Soldi per scarcerare boss: oltre a Veneto, chiesto il processo per altri 5 (NOMI)

Omicidio a Cassano

di Gabriella Passariello- Soldi dati nelle mani di un magistrato per ottenere in cambio la scarcerazione di alcuni capi e gregari della cosca di ‘ndrangheta dei Bellocco con l’intermediazione anche di un avvocato. Oltre che per il noto penalista Armando Veneto, 86 anni, di Palmi, la Dda di Catanzaro nella persona del procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, ha chiesto di mandare a processo altre 5 persone: Domenico Bellocco, alias Micu u Longu, 44 anni, residente a Rosarno; Vincenzo Puntoriero, 67 anni, domiciliato a Vibo; Gregorio Puntoriero, 41 anni di Vibo;  Vincenzo Abanese, 44 anni, di Rosarno; Giuseppe Consiglio, 50 anni, di Rosarno e Rosario Marcellino, 49 anni, di Rosarno, accusati di corruzione in atti giudiziari in concorso.

Denaro in cambio della libertà

Denaro in cambio della libertà

Secondo la Procura distrettuale, tutti e sette gli indagati, avrebbero dato danaro o comunque avrebbero svolto il ruolo di intermediari nella dazione di soldi al magistrato Giancarlo Giusti (deceduto) per ottenere in qualità di giudice relatore ed estensore del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria l’annullamento di alcune ordinanze di misure cautelari emesse dal gip su richiesta della Dda reggina.

Corruttori e intermediari

I fatti contestati risalgono al mese di agosto 2009: Giusti avrebbe accettato una somma complessiva di 120mila euro da Rocco Bellocco, Rocco Gaetano Gallo e Domenico Bellocco, 41 anni, i tre indagati da favorire, definiti dalla Dda “corruttori”, ciascuno dei quali avrebbe dato 40mila euro per ottenere la libertà, attraverso l’intercessione con Giusti da parte dei Puntoriero, di Domenico Bellocco, 43 anni, Vincenzo Albanese, Giuseppe Consiglio e l’avvocato Veneto.  Fatto aggravato dalla mafiosità per agevolare le attività della cosca di ‘ndrangheta dei Bellocco  “e in particolare- si legge nell’avviso di conclusione delle indagini- per consentire il ritorno in libertà di tre esponenti di spicco della cosca e per agevolare la stessa  in un momento di grave difficoltà generato dall’esecuzione di numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di capi e gregari del clan disposta dal gip del Tribunale di Reggio su richiesta della locale Dda a seguito dell’esecuzione di alcuni provvedimenti di fermo di indiziato di delitto nell’ambito di un’ indagine volta a disarticolare la struttura organizzativa della cosca”.

Parola al gup

Adesso la parola passa al gup Matteo Ferrante che il prossimo 20 gennaio, nel contraddittorio tra accusa e difesa, (rappresentata dai legali Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Clara Veneto, Giuseppe Milicia, Letterio Rositano, Gianfranco Giunta), deciderà, salvo richieste di rito abbreviato, se accogliere l’istanza della Dda di mandare a giudizio gli imputati.

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