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Simeri Crichi, vicenda ecomostro forse giunta al momento cruciale

 di Danilo Colacino – Un ginepraio – il cosiddetto ecomostro di Simeri Crichi – ma che deve essere in via preliminare contestualizzato, perché figlio dell’edonismo di fine anni Settanta e soprattutto inizio anni Ottanta. Un periodo in cui tutto sembrava possibile. In particolare con il fiume di denaro, in larga parte pubblico, che circolava. Era infatti l’epoca in cui la crisi assumeva i contorni di uno sbiadito ricordo dell’immediato Dopoguerra e il boom di un decennio prima (in atto dal 1960 in poi), seguito poi dalla buia stagione del terrorismo comunque giunta all’epilogo, stava tornando seppur in forme e modi ovviamente diversi. La sostanza, tuttavia, era la stessa: la ‘mucca Stato’ aveva mammelle gonfie da mungere e l’economia girava, come si dice gergo. Eccome.

La data fatidica dell’ormai lontano giugno ’79. A sei mesi circa dall’ingresso nel 1980 – e del decennio d’oro come premesso – si compie il passo formale mediante cui tutto ha inizio, vale a dire la convenzione di lottizzazione sottoscritta tra Comune di Simeri e Golfo di Squillace Spa con quest’ultimo soggetto che nel corso del tempo cambia più volte denominazione in Mit, Nuova Mit, Istituto per lo sviluppo turistico del Mezzogiorno e Iti fino ad arrivare alla presa in carico di Italia Turismo Spa (attualmente sotto l’egida di Invitalia, partecipata al 100% dal Governo) alla quale il Municipio crichese, peraltro di recente, ha rigettato l’istanza mediante cui chiedeva il rinnovo dell’autorizzazione amministrativa. Un atto di particolare rilievo, gravido di conseguenze che – in attesa del pronunciamento dei giudici aditi – potrebbe forse porre fine a una sorta di sistema di ‘scatole cinesi’. Una specie di reticolato di strutture, insomma, che attraverso un articolato alternarsi di passaggi di proprietà e società controllanti partorisce il primo progetto di un insediamento turistico e il secondo, successivo di tanti lustri, di un grande campo da golf: il Simeri Golf Resort, appunto. Ma le due idee non funzionano. Anzi. Il decollo di un territorio – che negli auspici e nelle previsioni dei politici locali dovrebbe crescere a dismisura in virtù della realizzazione e dell’entrata in funzione del megavillaggio vacanze di lusso – in realtà è un rovinoso schianto al suolo con il piano di offrire centinaia di posti di lavoro a giovani calabresi e di portare nelle casse degli operatori economici della zona dapprima decine di miliardi di lire, e dal 2001 in avanti altrettanti milioni di euro, rimasto in maniera malinconica un miraggio.

I riverberi del mancato rinnovo della concessione e le preoccupazioni della Pro loco. La sospensione della quarta richiesta di rinnovo della licenza edilizia (n. 36/2009) decisa dal Comune di Simeri (per cui in fatto e in diritto non sussistono le condizioni di una proroga, come recitano le carte), che per così dire passa la palla al Tar della Calabria, può determinare il definitivo naufragio del programma del complesso ricettivo. Un abbandono dell’iniziativa da cui però scaturirebbe un gravissimo problema – per come oltretutto richiamato dal presidente della Pro loco ed ex consigliere comunale Crichese Francesco Salvatore Canino, che ha presentato una lunga memoria all’attuale primo cittadino invocando la rescissione della citata Convenzione – inerente ai danni ambientali derivanti dalla permanenza di un fatiscente maxiedificio e del pregiudizio all’urbanistica e allo stato sociale oltreché degli aspetti attinenti allo spreco di denaro pubblico.

Le forti preoccupazioni del presidente Canino. Dal momento che è ragionevole pensare come tanto Italia Turismo quanto un altro soggetto interessato non possano più tramutare un gigantesco immobile – ormai in disuso da tempo immemore – nel ‘faro turistico’ nelle idee dei suoi promotori e finanziatori governativi di quasi mezzo secolo fa, Canino ritiene di dover invocare il ripristino dello stato dei luoghi. Ma va oltre e chiosa, facendo una considerazione di carattere politico. Una riflessione però strettamente connessa all’assai poco commendevole vicenda dell’ecomostro di Simeri: “Il governatore Mario Oliverio si è affidato ai rappresentanti di Invitalia per redigere il nuovo Piano di sviluppo turistico. Ma con questa mossa sta a mio avviso mortificando le migliori risorse umane del Dipartimento regionale preposto (da ricordare pure che in Calabria non c’è un assessore al Turismo, delega invece avocata a sé dallo stesso Oliverio, ndr)”.

redazione Calabria 7

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