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Scioglimento consiglio comunale di Pizzo, il Tar del Lazio ordina al Ministero la consegna degli atti

Le motivazioni alla base dello scioglimento del consiglio comunale di Pizzo avvenuto all’indomani dell’operazione della Dda di Catanzaro Rinascita Scott che ha portato, tra gli altri, anche all’arresto dell’allora sindaco Gianluca Callipo, dovranno essere rese totalmente esplicite attraverso tutti gli atti che hanno determinato la decisione del Governo. Lo ha deciso il Tar del Lazio che ha dato tre mesi di tempo al Ministero dell’Interno per depositare tutti gli atti che nel febbraio dello scorso anno portarono allo scioglimento del Comune napitino per presunti condizionamenti della criminalità organizzata.

La decisione è contenuta in un’ordinanza istruttoria dei giudici amministrativi del Lazio i quali hanno già fissato per il prossimo 20 ottobre l’udienza per la trattazione di merito del ricorso proposto da alcuni ex assessori ed ex consiglieri comunali dello stesso comune. I giudici, considerato che “gli atti istruttori, sulla base dei quali è stato emanato il provvedimento impugnato, costituiscono provvedimenti la cui conoscenza in forma integrale è necessaria ai fini del decidere”, hanno ordinato all’Amministrazione (ossia al ministero dell’Interno) “di depositare tutti gli atti e documenti, non ancora depositati, in base ai quali è stato emanato il decreto impugnato”.

In particolare il Tar ha chiesto il deposito della “Proposta di scioglimento formulata dal Prefetto di Vibo Valentia il 16 gennaio 2020 e del verbale della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del 24 dicembre 2019”. Precisando che i documenti richiesti dovranno essere depositati in versione integrale e privi di omissis, fermo il rispetto delle cautele imposte dalla natura degli atti.

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