Scontri nel post-derby Cosenza-Catanzaro, ecco l’informativa della Polizia e le accuse agli 11 ultras giallorossi

Nell'ordinanza del gip di Catanzaro la ricostruzione dei tafferugli, l'agguato dei cosentini, le accuse del testimone oculare e i nuovi scenari dell'inchiesta

Una giornata di festa trasformata in una guerriglia urbana. E’ ciò che avvenuto domenica scorsa tra Cosenza e Rende, prima e dopo il derby di Calabria giocato al San Vito-Marulla e vinto dal Catanzaro il risultato di due reti a zero. Nell’ordinanza del gip del Tribunale di Catanzaro Sara Mazzotta emerge la ricostruzione dei fatti da parte della Questura di Cosenza e, in particolare, degli investigatori della Digos e della Squadra Mobile che hanno condotto sul campo le indagini allegando agli atti una dettagliata informativa.

Danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale aggravata, interruzione di pubblico servizio e lesioni personali i reati contestati, a vario titolo, agli undici indagati, tutti ultras del Catanzaro, otto dei quali erano finiti ai domiciliari mentre altri tre si erano resi irreperibili. Il gip ha convalidato gli arresti e applicato la misura cautelare dell’obbligo di firma e del divieto di dimora a Cosenza solo per due. Domiciliari revocati per tutti ma tutti restano indagati a piede libero (LEGGI QUI.

Alta tensione all’ingresso dello stadio

La tensione tra i tifosi e la polizia è iniziata a salire già nel parcheggio del centro sportivo Real Cosenza prima del fischio d’inizio. Secondo quanto si legge nei vari capi di imputazioni alcuni ultras e, in particolare, Chris Squillacioti, Danilo Barbagallo, Gianluca Bianco, Christian Marco Lombardo, Tommaso e Antonio Trapasso avrebbero “inveito contro il personale delle forze dell’ordine spintonandolo, forzando e oltrepassando il cordone di poliziotti posti a presidio della struttura”. I sette ultras giallorossi sarebbero anche responsabili del ribaltamento di un pesante cancello posto a chiusura dell’area del settore ospiti “con minaccia per l’incolumità fisica del personale della Polizia di Stato posizionato dietro o nelle immediate adiacenze del cancello stesso”. Ai sette viene pure contestata l’aggravante di aver commesso il fatto nel corso di una manifestazione sportiva in luogo pubblico e con il volto travisato.

I tafferugli al termine del derby

Una seconda fase ad alta tensione si sarebbe verificata subito dopo il triplice fischio finale. In questo caso gli inquirenti chiamano in causa altri tre ultras del Catanzaro. Si tratta di Emanuel Rosario Giampà, Domenico Rotundo e Mario Smorfa che in concorso tra di loro appena fuori dal centro sportivo Real Cosenza alla fine dell’incontro avrebbero inveito contro tre funzionari della Polizia di Stato armati di bastoni e cinture. “Dapprima – si legge nel capo di imputazione – iniziavano una sassaiola e subito dopo arrivavano allo scontro fisico con i poliziotti cagionando lesioni personali” guaribili tra i cinque e i sette giorni. Anche in questo caso viene contestata l’aggravante di aver commesso il fatto in una manifestazione sportivo in luogo pubblico e con volto travisato.

Gli scontri alla svincolo autostradale di Rende

Emanuel Rosario Giampà, Domenico Rotundo, Mario Smorfa, Antonio Trapasso e Luigi Fortunato sarebbero invece i presunti autori degli scontri con la polizia avvenuti nei pressi dello svincolo autostradale A2 di Rende e, in particolare, nelle immediate adiacenze del centro commerciale Marconi e dell’esercizio commerciale Mc Donald’s. I cinque ultras avrebbero inveito contro sette poliziotti del Reparto Mobile della Polizia di Stato di Reggio Calabria “armati di mazze ed altri oggetti atti ad offendere, nonché di artifici esplodenti di varia natura”. Secondo l’accusa si sarebbero resi protagonisti dapprima di un lancio di oggetti contundenti e poi di uno scontro fisco che ha portato al ferimento dei poliziotti i quali hanno riportato – da referto medico – lesioni guaribili tra i cinque e i sette giorni. A Giampà, Rotundo, Smorfa, Fortunato e Antonio Trapasso viene contestato anche l’interruzione di pubblico servizio. In concorso tra di loro avrebbero bloccato per oltre un’ora l’accesso al traffico veicolare allo svincolo autostradale A2 Rende-Cosenza Nord. Danneggiamento è invece l’ipotesi di reato avanzata nei confronti di Giampà, Rotundo, Smorfa, Antonio Trapasso e Luigi Fortunato.

L’agguato dei tifosi del Cosenza

Dalle immagini acquisite sia da fonti aperte che dagli impianti di videosorveglianza installati al centro commerciale Marconi e al Mc Donald’s, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire cosa accaduto in questa zona di Rende. “Pare più che verosimile – si legge nell’informativa della Polizia – la circostanza in forza della quale una decina di tifosi cosentini confusisi tra i clienti del Mc Donald’s nella zona destinata ai tavoli all’aperto abbiano potuto lanciare all’indirizzo della rotatoria, ove sul lato opposto stava stazionando il corteo scortato, due fumogeni di colore rosso e alcuni petardi (…). A questo punto dal convoglio dei tifosi catanzaresi, già fermo prima del lancio di quei due fumogeni, i tifosi catanzaresi, sia dai due minivan che dai pullman ormai fermi, in numero di almeno una trentina, iniziavano a correre verso il Mc Donald’s dandosi alla caccia dei vari astanti ivi presenti, pur se estranei a quelle dinamiche, inseguendoli tutto intorno sia al centro commerciale Marconi che nei pressi del Mc Donald’s”.

Le accuse del testimone oculare

Allegata agli atti c’è anche la testimonianza di un tifoso del Cosenza che si trovava all’interno del Mc Donald’s (con la moglie e due figli di giovanissima età in auto ad attenderlo) udite le urla di ragazzi e bambini presenti nel fast food si recava all’esterno e veniva colpito da bastonate al capo e alle braccia dai tifosi del Catanzaro. Trasportato in ospedale, riportava una ferita al cuoio capelluto suturata e un trauma contusivo all’avambraccio sinistro. Il giorno dopo rendeva dichiarazioni spontanee alla polizia riferendo di essere stato aggredito da alcuni ultrà giallorossi. Una dinamica confermata anche dalle registrazioni immortalate dall’impianto di videosorveglianza installato nel fast food. “Il personale in servizio di ordine pubblico – si legge nelle carte – interveniva a quel punto formando una sorta di cordone di sicurezza riuscendo così a interrompere l’azione violenta attuata sino a quel momento dai tifosi catanzaresi, che comunque proseguivano con fare minaccioso seppur solo verbalmente, a intimidire le persone presenti in quel centro commerciale che nel frattempo si erano rifugiati all’interno dei locali del Mc Donald’s”. Mistero sull’identità degli ultrà giallorossi autori dell’episodio incriminato.

L’ultrà fermato e l’audio su whats app

L’ultima fase degli scontri registrava l’identificazione e il fermo di Luigi Fortunato, ritenuto dai poliziotti “tra i tifosi catanzaresi più agitati”. Secondo l’accusa avrebbe agito con il viso travisato tramite un passamontagna nel tentativo di “colpire alcuni ragazzi che rincorreva”. Condotto in Questura, l’ultrà è stato successivamente liberato su pressione di un gruppo di tifosi giallorossi che, nel frattempo, aveva bloccato il traffico “pretendendone” la liberazione. Agli atti dell’inchiesta la Digos di Cosenza ha inserito anche un audio circolato su whats app: “Allora, hanno arrestato uno… un nostro tifoso, degli ultras, durante gli scontri, la Polizia, e noi siamo tutti quanti fermi e non ce ne vogliamo andare se non ci lasciano prima il nostro tifoso, siamo tutti fermi, abbiamo bloccato tutto Cosenza, se non ci danno al limite la Polizia lo identifica e ce lo libera e poi al limite domani se lo va a prendere, però ora se non viene questo ragazzo con noi, noi non ci spostiamo di qua”.

Le conclusioni dell’accusa e le indagini in corso

Tre degli undici ultras giallorossi si sono resi irreperibili nelle ore successive agli scontri dopo aver saputo che potevano essere destinatari di un arresto in flagranza differita così come prevede la legge. “Antonio Nisticò – si legge nell”ordinanza – veniva rintracciato dopo lo spirare dei termini massimi previsti per poter operare l’arresto in flagranza differita, ragione per la quale a suo carico non veniva redatto l’atto privativo della libertà personale”. Anche Mario Smorfa e Luigi Fortunato sfuggivano alla cattura rendendosi irreperibili. Chris Squillacioti, Mario Smorfa e Luigi Fortunato si sarebbero invece recati a Cosenza senza biglietto così come accertato dalla Polizia. “Sono a tutt’oggi in corso – emerge dall’ordinanza – ulteriori attività finalizzate a identificare altri soggetti autori dei delitti per cui si procede e di altri perpetrati sempre durante e immediatamente dopo l’evento sportivo”. Come dire: l’indagine è tutt’altro che finita. Gli atti sono stati trasmessi dal gip di Catanzaro a quello di Cosenza e da qui verranno trasferiti nuovamente alla Procura cosentina (competente per territorio) per un’eventuale nuova richiesta di misure cautelari in base a quanto emergerà dall’enorme mole di materiale probatorio al vaglio degli investigatori. Scontata l’emissione di un gran numero di Daspo (per l’una e per l’altra tifoseria) dopo i nove disposti nei confronti di tifosi cosentini (LEGGI QUI).

Il gip di Catanzaro e l’insussistenza della gravità indiziaria

In ogni caso si ripartirà da quanto messo nero su bianco dal gip di Catanzaro Sara Mazzotta che ha dichiarato la sua incompatibilità territoriale ma è anche entrata nel merito delle accuse mosse agli otto ultras posti agli arresti domiciliari. Nell’ordinanza scrive il giudice pur convalidando gli arresti ha evidenziato che, allo stato, non sussistono gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli undici indagati. Tuttavia per il gip appaino “allarmanti” le condotte di Antonio Trapasso e Danilo Barbagallo accusati di “aver posto in essere atti di violenza nei confronti di agenti di Polizia intenti in un difficile servizio d’ordine e in numero insufficiente a far fronte all’onda aggressiva dei tifosi”. Nelle condotte dei due il gip rinviene “aggressività, spregiudicatezza, sproporzione” tali da far sussistere “un concreto e attuale pericolo di reiterazione di reati della stessa indole”. Oltre al divieto di dimora a Cosenza, il giudice ha dunque applicato come misura cautelare l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (due volte al giorno).

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