Il caso

Scontri, disordini e tafferugli dopo Cosenza-Catanzaro: di scena il solito ignobile scaricabarile

Dopo la vergognosa guerriglia post-derby le due Questure facciano subito luce su quanto accaduto. Ancora si attendono i Daspo dell’andata

Come all’andata il film è sempre lo stesso. Da Cosenza raccontano una storia, da Catanzaro un’altra. Le due questure stanno per il momento a guardare e si trincerano dietro le indagini in corso. Quella che risale ormai a un girone fa, il derby di andata dello scorso mese di novembre, è ancora aperta. Punta a ricostruire i danneggiamenti e le aggressioni subite da due tifosi cosentini e altrettanti vibonesi. Si attendono ancora i Daspo. Quella volta delinquenti a volto scoperto in pieno giorno, con fascia da tifoso al collo, hanno agito sfasciando auto e provocando lesioni a un ragazzo di Serra San Bruno che ha denunciato l’accaduto. Sono ancora a piede libero. Liberi di frequentare gli stadi, di fare danni e di andare in trasferta.

Da Catanzaro a Cosenza con biglietti falsi?

Magari qualcuno di questi signori era anche presente tra gli oltre mille tifosi del Catanzaro assiepati nel settore ospite del Marulla di Cosenza. Dovevano essere “solo” 800 ma erano molti di più. Come è stato possibile? Hanno falsificato i tagliandi? Chi doveva controllare e non lo ha fatto? Anche questo è un mistero da chiarire. Erano 15 i pullman (più auto e minibus) partiti dallo spiazzale del cimitero di Catanzaro alla volta di Cosenza scortati dalla polizia fino a destinazione. Tutto o quasi è filato liscio nel pre-partita. Unico intoppo alcune accese contestazioni ai dirigenti giallorossi che dovevano prendere posto in tribuna centrale ma che sono stati invece costretti ad assistere alla gara da un altro settore per precauzione. Durante la gara sono stati esplosi petardi e lanciati fumogeni, soprattutto dalla parte dello stadio colorata di rossoblù. Sinonimo di controlli tutt’altro che serrati agli ingressi dei settori più caldi mentre in tribuna era difficile passare anche con una bottiglia d’acqua. Paradossi da stadio.

La versione cosentina e quella catanzarese

Il peggio nel dopo gara. Prima tafferugli leggeri senza grosse conseguenze nelle vicinanze dello stadio tra i tifosi del Catanzaro e le forze dell’ordine costretti a intervenire con una carica di contenimento. Il serpentone dei pullman giallorossi è stato quindi fatto passare da Rende per entrare in autostrada. Qui la tensione ha raggiunto l’apice e la situazione è degenerata. Come all’andata prevale lo scaricabarile. La versione cosentina, accreditata in parte dalla Questura, racconta di alcuni tifosi ospiti che avrebbero lanciato sassi contro le auto della polizia all’altezza del centro commerciale dove si sarebbero fermati lanciando poi fumogeni e scontrandosi con le forze dell’ordine. Da Catanzaro si narra un’altra storia altrettanto credibile: un gruppo di esagitati supporter del Cosenza avrebbe lanciato pietre e bombe-carta danneggiando alcuni pullman. Da qui la reazione ospite e il tentativo di reagire all’agguato per farsi giustizia. Il tutto non distante dallo spiazzale di un noto fast food sotto gli occhi increduli e spaventati di diverse famiglie in quel momento presenti nel locale. In quei frangenti un ultras giallorosso viene fermato e poi liberato dalla Polizia su pressione degli stessi tifosi catanzaresi. Successivamente racconterà di essere stato malmenato dai poliziotti. La sua posizione resta al vaglio degli inquirenti i quali stanno lavorando alla ricostruzione degli scontri con l’ausilio di diversi video tramite cui si punta a identificare chi ha partecipato agli incidenti.

Il sindacato di Polizia all’attacco degli ultrà catanzaresi

Nel frattempo il segretario dell’associazione nazionale funzionari di Polizia Enzo Letizia scarica tutte le responsabilità sui tifosi del Catanzaro e racconta la sua versione dei fatti parlando di “deliberato attacco rivolto agli appartenenti delle forze dell’ordine da parte dei tifosi del Catanzaro”. In attesa di capire la posizione ufficiale della Questura, il bilancio del sindacato di Polizia parla “di un dirigente della Questura colpito alla testa con una prognosi di cinque giorni e di nove poliziotti del Reparto Mobile di Reggio Calabria rimasti contusi durante lo scontro”, oltre a diverse auto danneggiate. “Ancora una volta – sostiene – gli incidenti si registrano all’esterno dello stadio e lungo gli itinerari di deflusso laddove gli operatori delle forze dell’ordine sono stati chiamati a proteggere la collettività dall’azione di alcune frange dei tifosi che intendono la competizione sportiva come l’opportunità per dare vita ad azioni criminali che si riverberano anche sui cittadini e sui loro beni, che sono stati costretti a subire il triste spettacolo messo in atto dagli ultrà ospiti che poco prima di lasciare la città, improvvisamente sono scesi dai pullman travisati ed armati di bastoni per affrontare le forze dell’ordine”. Letizia non fa di tutta l’erba un fascio ma addossa le responsabilità degli incidenti a una presunta “frangia violenta di supporter catanzaresi”.

Tolleranza zero e pene severe

Le indagini della Questura di Cosenza e di Catanzaro dovranno ora fare piena luce su quanto accaduto perché, a differenza di quanto successo all’andata, serve una risposta immediata. Il pugno di ferro e la tolleranza zero adottata dai vertici di altre Questure calabresi per episodi anche meno gravi è quanto mai necessario per dare un segnale a chi pensa di vivere nel far west. Occorre dare una lezione severa, senza se e senza ma, a chi ha rovinato quella che doveva essere una festa del calcio calabrese. Smascherare i responsabili di questo scempio, siano essi di fede rossoblù o di fede giallorossa, è una priorità. Non si aspetti il prossimo derby. Sarebbe indecente per un paese civile.

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