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San Mango D’Aquino, Santacroce: “L’impianto di smaltimento di rifiuti pericolosi va bloccato”

Recovery Fund

“Non sempre la realizzazione di nuovi impianti, di qualsiasi natura, porta automaticamente benefici, ricchezza e lavoro in un territorio, anzi ci sono casi nei quali porta solo danni e pericoli”. Esordisce così Frank Mario Santacroce, consigliere regionale di Forza Italia, il quale ha accolto l’appello rivoltogli dall’assessore comunale del piccolo borgo posto a cavallo tra le provincie di catanzaro e cosenza, Francesco Marsico, la cui amministrazione aveva espresso parere contrario nel corso della conferenza dei servizi dello scorso mese di giugno 2020 tenutasi presso il dipartimento ambiente e territorio della regione calabria.

Dall’iter procedurale sviluppatosi dopo la delibera comunale con la quale era stato concesso alla società SA2 Consulting SAS di subentrare su un area e in tal modo mettendola nelle condizioni di formalizzare una richiesta di autorizzazione alla costruzione ed esercizio di un impianto per la messa in riserva e lo smaltimento di rifiuti pericolosi sono emerse, infatti, alcune anomalie e criticità evidenziate anche in due note depositate dall’avvocato Mario Chieffallo per conto di un comitato cittadino e dall’ufficio tecnico comunale che non sono state superate dagli esperti degli enti che hanno partecipato alla conferenza, Arpacal, Asp, Ato, Provincia e Regione e che non potevano pertanto portare al rilascio di un parere favorevole tanto più che mancherebbe all’appello il completamento della procedura VIA nell’iter intrapreso.

In più appare quantomeno dubbio la realizzazione di un impianto di siffatta natura in un’area che lo stesso ufficio tecnico comunale nel certificato di destinazione urbanistica del 25 maggio scorso indica come zona E ossia agricola per l’assenza di un regolamento operativo adottato e non dunque in zona D (area PIP) e per una serie di ulteriori criteri impeditivi che vanno dalla destinazione d’uso del terreno fino alla presenza di vincoli ambientali e paesaggistici considerato che la zona ha una intensa attività e filiera di produzione di olio EVO che potrebbe essere compromessa dall’opera fino alla vicinanza dell’opera ad una zona di interesse archeologico per la presenza di una Chiesa risalente al 1600. In questo quadro generale la Regione Calabria non può e non deve proseguire nell’iter di rilascio di autorizzazioni fin quando non ha accertato per bene le lagnanze esposte e risolto ogni dubbio. Preoccupa ad ogni modo – prosegue il consigliere Santacroce – che un intervento che i cittadini pensavano fosse limitato allo smaltimento di olio esausto mentre la tipologia di materiale smaltibili sono molti altri e ben più pericolosi.

È facile intuire come la realizzazione di un impianto di tale natura collocata a ridosso del centro abitato, in prossimità di un area altamente antropizzata e con diverse attività agricole produttive confinanti potrebbe provocare la morte dell’economia locale senza escludere i danni che questo tipo di impianti notoriamente producono nell’area. A questo punto ho rivolto una nota ai competenti uffici del Dipartimento ambiente della regione calabria di avviare ogni iniziativa utile per sospendere la procedura e accertare le lagnanze mostrate dalla comunità di San Mango d’Aquino che meritano di essere ascoltate e tutelate specie in ordine alla assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale del progetto. L’augurio – conclude il consigliere Santacroce – è che in tempi brevi già prima della fine dell’anno l’iter procedurale venga riesaminato e accolte le osservazioni”.

© Riproduzione riservata.

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