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Scopelliti: “Da sempre combatto la ‘ndrangheta. Ho subito 16 intimidazioni”

ndrangheta scopelliti

“Non ho mai avuto alcun rapporto con esponenti della famiglia De Stefano, né con altre famiglie di ‘ndrangheta in quanto la mia attività politico-amministrativa si è incentrata sulla lotta alla criminalità organizzata come mai prima era accaduto a Reggio Calabria. Un’azione incisiva e determinata, documentata da atti amministrativi condivisi con le massime istituzioni internazionali, nazionali e locali”. Così l’ex sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, ha risposto a una delle domande poste da Report in un servizio d’inchiesta andato in onda nella serata di lunedì su Rai3. L’ex governatore ha rivela di essere stato vittima, insieme alla sua famiglia, di ben 16 episodi intimidatori, denunciati alle autorità ma mai resi pubblici. Quanto, invece, a eventuali scambi di informazioni con gli agenti Marco Mancini e Nicolò Pollari, Scopelliti ha risposto di  non aver mai avuto rapporti col primo e di aver incontrato il secondo durante un evento organizzato dall’Università di Reggio tra il 2008 e 2009.

“Un paladino della lotta alla ‘ndrangheta”

La terza domanda posta da ‘Report’ riguardava il ritrovamento di un ordigno al comune di Reggio Calabria che il collaboratore di giustizia Sebastiano Vecchio ha definito ‘una bufala’. “Non so su quali presupposti il collaboratore Vecchio possa affermare si sia trattato di una bufala, io so che all’atto del ritrovamento dell’ordigno sono stato escusso alla procura di Reggio Calabria dal procuratore Scuderi e dal pm Nunnari ai quali ho rappresentato che il mio principale pensiero era rivolto alle procedure in corso per la gara, ad opera dell’amministrazione comunale, per la realizzazione del nuovo Palazzo di Giustizia, del valore di 81 milioni di euro. Il progetto più importante finanziato negli ultimi trent’anni nella città metropolitana di Reggio Calabria. Se è vero che sono stato – prosegue Scopelliti –, per come mi definisce l’avvocato Canale, ‘un paladino alla lotta alla ‘ndrangheta’, questo non è dipeso dall’attentato al Comune ma dalla mia concreta azione di contrasto agli interessi della criminalità organizzata locale nel corso della mia intera carriera politica.”

“Ho perso la mia libertà”

“Se avessi voluto trarre vantaggi da un tale fatto – osserva Scopelliti –, avrei reso noti anche altri importanti episodi intimidatori ai danni miei e della mia famiglia, almeno 16, che si sono verificati negli anni in cui ho svolto la mia attività politica. Dalle molotov lanciate contro il Palazzo Comunale al sorvegliato speciale che doveva uccidermi nel 2003, alla famosa bomba oggetto di discussione, all’attentato compiuto da uomini incappucciati fuori casa mia e ad altri atti intimidatori. A quella che più mi ha turbato, l’intimidazione rivolta a mia figlia che ha portato all’istituzione di un servizio di scorta alla mia bambina per circa quattro anni e su cui il procuratore De Raho si impegnò in prima persona. Episodi, questi, per buona parte denunciati soltanto alle autorità competenti e mai prima d’oggi resi pubblici a riprova della assenza di ogni volontà di strumentalizzarli per fini personali. Ecco – conclude Scopelliti –, ritornando alla vicenda della bomba al Comune, quella intimidazione ha sì costituito uno ‘spartiacque’ nella mia vita. Da quel momento ho perso la mia libertà essendo stato sottoposto al regime di protezione per 14 lunghi anni”.

© Riproduzione riservata.

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