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Lo “smemorato” Cotticelli, l’alibi perfetto per un governo rosso senza vergogna

di Mimmo Famularo – Il generale Saverio Cotticelli è il commissario della sanità in Calabria dal 2018. E’ stato nominato dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro dell’Economia Giovanni Tria e di quello alla Salute Giulia Grillo durante il Governo Conte 1. Giusto qualche giorno fa Roberto Speranza gli aveva rinnovato la fiducia avviando la seconda fase del Decreto Calabria. Una riconferma varata ovviamente dal Consiglio dei Ministri presieduto dallo stesso Conte. L’intervista rilasciata da Cotticelli nel corso della trasmissione “Titolo V” andata in onda su Rai3 è imbarazzante e, allo stesso tempo, vergognosa. Il generale ha ammesso candidamente di non aver predisposto il piano per il Covid in Calabria. Una figura barbina che ha indotto il commissario alle dimissioni ma che inchioda alle sue responsabilità anche il governo di Roma.

Il parafulmine di una classe politica inadeguata

Cotticelli è l’alibi perfetto per giustificare l’inadeguatezza di una classe politica che ha prima affossato il sistema sanitario calabrese e, adesso, con il lockdown punta a far collassare il già fragile tessuto economico e produttivo. Tutte le colpe per il mancato aumento dei posti letto, delle terapie intensive, del personale medico e paramedico ricadranno solo sul commissario “smemorato”. Forse verranno estese ai direttori generali e ai commissari delle Asp e delle Aziende ospedaliere ma i veri colpevoli di questo disastro non pagheranno e continueranno a fare danni. L’autogol di Cotticelli assolve la classe politica locale e condanna quella che vive e si nutre di decreti e Dpcm nelle stanze romane. Il Governo nazionale sapeva che la Calabria sarebbe stata colpita da una seconda ondata di contagi e adesso scopriamo che lo sapeva ufficialmente dal mese di giugno. Nulla ha fatto per adeguare il sistema sanitario all’emergenza Covid. Ecco perché la clamorosa intervista di Cotticelli chiama in causa innanzitutto il ministro della Salute Roberto Speranza il quale dovrebbe prima chiedere scusa ai calabresi per i danni anche collaterali che sta facendo e poi dovrebbe fare le valigie per tornarsene a casa. E invece morto un commissario, lo stesso Speranza ne nominerà un altro senza neanche recitare il mea-culpa. Tutti saranno più contenti e il commissariamento proseguirà: esiste da dieci anni e di anno in anno è sempre peggio. Caro Speranza i calabresi non hanno bisogno di un altro commissario ad acta ma di un sistema sanitario che funzioni e che permetta a medici, infermieri, anestesisti di poter fare il loro mestiere. Se il piano regionale anti-Covid non è stato attivato, caro Speranza, la responsabilità è essenzialmente del governo che doveva controllare e non l’ha fatto. Ne è complice lo stesso presidente del Consiglio che adesso, dopo l’intervista a Rai3, si accorge che il commissario, per due volte da lui nominato, non è adeguato a ricoprire il ruolo. Adesso tutti chiedono la testa di Cotticeli, il parafulmine perfetto per una politica fatta di incompetenza, pressapochismo e sciatteria.

Conto salato per i calabresi

A pagare sarà il generale ma soprattutto i calabresi che da venerdì sono costretti a rimanere in casa per le “amnesie” del suo commissario alla sanità e per un virus che c’è ma che con un sistema sanitario migliore si poteva controllare. Bastava agire per tempo e poteva farlo anche il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri al quale nello scorso mese di marzo la presidente della Regione Calabria Jole Santelli si era rivolto per l’ampliamento dei posti letto di terapia intensiva a Germaneto tramite la costruzione di nuovi moduli. Tutto scritto nero su bianco in due richieste non prese in considerazione e cestinate da Arcuri, un altro commissario che, non solo per questo, dovrebbe fare come Cotticelli: rassegnare le dimissioni. Ovviamente non sarà così perché in Italia la colpa è sempre degli altri e oggi è tutta di Cotticelli.

Cotticelli: “La Calabria non ha un piano Covid. Dovevo farlo io” (VIDEO)

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