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Sesso e ‘ndrangheta, crollano le accuse per due preti vibonesi: un’assoluzione e una prescrizione

di Gabriella Passariello- Con una prescrizione e un’assoluzione si è chiuso il processo di primo grado nei confronti di due preti vibonesi, già rinviati a giudizio ad aprile dello scorso anno, accusati originariamente di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Un’inchiesta che al momento si chiude con un nulla di fatto. Il Tribunale collegiale di Vibo, presieduto da Tiziana Macrì nei confronti di don Graziano Maccarone, 44 anni, segretario particolare dell’ex vescovo Luigi Renzo ha escluso l’aggravante mafiosa, riqualificando il reato da tentata estorsione in tentato esercizio abusivo delle proprie ragioni. Una riqualificazione che ha fatto scattare la prescrizione, mentre il pm della Dda di Catanzaro in aula aveva invocato al termine della requisitoria ben 7 anni e sei mesi di reclusione. Assolto don Nicola De Luca, 41 anni, reggente della Chiesa Madonna del Rosario di Tropea con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste, il magistrato delle distrettuale aveva invocato sì l’assoluzione ma “perché il fatto non costituisce reato”. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro novanta giorni.

Le minacce e le richieste estorsive

Secondo quanto emerso dalle indagini condotte sul campo dalla Squadra Mobile di Vibo, Roberto Mazzocca si sarebbe rivolto ai due sacerdoti perché lo aiutassero economicamente per evitare l’espropriazione dei beni pignorati alla figlia a causa di un debito contratto con una terza persona. I due preti, in concorso tra di loro, secondo le originarie ipotesi della Dda e con più condotte reiterate in tempi diversi mediante violenza e minaccia, avrebbero agito con l’intento di recuperare circa 9mila euro per compensare il debito contratto da padre e figlia. I fatti contestati si riferiscono ad un arco temporale che oscilla tra la il 2012 e i primi mesi del 2013.

I messaggi a sfondo sessuale

In questa vicenda giudiziaria si inseriscono anche una serie di messaggi a sfondo sessuale che Maccarone avrebbe inviato alla figlia maggiorenne del loro debitore, tra l’altro invalida al 100% per una disabilità. Gli investigatori avrebbero accertato oltre tremila contatti telefonici tra i due con don Graziano che si sarebbe fatto inviare non solo foto compromettenti ma anche indumenti intimi della ragazza. Maccarone avrebbe evocato anche l’intervento del clan Mancuso di Limbadi in caso di mancata restituzione del denaro.

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