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Saraco e i “tre poteri” di Pittelli. Il pentito: “Rapporti occulti con i magistrati”

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di Gabriella Passariello- Non c’è solo Marco Petrini che parla dell’ex parlamentare Giancarlo Pittelli nella documentazione depositata dalla Dda di Catanzaro nell’ambito dell’udienza preliminare “Rinascita Scott”, contro le cosche di ‘ndrangheta del Vibonese. Agli atti sono compresi gli interrogatori resi dall’avvocato Francesco Saraco, coinvolto nell’inchiesta della Procura antimafia di Salerno, nome in codice “Genesi” e dal collaboratore di giustizia Cosimo Virgilio, 54enne di Rosarno. Durante l’interrogatorio dell’11 febbraio scorso, Francesco Saraco davanti ai magistrati campani, nel ribadire che la sua famiglia è stata destinataria nel 2016 di un provvedimento di sequestro, ha riferito dei consigli dati dai suoi colleghi di affidare il procedimento all’avvocato Pittelli, “che io conoscevo bene in quanto notissimo avvocato del foro di Catanzaro, già senatore. Tuttavia mi rifiutai di nominarlo come difensore. Mi fu detto che l’avvocato Pittelli aveva relazioni importanti con magistrati di Catanzaro, però non mi furono precisati i nominativi”.

“Massoneria, politica e ‘ndrangheta: i poteri di Pittelli”

Il 12 febbraio, di nuovo davanti ai magistrati della Dda di Salerno, Saraco ritorna a parlare dell’ex parlamentare: “mi è stato descritto come un soggetto che ha iniziato la sua attività politica grazie ai voti della ‘ndrangheta. Inoltre mi è stato detto che aveva il ruolo di “Venerabile” all’interno del Goi e infine che aveva rapporti intensi con magistrati, tra questi Petrini”, poi il verbale, dove presumibilmente vengono fatti nomi di altri togati, viene coperto da omissis. L’interrogatorio prosegue con Saraco, che descrive Pittelli come colui che per un lungo periodo di tempo in Calabria aveva nelle mani il potere politico, il potere massonico e il potere ‘ndranghetistico, riferendo di aver appreso voci secondo cui il noto penalista ed ex politico era uno degli avvocati attraverso i quali era possibile accedere al sistema corruttivo dei magistrati:  “Ho appreso tali voci da molti colleghi avvocati, non sono in grado di riferire chi lo abbia appoggiato per le sue elezioni tra le varie locali di ‘ndrangheta, né sono in grado di dire se sia stato appoggiato dalla provincia o da altra organizzazione più vasta che le varie ‘ndrine si danno”.

Cosimo Virgilio, la loggia “Pitagora” e il sistema parallelo

Ma a delineare un identikit di Pittelli a tinte fosche, colui che nelle carte di Rinascita Scott è stato definito il Giano bifronte, è il pentito Cosimo Virgilio. In un interrogatorio quasi interamente omissato del 12 giugno scorso davanti ai pm della Dda di Salerno Silvio Marco Guarriello e Antonio Cantarella, il collaboratore parla della loggia Pitagora, di cui, a suo dire, faceva parte anche l’avvocato Pittelli: “il noto politico nasce in ambito massonico nelle logge regolari della zona jonica”. Poi entra in quello che definisce il sistema “parallelo”, spiegando che la carriera politica del noto penalista fu decisa in ambito massonico, “comprensivo del sistema parallelo, perché lo stesso era particolarmente abile nelle relazioni personali”. L’avvocato Pittelli, aggiunge il pentito – “nasce come una persona onesta, tuttavia lo stesso aveva anche il compito di intrattenere rapporti con i magistrati in maniera occulta. Di tutto quello che riferisco in ordine alla loggia Pitagora e ai suoi appartenenti ne sono a conoscenza, perché avevo il ruolo di Maestro venerabile e quindi doveva essermi noto. Tornando al ruolo di Giancarlo Pittelli, questi era presente durante un incontro a cui prese parte il Goi”. Poi il collaboratore scende nei particolari. Era il mese di maggio 2004 e il legale catanzarese aspirava ad essere eletto senatore, “faceva parte di una loggia regolare, poi però entrò a far parte  di logge coperte, in modo da poter da un lato rimanere pulito come esponente di logge legali, dall’altro attraverso i legami con la massoneria occulta, poteva avere rapporti anche con canali criminali”. Secondo il collaboratore di giustizia, Pittelli aveva il ruolo di avvicinare i magistrati per corromperli.

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