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È giunta la fine di Mimmo Re? Può darsi: molti sognano il “ridimensionamento” di Tallini

di Danilo Colacino – Una resa dei conti in piena regola, assai dura e destinata a concludersi con lo scalpo del perdente, perché non era successo in precedenza – mai, davvero mai – che di fronte a un ‘segno di pace’ offerto da un maggiorente del calibro di Mimmo Tallini, pur per ‘interposta persona’ ovvero tramite la capogruppo forzista in Comune Roberta Gallo, qualcuno (nella fattispecie gli esponenti del centrodestra guidato per anni proprio da Tallini) avesse smaccatamente risposto picche.

E invece l’impossibile – d’un tratto, anzi in pochi mesi – è diventato possibile.

E il ramoscello d’ulivo talliniano, appunto offerto in Consiglio dalla gentile esponente del partito azzurro, è dunque caduto nel vuoto sia con gli esponenti di Catanzaro da Vivere quanto assai di più con gli abramiani dell’ultima ora, già membri di Forza Italia nel civico consesso, Luigi Levato e Carlotta Celi, che non hanno fumato il calumet passato loro dall’ex capo “scurdandose ‘o passato”.

Un bel guaio per il diretto interessato, che però ha sì una genesi analoga ma sviluppi parecchio differenti.

Le varie contrapposizioni nascono infatti dalla sua gestione plenipotenziaria.

E d’altronde, non è certo un mistero che l’attuale coordinatore provinciale di Fi abbia sempre esercitato un ruolo forte.

Modus operandi che nel tempo ha portato molti alleati a storcere la bocca al pari, ad esempio, del sindaco Sergio Abramo nei mesi scorsi.

Tutto è iniziato quando il Sergiun, ormai salviniano, ha dovuto di fatto rinunciare alla carica di governatore proprio in virtù di una ‘considerazione’ (qualcuno potrebbe viceversa definirla un’azione di disturbo bella e buona) di Tallini.

Una posizione netta che, al di là di come la si pensi sulla faccenda, rientra nella legittimità dell’azione politica ma ugualmente gravida di conseguenze mica da ridere tipo una ferita ancora non sanata, in sostanza.

Lacerazione creata da un dirigente che, ad esempio, fece valutazioni di simile tenore durante il periodo della possibile – forse persino assai probabile – presidenza della Provincia di Tommaso Brutto.

Ipotesi che, diciamo così, il Mimmo leader del centrodestra locale di allora non supportò in maniera sperticata (eufemismo!) tanto da entrare in aperta polemica con un ‘vecchio collega’, a fasi alterne amico (definito così sulla stampa nel 2016) o irriducibile avversario (nel 2014 e anche in periodi successivi di acerrima contrapposizione), quale Mario Magno.

Ma cosa c’entra tutto ciò con la separazione da, o di a seconda dei punti vista, Levato?

Semplice: il caro Luigi, campione di preferenze in città, ci ricorda da vicino un suo predecessore e anche curiosamente epigono come Sergio Costanzo.

E già perché entrambi amatissimi in alcune zone (nelle quali evidentemente ne premiano il lavoro svolto come peraltro gli stessi non perdono orgogliosamente occasione di rimarcare), a un certo punto hanno mostrato una palese insofferenza al diktat talliniano che ne aveva delimitato e contingentato – troppo ad avviso di ambedue, proprio per questo approdati ad altri lidi – percorsi e prospettive.

A prescindere da ogni congettura, però, sembrano in tanti a sognare e voler favorire la fine della leadership di Mimmo Re.

© Riproduzione riservata.

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