Sanità in crisi: la storia di Titina, con un piede amputato e sola in casa all’ultimo piano

L’ex baby sitter precaria ha perso un piede per un’infezione. Riceve meno di 2 ore al giorno di assistenza domiciliare e vive della solidarietà altrui

La storia di Concetta Zinno, per tutti Titina, è una storia che mette insieme diversi drammi sociali, da quello della povertà e dell’indigenza, soprattutto per le persone sole, a quello del cattivo funzionamento della sanità e del welfare del Sud d’Italia. Sola, 58 anni, baby sitter precaria nel quartiere del Vomero, a Napoli, la signora Titina vive all’ultimo piano di un palazzo fatiscente nel Rione Sanità. “Una casa scassata, rotta, ma che è sempre stata pulita” ci dice.

Titina vive del suo lavoro di baby sitter precaria e non ha altre entrate, per questo ha continuato a lavorare ogni giorno trascurando una infiammazione al piede. Fino a quando per il dolore non riesce più ad andare avanti e si reca in ospedale. Da lì l’operazione di amputazione parziale del piede destro e il calvario successivo che ne è conseguito.

Titina vive del suo lavoro di baby sitter precaria e non ha altre entrate, per questo ha continuato a lavorare ogni giorno trascurando una infiammazione al piede. Fino a quando per il dolore non riesce più ad andare avanti e si reca in ospedale. Da lì l’operazione di amputazione parziale del piede destro e il calvario successivo che ne è conseguito.

“Spero di essere ricoverata in una struttura”

Arrivata all’Ospedale “Pellegrini” di Napoli la situazione del piede di Titina sembra da subito gravissima. “Io ho lavorato fino all’ultimo, non pensavo di avere qualcosa di veramente molto grave, invece dall’infezione si era già passati alla cancrena”, ci racconta. Dopo gli accertamenti viene immediatamente chiamato un chirurgo per operarla d’urgenza. Le prime tre dita del piede sono già in necrosi. I medici riescono a non amputare tutto, ma mezzo piede viene asportato perché la cancrena aveva già fatto il suo corso.

Da lì inizia un percorso di abbandono, per una paziente povera, multiproblematica e che aveva chiarito la sua situazione. “All’ospedale lo sapevano che io sono sola e abito all’ultimo piano senza ascensore – spiega – io ero convintissima che una volta dimessa mi avrebbero ricoverato in una struttura, non dico per la fisioterapia perché è presto, ma almeno per curarmi. Ed invece mi sono ritrovata qua, bloccata in un letto, senza poter fare niente”.

Nella sua casa diroccata all’ultimo piano di un vicolo del Rione Sanità, la signora Titina riesce solo a stare a letto. Dall’ospedale non hanno avviato nessun percorso di presa in carico post operatorio per la degenza. La signora riceve ad oggi solo 10 ore di assistenza domiciliare a settimana, all’incirca poco meno di 2 ore al giorno, in un’operatrice socio sanitaria la accudisce, oltre all’infermiere che passa a cambiarle le fasciature.

Ma la signora Titina avrebbe bisogno di un supporto maggiore. La sua casa, come lei stessa racconta, è “scassata” ma sembra curata. Per cucinare c’è un fornellino elettrico, il frigo è senza luce ma funziona, il bagno è evidentemente ricavato da un corridoio e la signora non riesce ad accedervi da sola. Il balcone non ha la ringhiera, gli infissi non si chiudono, per giunta, senza entrate, la signora Titina vive della solidarietà altrui, anche di quella degli operatori che si prendono cura di lei nelle 10 ore settimanali.

“Ho bisogno di aiuto”

Quello di cui avrebbe bisogno la signora è un’assistenza giornaliera per un numero maggiore di ore, una assistenza psicologica ed un sostegno, in attesa che l’iter per la concessione della pensione di invalidità faccia il suo corso. Difficile al momento immaginare che lei possa tornare a lavorare come faceva prima, e difficile immaginare un impiego diverso a 58 anni.

Per ora il cibo arriva dalla solidarietà di chi l’ha conosciuta e le è intorno, così come l’acquisto di alcune medicine e dei piccoli supporti. Ma poi? Cosa ne sarà della vita di Titina? “Il mio appello è al Comune, non voglio restare così abbandonata, ho bisogno di aiuto”, dice. La speranza è che per la signora Titina si possa avviare attraverso il welfare municipale e l’azione integrata dei servizi sociali e sanitari, un percorso di presa in carico più strutturato, che le consenta nell’immediato di non vivere all’ultimo piano di un palazzo fatiscente, ma in futuro di riuscire ad avere una vita dignitosa, come ha sempre fatto fino ad adesso, trascurando anche la sua salute. (Fanpage)

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