Scolacium, il pentito Mirarchi: “Voti all’avvocato catanzarese. In cambio? Prestazioni professionali gratuite”

Il collaboratore di giustizia alla Dda di Catanzaro: "L'avvocato mi ha regalato 2mila euro per l'impegno profuso"

Le famiglie della montagna, da quella di Vallefiorita ad Amaroni, ai rom di Catanzaro al clan dei Gaglianesi, alle cosche crotonesi, “tutti a fare il tifo” per un avvocato, che si era candidato alle regionali del 2014. Lo riferisce Santo Mirarchi in un interrogatorio davanti agli inquirenti della Dda, rilasciando una serie di dichiarazioni confluite nell’inchiesta antimafia “Scolacium”, che ha portato i carabinieri a notificare nella Costa Jonica Catanzarese 22 misure cautelari. Il collaboratore di giustizia racconta di essersi incontrato nel corso della campagna elettorale con lo stesso professionista, che si era visto incendiare due auto per ritorsione (LEGGI).

Voti in cambio della promessa di prestazioni professionali gratuite

Voti in cambio della promessa di prestazioni professionali gratuite

 In campagna elettorale, in base al narrato del pentito, il candidato aveva preso in affitto un locale nel quartiere marinaro del capoluogo di regione per adibirlo a segreteria elettorale, ricevendo più volte la visita del professionista nel capannone per le vendite all’ingrosso di bibite. I due si sono incontrati casualmente anche in un bar di lido e Mirarchi aveva invitato il legale a passare a trovarlo al proprio negozio. Incontri avvenuti “almeno cinque, sei volte” e in queste circostanze il professionista gli chiede di impegnarsi a raccogliere voti tra i rom di Catanzaro dove Mirarchi risultava essere ben inserito sia per ragioni lavorative che di parentele. E in una di queste visite c’era anche uno zio acquisito di Mirarchi, che ha confermato la propria disponibilità a procacciare preferenze per il professionista nella comunità rom, così come si era reso disponibile un appartenente al clan dei Gaglianesi. Tutti e tre, sulla scorta delle propalazioni del pentito, avevano garantito il loro sostegno, alla ricerca di voti in favore del legale, che a sua volta, a titolo di ricompensa avrebbe promesso prestazioni professionali gratuite in caso di bisogno in favore dei presenti o di qualche altra persona vicina a loro. 

Duemila euro per l’impegno profuso

L’avvocato era riuscito a diventare consigliere regionale e proprio in virtù del risultato positivo raggiunto nella tornata elettorale del 2014, aveva invitato Mirarchi nel suo studio legale donandogli  2mila euro per ringraziarlo dell’impegno profuso. Il professionista aveva riscontrato molti voti raccolti, nei quartieri di residenza della comunità rom, nei seggi di Pistoia, Aranceto e Fortuna, il “regno di Mirarchi”. E il pentito dichiara che il legale aveva regalato un pensiero della stessa natura ad uno zio acquisito del pentito, appartenente alla comunità rom. Mirarchi non ha nascosto alla Dda di essersi mobilitato per l’avvocato, a caccia di voti tra i propri familiari, così come avrebbe fatto lo zio e un esponente del clan dei Gaglianesi, in cambio l’avvocato avrebbe messo a disposizione gratuitamente i propri servigi professionali. Mirarchi ha anche precisato che nel periodo pre-elettorale, aveva ricevuto incarico anche da un’altra persona, di cui fa nome e cognome, imputato nell’operazione Jonny, per fare una “cortesia” alle famiglie della montagna: La famiglia di Vallefiorita aveva chiesto di far salire l’avvocato e quindi tutti si erano impegnati a raccogliere voti in suo favore, comprese le famiglie crotonesi”. 

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