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Si impossessano di una casa di riposo, due crotonesi arrestati a Bologna

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Due uomini di Crotone, F.M., di 61 anni, e F.Z., di 59 anni, sono stati arrestati in un’operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di finanza che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Bologna Alberto Ziroldi su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, con le accuse di associazione per delinquere, estorsione aggravata dal metodo mafioso, bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, emissione di fatture per operazioni inesistenti, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate.

L’inchiesta

Nell’indagine condotta dal pm della Dda bolognese Alberto Ziroldi, sono coinvolte complessivamente 23 persone. Nei loro confronti i militari hanno eseguito anche il sequestro di beni per 1,5 milioni di euro, in particolare una società immobiliare di Brescia e una rivendita al dettaglio di generi di monopolio nell’hinterland milanese oltre a denaro contante, 2 autovetture e 9 orologi di pregio. Le indagini hanno rivelato l’esistenza di una consorteria criminale che, alla fine del 2015, è subentrata nella gestione di una casa di riposo di Alto Reno Terme (Bo) in evidente stato di dissesto economico-finanziario, al solo fine di distrarre gli asset societari, composti dall’azienda e dall’immobile adibito a struttura residenziale, del valore di oltre 7,5 milioni di euro.

Il sistema

Il disegno criminoso sarebbe consistito nella stipula di un contratto d’affitto d’azienda tra la società appena rilevata e una cooperativa appositamente costituita dagli indagati. Nel frattempo la vecchia società, oberata da debiti per 4,4 milioni di euro principalmente verso l’erario ed enti previdenziali e assistenziali, è stata portata al fallimento e svuotata della liquidità ancora giacente sui conti correnti. In questo contesto sarebbero emersi numerosi e gravi episodi estorsivi attuati, con modalità tipicamente mafiose, ai danni dei dipendenti della struttura, costretti a dimettersi volontariamente dopo ripetute minacce, atteggiamenti intimidatori e prevaricazioni di vario genere. Gli stessi dipendenti sono stati poi assunti dalla nuova società cooperativa e ove si fossero rifiutati di aderire a tale disegno, per loro sarebbe scattato il licenziamento in tronco. Il sodalizio avrebbe quindi drenato liquidità da entrambe le società, ricorrendo ad assunzioni fittizie, fatture per operazioni inesistenti rilasciate da soggetti compiacenti e a conti e carte di credito delle società utilizzati per acquisti estranei alle finalità societarie. Tra le persone denunciate figurano infatti i professionisti che hanno coadiuvato gli appartenenti al sodalizio nella realizzazione degli scopi illeciti.

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