Calabria7

Solidarietà del Codacons a Calabria7: “Incarnato, liste pulite non possono riguardare sempre gli altri”

Il vicepresidente nazionale del Codacons Francesco Di Lieto commenta il risentimento del segretario regionale calabrese del Psi Luigi Incarnato nei confronti di una giornalista di Calabria7 che, nel riportare la cronaca dell’incontro con la candidata alla presidenza della Regione Calabria Amalia Bruni,  ha ricordato la sua posizione pendente innanzi al Tribunale di Vibo Valentia nell’ambito del maxiprocesso Rinascita-Scott. “Ha ragione Incarnato. Perché mai – chiede Di Lieto – dovrebbe restar chiuso in casa? E come lui è giusto che le tante figure mitologiche, per metà umani e per metà poltrone, dopo aver ridotto la Calabria “la terza regione in ordine alfabetico”, pretendano di continuare a tenere incollato il loro nobile deretano su delle comodissime poltrone, supportati dall’intellighenzia da salotto. La pulizia delle liste riguarda sempre gli altri e sbandierando la propria pulizia si finisce per chiudere gli occhi ed imbarcare “cani & porci”. Poi non lamentiamoci se ragionando in questo modo oggi in Calabria abbiamo candidati che inseguono disperatamente il consenso dei criminali”.

“Fare pulizia a prescindere dalle sentenze”

“È arrivato il momento di smetterla di nasconderci dietro la comoda presunzione d’innocenza. Perché qui non si fanno processi, ed anzi – sottolinea il presidente del Codacons Calabria – dei processi non importa nulla. Siamo con la cacca fino al collo e dobbiamo stare attenti alle onde. Se vogliamo restituire dignità alla politica e sperare di convincere i ragazzi a non scappare disgustati, occorre iniziare a far pulizia a prescindere dalle sentenze. Ci sono comportamenti che potranno anche non integrare ipotesi di reato, ma che sono abietti e la politica deve mettere da parte determinati soggetti senza aspettare la Cassazione. Solo così si ristabilisce il primato della politica. Invece in Calabria ci sono indagati, alcuni addirittura agli arresti per vicende di ‘ndrangheta, che rimangono al governo della Regione oppure, come le madonne pellegrine, girano per sponsorizzare candidature, il tutto come se nulla fosse accaduto. È una questione morale. Sicuramente i tanti indagati avranno modo di chiarire la loro estraneità, ma devono farsi da parte. E se non sentono questa necessità allora dovrebbe essere compito dei candidati o dei partiti metterli da parte. E tutto questo non certo per rispetto alle indagini o alle Procure, ma per rispetto ai Calabresi. Altrimenti avrà ragione chi ci definisce una regione perduta”.

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