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Sanità, Corte dei conti: “I calabresi da 10 anni stanno pagando le voragini del sistema”

Le tante patologie della sanità calabrese sono state illustrate nella relazione del Referendario Stefania Anna Dorigo durante l’udienza pubblica della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti dedicata al giudizio di parifica del Rendiconto generale della Regione Calabria per l’esercizio 2019.

“La Regione Calabria – ha evidenziato Dorigo in apertura -, dal 2009, è in condizione di piano di rientro sanitario: un documento varato senza neppure riuscire a quantificare correttamente il disavanzo a causa di un contesto di assoluta inattendibilità, come ben evidenziato, nel 2008, nella relazione al Parlamento del Prefetto Silvana Riccio. Il deficit a fine 2009 è stato infine quantificato in € 262,961 mln che, al netto delle coperture finanziarie relative alla fiscalità regionale, si sono tradotti in un disavanzo da recuperare di € 104,304 mln”.

L’ultimo bilancio approvato dalla sanità calabrese risale al 2014

“Questa quantificazione, è bene precisare, riflette le segnalazioni del conto economico consuntivo del Servizio Sanitario Regionale presenti sulla piattaforma di dati NSIS, curata dal Ministero della Salute: infatti, la sanità regionale non ha sempre approvato i bilanci, e gli ultimi atti ufficiali di bilancio risalgono, in specie, al 2014. Ciò premesso, dieci anni dopo, ossia a fine 2019, il disavanzo sanitario è passato a € 225,418 mln di euro. Dopo il conferimento delle coperture derivanti dal gettito delle aliquote fiscali massimizzate il risultato di gestione evidenzia un disavanzo di 118,796 mln di euro. In considerazione del disavanzo non coperto relativo all’anno 2018, pari a 41,813 mln di euro, il disavanzo complessivo cui dare copertura al 31.12.2019 è pari a 160,609 mln di euro. Secondo il Tavolo tecnico che monitora il piano di rientro, questo dato potrebbe ridursi a € 98,013 mln di euro tenendo conto del possibile stralcio di alcuni crediti oggetto di svalutazione”.

La Corte dei Conti ricorda che “in questi dieci anni i cittadini calabresi hanno continuato a finanziare copiosamente la sanità con il versamento delle extraliquote Irap e Irpef, finalizzati a ripianare appunto i disavanzi che via via si manifestavano. In altre parole gli abitanti della Calabria stanno da 10 anni colmando una voragine finanziaria che cresce e si alimenta di anno in anno. A fronte di questi sacrifici finanziari, i medesimi cittadini non godono di servizi sanitari adeguati. I Lea sono giudicati adeguati quando raggiungono un punteggio di 160 o un livello compreso tra 140 e 160 in assenza di criticità: ebbene, dopo molti anni solo nel 2018 la Regione Calabria parrebbe aver raggiunto un punteggio adeguato, cioè 162, che comunque tradisce ancora numerose anomalie, come screening oncologici inadeguati e scarsità di posti letto. Nel bilancio della gestione sanitaria a fine 2019 sono presenti crediti verso lo Stato per circa 428 milioni. Il decreto legge 34 del 2020 – prosegue la magistratura contabile – prevede che, a causa dell’emergenza Covid, tutte le Regioni a Statuto ordinario potranno usare questi crediti come base per anticipazioni di liquidità fino al 99% del valore de crediti: è previsto quindi un sostegno in termini di cassa e liquidità, ma non si tratta di un aiuto collegato alla peculiare situazione finanziaria calabrese”. La Corte dei Conti, prosegue la relazione, “non può non evidenziare che il disavanzo sanitario, a differenza di quello accumulato da un Comune, non mette in pericolo i livelli dei servizi pubblici di un territorio circoscritto, ma pregiudica la realizzazione dei Lea per tutti gli abitanti di una regione: è messa in pericolo la piena tutela della salute, che è il diritto dei diritti, per i circa due milioni di calabresi”.

“Tutte le Asp e le AO chiudono il 2019 in perdita”

“Ad eccezione della Azienda Ospedaliera “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria – ha evidenziato la relatrice Stefania Anna Dorigo  – , tutte le ASP e le AO chiudono il 2019 in perdita. Complessivamente, le perdite di esercizio degli enti del sistema sanitario regionale ammontano – prima delle coperture regionali – a circa € 223 mln. Oltre a ciò, permane la assoluta opacità amministrativa che connota la gestione di molte di queste aziende, il cui esempio più evidente è quello della ASP di Reggio Calabria. La Sezione ha inoltre effettuato, nell’esercizio, un approfondito esame – con la collaborazione dei Collegi Sindacali degli enti del Servizio Sanitario Regionale (SSR) – relativo alla situazione debitorie delle Aziende. Nel rinviare alla relazione al presente giudizio per gli aspetti di dettaglio, ritengo importante evidenziare alcuni dati. In base alle informazioni disponibili i debiti scaduti verso i fornitori degli enti del SSR attualmente superano i 604 mln di euro2, ma sono dati incompleti: infatti, mancano quelli relativi alla ASP di Reggio Calabria per la quale, stante anche la assenza di bilanci approvati fin dal 2013, è tuttora impossibile la ricostruzione dei debiti nel tempo accumulati”.

“Mater domini, la più lenta nei pagamenti alle aziende”

“Le passività citate generano cospicui interessi di mora, anche perché i tempi di pagamento medi delle Aziende nel 2019 sono stati di 195 giorni (si va da un minimo di 5 giorni per la AO di Cosenza, ad un
massimo di 946 giorni per la “Mater Domini” di Catanzaro) e gli interessi di mora “scattano” dopo 60 giorni dalla scadenza del debito. Nel 2019 i debiti in parola hanno quindi originato interessi ed oneri accessori (interessi legali + spese legali) per circa € 33 mln (escludendo la ASP di Reggio Calabria, per cui i dati non sono disponibili). Inoltre, i pagamenti effettuati con anticipazione di cassa ammontano a circa 1,8 miliardi di euro, con conseguente maturazione di ca 12,6 mln di euro di interessi passivi al Tesoriere; gli oneri potenzialmente derivanti da contenzioso, infine, sono pari a oltre 686 mln di euro”.

Lo Presti: “Attenzione alla riscossione delle entrate tributarie”

“Le aziende sanitarie della Calabria hanno pagato per interessi e spese legali, nell’esercizio 2018, la somma di oltre 23 milioni di euro e nel 2019 oltre 32 milioni di euro. Appare evidente che se i pagamenti fossero stati tempestivi, tali somme, complessivamente oltre 55 milioni di euro, avrebbero potuto essere destinate a incrementare le prestazioni sanitarie, piuttosto che, come avvenuto, a compensare i creditori per il ritardo nei pagamenti dei loro crediti”. Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti di Catanzaro Vincenzo Lo Presti nel corso della teleconferenza sul Giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Calabria per l’esercizio finanziario 2019.
La Corte dei Conti, ha spiegato Lo Presti, ha dedicato particolare attenzione “alla riscossione delle entrate tributarie, che è apparsa insufficiente perché ha determinato la formazione di ingenti residui attivi, ossia crediti non riscossi con consequenziale riduzione della liquidità di cassa e ritardo nella tempestività dei pagamenti”. L’ “esempio monstre”, in questo senso, arriva, in Calabria, proprio dalla gestione sanitaria. «Dalla intempestività dei pagamenti – ha aggiunto Lo Presti – derivano anche ulteriori costi indiretti: infatti gli imprenditori contraenti con l’amministrazione mettono in conto il ritardo del pagamento e lo fronteggiano aumentando il costo del servizio reso”. Il presidente Lo Presti ha evidenziato un altro risvolto della medaglia: la costante crisi di liquidità nella quale si trovano le aziende in credito con la pubblica amministrazione.
“Aziende – ha detto il presidente della Corte dei conti – che, pur non riscuotendo il loro credito, sono egualmente tenute a versare contributi e imposte. Il ritardo nei pagamento drena quindi ingenti somme dal sistema economico costringendo gli imprenditori al ricorso al credito, spesso a condizioni onerose se non usuraie. Invece se la Pubblica amministrazione onorasse tempestivamente i propri debiti ciò costituirebbe un volano per lo sviluppo economico e la conseguente immissione di liquidità sul mercato favorirebbe la ripresa economica”. (bru. mir.)

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