Sanità calabrese tra emergenze e deriva verso il privato, pressioni su Di Furia: “Ho avuto paura, ma resto”

La dirigente generale dell’Asp di Reggio Calabria racconta a "Presadiretta " le emergenze della sanità e le pressioni subite. Amodeo: "Siamo in guerra"

“Ho avuto un episodio che mi ha messo paura, ma che preferisco non raccontare. Sono pressioni legate al mio ruolo, per altro poco tempo dopo che ero arrivata. Subite le pressioni ho capito una cosa sola, che stavo nel posto giusto. Ho detto: se è così che mi vogliono mandar via, allora è sicuro che rimango”.
Sono significative le parole pronunciate dalla dirigente generale dell’Asp di Reggio Calabria, Lucia Di Furia, in un’intervista concessa “Presadiretta”, che andrà in onda questa sera su Rai3.
Nel mirino del reportage, di cui sono già disponibili le anticipazioni, ci sono le criticità della sanità calabrese e il rischio di una privatizzazione del sistema sanitario nazionale sempre maggiore
“Venire da fuori – ha detto Di Furia – mi dà la possibilità di non avere nessun tipo di relazione con nessuno, quindi una libertà totale. Io non sono amica di nessuno da queste parti”.

Le prime impressioni e le minacce

“Io non conoscevo niente della Calabria – ha continuato la dirigente ai microfoni di “Presadiretta” – ma la parola Locride la conoscevo pure io che stavo nelle Marche. Lei consideri che quando sono arrivata io qui c’è stata una retata hanno portato via medici, già che erano pochi li hanno pure portati via”.
E cosa ha trovato al suo arrivo? “Una situazione molto arretrata sul versante tecnologico, amministrativo, infrastrutturale e di professionalità – ha detto – una carenza veramente enorme. Qui quello che ho trovato è assolutamente la paura di firmare qualunque carta. I soldi paradossalmente ci sono. Ma le dico: all’ospedale di Locri non ci sono i letti, ma di che cosa vogliamo parlare? Cioè io non immaginavo che ci potessero essere ospedali con i letti così antichi. Semplicemente non sono stati comprati nel corso del tempo”.
“Questo territorio – ha continuato la dirigente generale dell’Asp di Reggio Calabria – si rende attrattivo innanzitutto dando ai professionisti quello che a loro spetta. Io ho trovato una situazione disastrosa anche su questo versante, cioè professionisti a cui non erano pagati i buoni pasto dal 2006. Professionisti che non hanno gli incarichi. Cosa dovuta per contratto collettivo. Io penso che rispetto alle scarse risorse forse qualcuno sta pensando di utilizzare il privato per non finanziare il pubblico. Noi in questo momento stiamo lavorando soprattutto sul Pnrr per evitare di perdere ulteriore tempo. Abbiamo 17 case della comunità”.
E alla domanda circa chi mettere in queste case, Di Furia è lapidaria: “Questo è un bel problema”. Sulle minacce ricevute, ha invece raccontato la dirigente, “devo essere onesta, ho avuto un episodio che mi ha messo paura, ma che preferisco non raccontare. Sono pressioni legate al mio ruolo, per altro poco tempo dopo che ero arrivata. Subite le pressioni ho capito una cosa sola, che stavo nel posto giusto. Ho detto: se è così che mi vogliono mandar via, allora è sicuro che rimango”.

Amodeo: “Siamo in regime di guerra. C’è una deriva verso il privato”

“Qui bisogna fare una rivoluzione culturale e poi dopo che avrai fatto la rivoluzione culturale, vai a combattere e vincerai la guerra”. Sono invece queste le parole di Vincenzo Amodeo, primario di cardiologia dell’Ospedale “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena, nominato lo scorso settembre primario ad interim anche presso l’Ospedale di Locri. Parole che seguono i dati inquietanti ripresi dal programma di Rai 3 circa l’ultimo Rapporto Svimez in cui emerge come la Calabria sia l’ultima regione in Italia per spesa corrente in sanità e la prima per migrazione sanitaria.
“Quando sono arrivato a Locri – ha spiegato Amodeo – ho detto: siamo in regime di guerra. Quando si va in guerra bisogna avere armi e soldati. Le armi sono le attrezzature, i soldati sono i medici”. E non bastano i quasi 300 medici cubani arrivati in soccorso, il quale ha precisato come a Polistena si lavori ancora sotto organico. “Sono per la sanità pubblica da sempre – ha concluso – però mi rendo conto, e non riguarda solo la Calabria, che c’è una forma di deriva verso la sanità privata”.

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