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Sangue e vendette nelle Preserre vibonesi, il processo si chiude con 7 condanne

di Mimmo Famularo – Sette condanne e cinque assoluzioni. E’ il verdetto del Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Tiziana Macrì (a latere Brigida Cavasino e Gilda Danila Romano) nel processo scaturito dall’operazione denominata “Black Widow” con la quale si è fatta luce sul duplice tentato omicidio di Giovanni Nesci e del fratello affetto dalla sindrome di down compiuto nel luglio del 2018. Nel corso della sua requisitoria il pm antimafia Annamaria Frustaci aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati con pene dai tre ai dodici anni ma la sentenza di primo grado ridimensiona l’ipotesi accusatoria.

Le condanne

La pena più alta è stata inflitta a Viola Inzillo, residente a Gerocarne e condannata a 6 anni di reclusione e 10.300 euro di multa; a 5 anni e 8 mesi di reclusione più 9mila euro di multa sono stati condannati la sorella Rosa Inzillo e Michele Nardo, entrambi di Sorianello ed  entrambi assolti dal reato di tentato omicidio. Salvatore Emanuele e Ferdinando Bartone dovranno scontare una pena pari a 4 anni di reclusione e pagare una multa di 8mila euro mentre Teresa Inzillo è stata condannata a due anni e 4 mila euro di multa (assolta limitatamente all’ipotesi di porto d’arma da fuoco). Dichiarata sospesa la pena per Maria Rosa Battaglia alla quale il Tribunale ha inflitto una condanna a 10 mesi e 20 più più 4 mila euro di multa.

Le assoluzioni

Cinque gli imputati assolti da tutte le accuse. Si tratta di Vincenzo Cocciolo di Gerocarne, Antonio Farina di Soriano Calabro, Domenico Inzillo di Francica, Gaetano Muller di Sorianello e Michele Idà di Gerocarne. Per i giudici che hanno emesso il verdetto “non hanno commesso il fatto”. Dichiarate quindi cessate le misure cautelari per Vincenzo Cocciolo e per Gaetano Muller che, tuttavia, resta detenuto perché coinvolto in un altro procedimento penale.

Operazione “Black widow”

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, è stata condotta dalla Squadra Mobile di Vibo. Secondo l’accusa Antonio Farina, Rosa Inzillo, Michele Nardo e Bruno Lazzaro (ucciso in un agguato successivamente) avrebbero concorso tra di loro nell’organizzazione e nell’esecuzione del tentato omicidio. Rosa Inzillo e Michele Nardo sarebbero stati gli istigatori e i mandanti mentre Antonio Farina ed il defunto Bruno Lazzaro si sarebbero occupati materialmente dell’esecuzione del progetto omicida. Il fallito agguato, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, è avvenuto nella tarda serata del 28 luglio del 2018 in uno stabile disabitato di Sorianello, su corso Vittorio Emanuele II, di fronte all’abitazione dei due giovani che stavano rincasando. Nei loro confronti sarebbero stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco. L’inchiesta, scaturita proprio da questo duplice tentato omicidio, fa luce su uno spaccato delle attuali dinamiche criminali dell’entroterra vibonese, piegato oramai da decenni dalla contrapposizione per il controllo del territorio delle famiglie Loielo da una parte ed Emanuele-Maiolo dall’altra.

Il collegio difensivo

Nel collegio difensivo erano impegnati gli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Nazzareno Latassa, Marcello Scarmato, Giuseppe Di Renzo, Gianni Russanno, Vincenzo Galeota, Pamela Tassone.

Sangue e vendette nelle Preserre vibonesi, chieste 12 condanne (NOMI)

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