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Orario scaglionato, mascherine gratuite e banchi nuovi: la scuola ai tempi del Covid

“Le famiglie italiane non devono dubitare: abbiamo fatto il massimo per dare ai ragazzi il meglio e per regalare alla scuola un nuovo inizio”. Così Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, smorza gli allarmismi sul ritorno a scuola il 14 settembre. E dichiara: “Grazie al nostro lavoro l’anno scolastico comincerà regorlamente”. “Per ripartire bene occorrerà uno sforzo collettivo”, aggiunge Conte, e “mettiamo già in conto che ci saranno nuovi contagi a scuola”.  Il premier, poi, entra nel merito della nuova organizzazione degli Istituti: “Ci sarà un orario scaglionato per evitare assembramenti, questo lo decideranno i dirigenti scolastici, le scuole hanno già quantitavi sufficienti di gel e mascherine per affrontate i primi giorni. Abbiamo predisposto la consegna di 11 milioni di mascherine chirurgiche gratuite per studenti e personale”. Sui banchi, invece, “in soli due mesi abbiamo reperito 2,5 milioni di banchi nuovi. Alcuni di questi sono stati già distribuiti, continueremo in tutto il mese di settembre. Il programma di consegne finirà entro ottobre”. E sui mezzi di trasporto: “Potranno essere riempiti sino all’80% e solo in presenza di determinate condizioni. C’è anche una particolare attenzione agli studenti con fragilità, con accesso prioritario”.

“I genitori misurino la temperatura ai figli”

“Abbiamo previsto che siano le famiglie a misurare la temperatura ai loro figli – continua il premier -, in modo da essere sicuri che la temperatura non sia superiore a 37,5 e che non ci siano sintomi collegati a Covid”. Nel caso in cui ci siano sintomi, poi, specifica Conte, “la famiglia dovrà avvisare la scuola ed il medico. Se lo studente avrà sintomi a scuola andranno allertati i genitori, che poi dovranno contattare il medico e insieme con la Asl valuteranno se fare il tampone e, in caso di esito positivo, i medici decideranno per la quarantena dei compagni e del personale scolastico, che è venuto a contatto con il ragazzo positivo”. E ha specificato: “Potrà scattare nel peggiore dei casi una quarantena dell’intera classe: ci potranno essere difficoltà, ma invito a rispettare le regole e affrontare con fiducia questo anno”. Poi ha assicurato: “Investiremo sulla scuola, non vogliamo più classi pollaio”. Sul congedo parentale, invece, lo “abbiamo già previsto nell’ultimo decreto, ad ore sarà pubblicato sulla Gazzetta”. Il premier ha concluso con un appello “i principali protagonisti della sfida: ai nostri ragazzi. Mi rivolgo a voi per dirvi grazie, siete stati voi a pagare il prezzo più grande di questa emergenza”.

Azzolina: “Scuola luogo meno rischioso”

Sulla riapertura degli istituti è intervenuta anche la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in conferenza stampa a Palazzo Chigi. “In questo periodo ci sono già stati dei casi di positivi, ce lo aspettavamo”, ma “siamo certi che è stato giusto chiudere le scuole e che è necessario e doveroso riaprirle adesso”, ha dichiarato la ministra. E ha assicurato: “A scuola ci sono delle regole, delle misure sanitarie, ma anche adulti preparati. La scuola è il luogo meno rischioso. L’unica via – ha continuato – è garantire una grande alleanza con le famiglie. Dobbiamo essere tutti responsabili”. Sulle strutture, invece, “se a giugno gli studenti che sostanzialmente erano senza un’aula per via del metro di distanza erano 1 milione – ha proseguito Azzolina -, oggi sono 50mila”. Questo, ha aggiunto, “non significa che non andranno a scuola. Andranno anche senza il metro di distanza, ma mettendo la mascherina per questo inizio di anno scolastico. Sono comunque situazioni che stiamo risolvendo, grazie ad altri 100 milioni di euro per prendere in affitto altri locali e grazie agli accordi con teatri, parrocchie o scuole paritarie”. Se invece “dovesse capitare che un insegnante vada in quarantena”, ha specificato Azzolina, “si farà la didattica a distanza. Gli studenti non possono perdere giorni di scuola”.

Presidi: “Risolvere problemi”

Una doccia fredda sull’ottimismo del Governo arriva dai presidi. “Per riaprire in sicurezza è necessario che alcuni problemi vengano risolti – afferma il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli -. A quanto sappiamo, la consegna dei banchi monoposto è in grave ritardo“, aggiunge. “Altre due criticità importanti sono quelle delle aule, perché gli enti locali non le hanno reperite ovunque, e l’assegnazione piena dell’organico”, spiega ancora. Quindi lancia l’allarme: “Se queste difficoltà non troveranno immediata soluzione, è oggettivamente difficile pensare che il termine del 14 settembre sia rispettato ovunque: è opportuno dunque valutare la possibilità di ragionevoli differenziazioni locali”.

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