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Scordovillo e il monito di Gratteri caduto nel vuoto: le regole non valgono per i rom

di Mimmo Famularo – “Un fortino nel quale un gruppo di persone continuava a compiere lo stesso reato da anni, inquinando irreversibilmente ettari di terreno nel comune di Lamezia con un grave impatto sul piano ambientale”. Parole di Nicola Gratteri che così definiva il campo rom di Scordovillo nel corso di una conferenza stampa convocata per illustrare l’operazione dei carabinieri che lo scorso 18 giugno portò all’arresto di 29 persone ritenute responsabili a vario titolo di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, oltre al furto aggravato e alla violazione di sigilli. Un’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha smantellato un’organizzazione specializzata a smaltire i rifiuti in modo illecito. In quell’occasione Gratteri aveva sottolineato: “Anche i rom devono rispettare le regole”. Neanche un mese dopo il suo monito sembra essere caduto nel vuoto perché nella giornata di ieri un vasto incendio ha interessato nuovamente l’area di Scordovillo creando notevoli disagi al vicino ospedale di Lamezia Terme situato proprio alle spalle del campo rom. Un mix micidiale di fumo, diossina e veleni sprigionati nell’aria. A scatenare le colonne di fumo tossico per l’ambiente e per gli abitanti della zona l’incendio di pneumatici smaltiti con il “metodo rom”.

Emergenza nell’emergenza

Un’emergenza nell’emergenza perché non si può sempre e solo delegare alla magistratura per risolvere un problema che a Lamezia Terme ha origini antiche. Servono azioni politiche e la maggior parte dei cittadini di Lamezia chiede da tempo lo smantellamento di quella che è considerata una delle più grande baraccopoli d’Europa. Al suo interno tutto è possibile perché lo Stato non c’è e le regole non sono quelle della Repubblica Italiana. C’è l’emergenza rom e c’è pure la preoccupazione di chi abita nei dintorni che pretende la tutela della salute pubblica messa soventemente a rischio dai comportamenti fuorilegge di chi vive per delinquere sapendo di rimanere impunito. E mentre i roghi a Scordovillo continuano, i cittadini sono esasperati e la politica continua a fare parole: da Lamezia fino a Roma, senza alcuna distinzione di colore politico. Solo chiacchiere e a volte qualche distintivo apparso per qualche blitz nel campo rom. Giusto il tempo di un’inquadratura fronte telecamere e poi tutto come prima. Eppure c’è un’ordinanza di sgombero datata 2011 mai eseguita. Da allora, come sempre, incendi, colonne di fumo, inquinamento. Scordovillo torna d’attualità sempre così ma il problema rimane e non resta che attendere così la prossima inchiesta della magistratura che faccia luce su quanto accaduto ieri con buona pace dei lametini che continuano a sopportare l’insostenibile.

Espugnato il “fortino” di Scordovillo, Gratteri: “Anche i rom devono rispettare le regole”

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