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Scuola Enzo Corea, in scena al Comunale “L’isola delle parole”

Una fantasiosa rappresentazione del pericoloso declino della lingua italiana, impoverita dalla modernità e dalla tecnologia. Una sorta di appello alla difesa della grammatica, della sintassi e dell’ortografia, dissanguate dal lessico digitale e “social”; una denuncia affidata peraltro a giovanissimi allievi attori.  Questo e molto altro si è visto nello spettacolo L’isola delle parole, che ha aperto martedì al Teatro Comunale il XIV Festival del Teatro Dai Bambini.

Diretto da Salvatore Emilio Corea su testo originale di Franco Corapi, lo spettacolo ha coniugato un apologo catastrofista con la caratteristica vena ironica tipica dei due autori catanzaresi, raccontando l’avventura di un gruppo di scolari che attraverso un viaggio visionario in un’isola magica salva il mondo degli adulti dal flagello di un virus che distrugge le parole condannando l’umanità al silenzio.

Dicevamo degli attori, giovanissimi allievi della  Scuola di Teatro “Enzo Corea”  – diretta da Salvatore Emilio Corea e Claudia Olivadese – alle prese con un copione che li proietta dalla quotidiana vita scolastica ad una fantastica dimensione parallela dove le parole sono esseri viventi, dagli avverbi alle particelle pronominali, dai segni d’interpunzione alle figure retoriche. Stupisce vederli alle prese col lessico desueto, con gli arcaismi, con i modi e i tempi delle coniugazioni, mantenendo un rigore e un’energia che promette un futuro al loro talento; in fondo non sono pochi gli attori professionisti usciti dalla Scuola di EDIZIONE STRAORDINARIA – che per inciso nell’occasione ha festeggiato il suo 33° compleanno.

A stupire ed entusiasmare il folto pubblico anche il suggestivo tocco della regia di Corea, che come sempre spazia tra i generi, gestisce con misura la successione di quadri corali coreografici con momenti di più intimo e struggente sapore, usa l’emozione della colonna sonora con incisiva efficacia. Brillano per intensità la scena del mare in tempesta, il mercatino e l’ospedale delle parole, il rintocco dei verbi, la stessa ricostruzione dell’aula scolastica nella quale abbiamo visto in scena addirittura due “vere” maestre che con la loro inconsueta partecipazione hanno impreziosito il cast dei bravissimi allievi attori:  Alessandro Muleo, Aurora Mingrone, Francesca Moroni, Francesca Tassone, Giorgia Mirante, Karola De Tommaso, Laura Zinni, Maria Alma De Gregorio, Vittoria Fiorentino nei panni dei nove bambini della scuola, assieme alle maestre Antonella Perri e Deborah Casaburi; Benedetta Nisticò e Ilaria Ranieri – le sorelle magiche; Alessia Ranieri, Alessandra Costantino, Azzurra Palmisani – i dottori delle parole; Chiara Tallini, Valentina Mazzei, Vittorio Andreucci – le parole antiche; Dafne Corea, Maria Letizi, Serena Palmisani – le parole ammalate; Marta Fasolino, Marta Gareri, Matilde Abronzino – i venditori di parole; Laura Santise e Oceania Silipo – le figure retoriche; Chiara Mirante, Francesco Sia, Giorgia Tucci, Giovanni Bonacci – le particelle pronominali.

L’aiuto regia e la cura dei costumi è stata affidata a Mia Carmen Talarico.

Da segnalare il commovente omaggio all’artista Saverio Rotundo, u Ciaciu – se ne celebravano le esequie lo stesso pomeriggio – che l’organizzatore Pasquale Rogato ha voluto ricordare prima dello spettacolo.

redazione Calabria 7

© Riproduzione riservata.

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