo per aver mandato un vetrino in America”. Ovviamente ce n’è anche per Luigi de Magistris che “dice che i nostri sono mafiosi mentre il suo (il riferimento e a Domenico Lucano, ndr) è stato condannato a 13 anni e 2 mesi perché si è mangiato i fondi per l’immigrazione”.

L’orgoglio “calabrisi”

Prima di Spirlì calma piatta: per riempire la mezz’ora di ritardo con cui il leader è arrivato in piazza hanno preso la parola diversi dirigenti calabresi. A fare da presentatore è il commisario Sorical Cataldo Calabretta, poi Giacomo Saccomanno commenta con toni quasi agiografici la reazione di Salvini alla “questione Morisi” e a seguire Roy Biasi tenta di caricare la piazza con toni da dj anni ‘80 e Domenico Furgiuele dice “basta ai professoroni che si sono riempiti la bocca di legalità” e grida “nua simu calabrisi!” lanciando addirittura “la sfida alle stelle”. A riempire i tempi morti pensa pure il senatore Pasquale Pepe che da vicepresidente della Commissione Antimafia attacca prima Nicola Morra e poi anche “Antonio Conte – lo chiama due volte così e non Giuseppe – che non sa di cosa parla”.

“Vincerò”

Poi arriva Salvini e la piazza leghista tira quasi un sospiro di sollievo. Partono le note di “Vincerò” e lo stesso leader deve chiedere di abbassare il volume per poter cominciare il suo intervento. “Io non godo delle disgrazie altrui”, ma appena finisce di dirlo aggiunge che “ieri un Tribunale ha condannato il campione dei sindaci di sinistra, il genio che diceva se scappano i calabresi io la riempio di immigrati, e ha detto perché voleva tanto bene agli immigrati, perché rubava i soldi vostri, quelli delle pensioni, lucrando sulla pelle di questa gente qua”. Arriva il turno di de Magistris “che ha riempito di monnezza Napoli” e quindi “cosa che vuoi che faccia in Calabria…”. Agli slogan – “prima vengono i calabresi, poi il resto del mondo” – si alternano gli “impegni”, su tutti quello di restituire “al controllo dei calabresi gli ospedali calabresi e di intervenire sulle infrastrutture perché, come ha già detto tante volte in riferimento alla 106, “non può esistere la strada della morte nel 2021”.

“Prenderemo un mare di voti”

A chi ha governato nei decenni passati Salvini chiede retoricamente: “Ma dove li avete messi i miliardi che sono arrivati in Calabria negli anni?”. Poi ribadisce il no al ritorno della legge Fornero e alla riforma del catasto. E fa notare che oggi in Calabria c’è lui “e non ci sono Letta, Conte o Di Maio”. Salvini fa di nuovo scudo sui candidati con parentele ingombranti e si dice certo che “la Lega prenderà un mare di voti di calabresi per bene”. Aggiunge che “a qualcuno conviene usare la scusa della ‘ndrangheta per coprire la sua incapacità a governare questa terra” e per passare all’immigrazione, ricordando di dover andare a processo a Palermo, attacca pure Richard Gere che verrà a testimoniare in Tribunale: “Ma portateli negli Stati Uniti un po’ di immigrati”.

La frittata di Fiumefreddo

Però ricorda di essere stato di recente nelle comunità albanesi in Calabria e quindi precisa che “l’immigrazione di gente per bene è positiva per questo Paese, sono i benvenuti, ma ne ho le palle piene di scippatori e spacciatori che vengono qua e si prendono pure il reddito di cittadinanza”. Resta lo spazio per la consumata battuta sulla dieta impossibile da seguire in Calabria e per menzionare “la frittata di patate di Fiumefreddo Bruzio”. Quindi la chiusura con una considerazione che non faranno solo i suoi fan: “Sarebbe stato impensabile fino a qualche anno fa che la Lega potesse raccogliere migliaia di voti di calabresi”.

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