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Sant’Anna, Usb scrive a Longo: “Non possiamo più aspettare”

Sant'Anna 03

“Non aspetteremo le prossime festività nelle tende del presidio  Sant’Anna di Catanzaro, ne tanto meno in quelle di tutte le strutture sanitarie calabresi occupate che non decollano, ma che si continuano ad affossare. Non possiamo più attendere, oggi il governo nazionale e regionale deve definire ed attuare i nuovi e più elevati  livelli essenziali di assistenza, è un atto di evoluzione che oramai si attende da tempo ed un elemento di chiarificazione importante per l’efficienza e la piena funzionalità del Servizio Sanitario calabrese”. Lo scrive in una nota l’Usb.

Cittadini costretti all’emigrazione

“Siamo stanchi- scrive ancora il sindacato – di attendere dietro le porte per parlare di sanità in Calabria, non deve essere il sindacato a lottare per quella sanità indispensabile a tutti, che qua in Calabria non trova risposte se non piccoli espedienti per continuare a tagliare, da nord a sud della regione,   -con un piano  vaccinale adeguato e senza furbetti, una sanità che si occupi su tutto il territorio della medicina ordinaria del diritto alla cura e alla tutela degli ammalati. Qua invece di parlare di rilancio della sanità ci nascondiamo dietro i vellutati e nuovi uffici del dipartimento alla ‘salute'( salute di chi non sappiamo)  -riteniamo  necessario ridefinire un piano di intervento per garantire ai cittadini la cura alla propria salute,  nel caso del Sant’Anna Hospital, le cure cardiologiche che con una lavatina di spugna, la vigilia di natale 2020 le hanno asfaltate,  – ponendo al centro un connesso piano di assunzioni  al fine di togliere dall’ angoscia gli operatori del settore, i primi che subiscono il sovraccarico di lavoro, la carenza di personale o il demansionamento. Un riforma regionale complessiva con l’obiettivo della  tutela dei Servizi sanitari per tutti che riduca gli sprechi, anche alla luce delle spese ‘pazze’ che si continuano a perpetrare nelle ovattate stanze della burocrazia regionale, -oltre ad insistere sul non trovarci assolutamente d’accordo, che i cittadini calabresi debbano subire gli effetti di una diversa qualità nei servizi sociali e sanitari, a causa di un sistema sanitario disomogeneo lungo la Penisola, costretti ad emigrare”.

Siano garantiti i posti di lavoro

“Mettiamo fine – conclude la nota – a un servizio sanitario rabberciato ogni giorno e drenato di risorse, cominciando a garantire i 300 posti di lavoro del Sant’Anna, ed un piano regionale che non parli di poche assunzioni  discosto dal compensare le perdite di questi anni, che non bastano nemmeno tenere in piedi i servizi, la Calabria ha bisogno di organici ! – di assumere centinaia  di lavoratori  che   operano nell’interesse dei cittadini per il mantenimento dei livelli essenziali assistenza. Non possiamo accettare che restino  nel limbo le migliaia di professionisti che lavorano nel Ssr questo significa affossare ancor di più il nostro sistema sanitario regionale se ancora ce ne fosse bisogno”.

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