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Sanità, i sindacati contro la gestione commissariale: “Saranno di nuovo tutti assolti”

cgil

“Appare paradossale la dinamica su cui si sta sviluppando, in Calabria e nel nostro territorio, il dibattito sulla sanità e sui problemi anche solo apparentemente correlati alla emergenza Covid 19. Se non ci trovassimo nel pieno di una tragedia reale che si manifesta con un terribile impatto sulla società italiana, europea e mondiale, in termini di sofferenza, disagio, lutti e malcelati egoismi, la situazione apparirebbe tragicomica. La regione Calabria e quindi tutti i suoi territori, è stata inserita tra le regioni ad alto rischio con limitazioni importanti anche sui movimenti all’interno delle province. Questo perché, come dimostra anche il famoso indice di contagio RT il Servizio Sanitario Regionale continua a manifestare la sua persistente fragilità. Nonostante i vari Commissari pagati dai calabresi e mandati in questa regione con un mandato preciso”. Lo affermano in una nota le segreterie di Cgil Area Vasta, Fp Cgil Area Vasta e Fp Cgil Medici.

Il mandato non è stato rispettato

“Il nostro interrogativo – continua la nota –  visto che, anche dalle motivazioni: che correlano l’ultimo Dpcm e che riportiamo testualmente: “situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo”, emerge palesemente che il mandato non è stato rispettato; avranno delle colpe? O assisteremo alla solita assoluzione di massa.  In particolare, cosa avverrà rispetto all’ultima “tornata” commissariale che era stata fortemente “irrobustita” dal decreto Calabria e che ha prodotto zero risultati. Anche costoro se ne torneranno mestamente a casa, si spera in fretta, senza aver in nulla contribuito al miglioramento della sanità regionale, specie nel nostro territorio che tra le altre cose, con buona pace di tutti,  ricomprende anche il capoluogo di regione. I calabresi viceversa dovranno, purtroppo, soltanto ritenersi soddisfatti nell’aver contribuito alla maggiore floridità economica dei commissari”.

Non possiamo rimanere in silenzio

“Intanto nell’ Area Vasta si assiste imbelli, senza che il competente dipartimento regionale intervenga, anche alla vicenda dell’attivazione dei posti letto richiesti dal commissario Zuccatelli alla “patria” università. Posti che sono, dal nostro punto di vista, dovuti fosse anche solo in ossequio ai fatti che vedono la struttura identificata quale riferimento regionale.  Ci chiediamo, unitamente  ai nostri iscritti, agli utenti, ai pazienti, ai pensionati ed ai tanti cittadini che, con dignità senso civico e legittime aspettative sulla qualità degli standard dei servizi sanitari, non si uniformano al perdurante “calabroitalico” menefreghismo, se lo stesso senso di responsabilità non sarebbe doveroso da parte di chi esercita le magnifiche funzioni gestionali di un meccanismo che potrebbe passare dal penoso al virtuoso se solo ci fosse la volontà e la capacità di mettere in atto poche semplici azioni mirate. Specie quanto dalle chiuse stanze della Regione ci spiegano, con tanto di specifico provvedimento, sulle ulteriori restrizioni regionali, ricondotto ai contagi degli ultimi giorni. È sotto gli occhi di tutti, purtroppo, che la Regione ha trascorso tutta l’estate senza comprendere che avrebbe dovuto prepararsi per tempo alla nuova recrudescenza ed alla attesa e pronosticata seconda ondata pandemica. Si è continuato a spender soldi, a nostro avviso, in totale assenza di lucidità e programmazione, senza mettere mano con urgenza quantomeno al necessario per la messa in sicurezza del Servizio Sanitario Regionale e dei cittadini calabresi.

Dati non reali e mala gestione

“Chi aveva ed ha tuttora questa responsabilità, – continua la nota delle segreterie – ed il riferimento all’onnipresente e onnisciente Belcastro è d’obbligo, ha forse pensato che la buona sorte, sotto forma di concetti basici quali l’accreditamento, avrebbe continuato a garantirli giusto mandato divino? Eppure bastava, come i calabresi banalmente e legittimamente si aspettano, potenziare la rete di laboratori pubblici esistenti nella regione, per come identificati dal DCA di riferimento, facendo della capacità di diagnosi diffusa e rapida di Sars CoV 2, il fulcro del tracciamento. In questo senso appare chiaro che il solo centro del territorio area vasta, in linea con richieste diagnostiche e gestione dei tempi, è la struttura della Microbiologia universitaria la quale, per come alla sua mission genetica, sembra continuare a mantenere la lucidità necessaria ai tempi utilizzando le piattaforme diagnostiche per covid 19 anche in supporto ai territori in crisi. A futura memoria restano mancanze ed inadempienze da addebitare ad evidenti colpevoli inerzie. Ove mai questo non bastasse, va ancora posto in risalto come fosse ed è inutile la corsa alla creazione di centri Covid 19, paventati o invocati ad ogni piè sospinto ed a ogni costo, per una semplice certezza: anche se avessimo la possibilità di aprire un centro Covid in ogni realtà urbana della nostra regione non esiste il numero di specialisti medici necessari per la loro gestione  Dichiarare l’operatività di posti letto di terapia intensiva non rispondente al reale, così come il dato ballerino sul loro tasso d’occupazione in qualche azienda testimonia la perdurante inconsistente gestione delle strutture. Nel prendere atto  della  stolta “bolla papale” regionale che si è abbattuta sulle strutture pubbliche, senza comprendere che la sanità non può essere, per un tempo così lungo, Covid dipendente, ci è facile prevedere che la mesta ed inaccettabile conseguenza  sarà un aumento considerevole del flusso sul privato accreditato che, in una situazione di questo tipo indotta dal gestore politico, avrà a ben donde il diritto di vedersi riconosciuto l’eventuale splafonamento del budget affidato,  che ricadrà  ancora e soltanto sulle spalle e sulle tasche dei cittadini calabresi. Davvero presidente ff, commissario ad acta e dipartimento non lo immaginano? E di nuovo “colpevolmente” andranno ancora tutti assolti ?

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