Sant’Onofrio dopo l’arresto di Bonavota: tra silenzi “tattici” e calma apparente

Poca voglia di esporsi nel feudo del clan. La cattura del latitante irrompe in piena campagna elettorale ma nessun commento arriva dai tre candidati alla carica di sindaco
Sant’Onofrio dopo l’arresto di Bonavota: tra silenzi “tattici” e calma apparente

L’atmosfera, apparentemente, è quella di sempre. La vita a Sant’Onofrio, feudo indiscusso del clan Bonavota – radici ben piantate nell’agro vibonese e ramificazioni romane e nel cuore industriale del nord Italia – prosegue con il suo lento e placido incedere. L’attenzione di tutti è catalizzata dalle prossime elezioni comunali. Il paese tornerà alle urne, il 14 e 15 maggio, per eleggere il nuovo Consiglio, dopo che l’ultimo, durato appena 500 giorni, è andato gambe all’aria per le dimissioni della maggioranza dei componenti.

L’arresto del capo clan Pasquale, catturato ieri dal Ros nella cattedrale di Genova, è come un sasso precipitato in uno stagno che guarda da tutt’altra parte. E come un sasso, che in un batter d’occhio finisce sul fondo lasciando in superficie solo flebili increspature, la notizia non sembra aver innescato grandi conseguenze né particolari riflessioni.

L’arresto del capo clan Pasquale, catturato ieri dal Ros nella cattedrale di Genova, è come un sasso precipitato in uno stagno che guarda da tutt’altra parte. E come un sasso, che in un batter d’occhio finisce sul fondo lasciando in superficie solo flebili increspature, la notizia non sembra aver innescato grandi conseguenze né particolari riflessioni.

Curiosità morbosa sui dettagli dell’arresto

Se ne parla, chiaramente. Il dettaglio dello ‘ndranghetista preso in preghiera alimenta suggestioni figlie della religiosità distorta degli uomini di malaffare. La curiosità di sapere a chi fossero intestati i documenti utilizzati da Bonavota (Calabria7 ha scoperto che si tratta di una persona del posto) fomenta congetture. Il dubbio sulle coperture di cui ha goduto nel capoluogo ligure, così come nel suo paese natale, suscita smodato interesse. Ma il tutto, neanche a dirlo, rimane relegato ai conciliaboli dei capannelli in piazza. Mezze parole dette sottovoce. Poca voglia di esporsi.

Meglio concentrarsi sulle elezioni, studiare le mosse dei contendenti sistematicamente appollaiati davanti alle rispettive sedi elettorali, aperte a pochi metri l’una dall’altra a presidiare la piazza. Già la piazza. La stessa dove sorge il bar già intestato a Nicola Bonavota, fratello di Pasquale, più volte chiuso dalla Prefettura per motivi di ordine pubblico. Con le conseguenti proteste del titolare per ottenerne la riapertura. Ora, all’indomani dell’arresto, pochi avventori sostano davanti all’ingresso solitamente brulicante di persone.

Si parla d’altro fuorché della cattura

Nella stessa piazza, intitolata al re Umberto I, ieri è tornato il mercato rionale. Tra le bancarelle di casalinghi e abbigliamento e i camioncini alimentari c’era il solito via vai di massaie indaffarate e anziani a passeggio. Ma anche qui si è parlato d’altro. Del bel tempo che finalmente è arrivato, della spesa sempre più cara, degli acciacchi dell’età che avanza. D’altro, fuorché dell’arresto di quello che fino all’altro ieri era considerato il quarto ricercato più pericoloso d’Italia.

Il blitz di gennaio

E dire che nel gennaio scorso il latitante sfuggito al maxi-blitz di Gratteri lo hanno cercato proprio in paese. Più di 50 carabinieri in tenuta d’assalto hanno messo a soqquadro la strada dove risiedono i suoi familiari nella frazione Morsillara, poche decine di metri da piazza Umberto. In quell’occasione tutto il vicinato venne passato al setaccio e anche ignari confinanti si videro all’uscio militari armati di tutto punto che, con risoluto garbo, esigevano di controllare le abitazioni.

Nessuna manifestazione come dopo la cattura di Messina Denaro

Certo Genova è lontana da Morsillara e anche l’arresto del boss orante sembra un fatto distante, poco significativo. Qui nessuna manifestazione verrà organizzata per celebrare il successo dello Stato contro il malaffare, come avvenne a Castelvetrano dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro. E anche la piazza prosegue placida il suo rituale, immemore di quando venne sconvolta, il 6 gennaio del 1991, da quella che è passata alla storia come la Strage dell’Epifania: il raid punitivo dei Petrolo-Bartalotta orchestrato contro i Bonavota. Costato la vita a due vittime innocenti con il ferimento di altre nove persone, tutte estranee ai fatti. Allora Pasquale Bonavota aveva 17 anni: solo un’ipotesi, benché già solida, del potere criminale che avrebbe accentrato a sé trent’anni dopo. Ma ora che quell’ipotesi è stata confermata (e condannata) dalla Storia, il luogo che lo ha visto crescere e delinquere sembra non mantenerne traccia.

Candidati a sindaco silenti

Non ne parlano neppure coloro che sono i più esposti in questi giorni: i tre candidati che si contendono la poltrona di sindaco e che, ieri sera, sempre nella stessa, fatidica, piazza, hanno sancito l’avvio della campagna elettorale con il primo comizio. Nessuna dichiarazione ufficiale. Nell’effluvio di commenti che la politica ha riservato alla notizia della cattura – tra paludato compiacimento e rituale gratitudine a forze dell’ordine e magistratura – è mancato l’acuto locale. Muti i social. Nessun commento anche lontanamente allusivo all’arresto. Nessuna presa di posizione pubblica. Forse il timore di esporsi, di creare malumori in parte dell’elettorato. Forse sottovalutazione dell’evento o poca considerazione del “fattore legalità”.

Liste al vaglio della Prefettura

Male se così fosse, dato che la Prefettura considera le elezioni comunali tra gli eventi più “sensibili” e, dunque, da attenzionare maggiormente sul fronte delle potenziali interferenze mafiose. Tanto più in una piazza “calda” come quella in questione. Con un Consiglio comunale in passato già sciolto per infiltrazioni e dove le compagini in lizza saranno, come e più che altrove, passate attentamente al setaccio. Dove l’arresto di Bonavota sembra già un fatto da consegnare agli archivi. (m.s.)

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