Sostegno della politica italiana a Israele? Potere al Popolo Catanzaro non ci sta e annuncia la mobilitazione

Mobilitazione "necessaria" dopo le dichiarazioni a seguito dell'operazione della resistenza palestinese da parte "dei politici nostrani"
potere al popolo catanzaro

“Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che lo costringono”. Esordisce così, parafrasando Brecht, la nota diffusa da Potere al Popolo Catanzaro nell’annunciare la mobilitazione “necessaria” perché, si legge ancora, “di fronte alle dichiarazioni di sostegno dei politici nostrani (da Fratelli d’Italia al PD, nessuna differenza) al governo israeliano per l’operazione lanciata oggi dalla resistenza palestinese, nessuno ha il coraggio di dire quello che tutti sanno e che viene costantemente riportato nei bollettini delle Nazioni Unite, nell’ultimo report di 280 pagine di Amnesty International sui crimini di guerra del governo e dell’apparato militare israeliano, nelle quotidiane testimonianze di centinaia di ONG internazionali presenti nel paese”.

“Mobilitazione necessaria”

“Una mobilitazione necessaria – scrive PaP Catanzaro -, che segue le tante che si sono tenute in numerose città del mondo, non solo in Italia e che hanno visto uomini e donne, spesso giovani, indignati per la criminale politica d’occupazione coloniale in Palestina. La pulizia etnica della popolazione palestinese non si è mai fermata e ha visto una ripresa se possibile ancora più violenta con l’ulteriore spostamento nell’estrema destra religiosa del governo Netanyahu, incapace di gestire la crisi interna e costantemente proiettato a mantenere, come tutti i governi israeliani, la paura per il nemico esterno, il palestinese, il terrorista, mentre anche in Israele le tensioni sociali e le disuguaglianze aumentano in misura mai vista prima. Solo negli ultimi mesi possiamo enumerare numerose operazioni terroristiche israeliane nei confronti della popolazione palestinese: i massacri nei campi profughi di Jenin, le incursioni armate sulla spianata delle moschee e nel luogo sacro per eccellenza per gli arabi islamici (la moschea di Al-Aqsa), e il vero e proprio pogrom di due notti fa a Huwara. Morti e atti terroristici e coloniali che non fanno notizia perché a morire sono i palestinesi e ad attaccare sono gli occupanti israeliani”.

Gaza, “la più grande prigione a cielo aperto del mondo”

“Da più di 75 anni i palestinesi resistono alle espulsioni e alle omicidi di massa, – continua la nota – alle operazioni militari contro il quarto esercito più armato al mondo, all’arresto e alla tortura di migliaia di detenuti politici, alle misure illegali di detenzione amministrativa (carcere senza processo, che ha colpito recentemente anche un nostro concittadino, Khaled el Qaisi) alla violazione del diritto al ritorno, alla demolizione illegale delle loro case (il villaggio di Al Araqib è stato distrutto recentemente per la 211 volta dalle forze israeliane), all’assedio illegale della Striscia di Gaza, la più grande prigione a cielo aperto del mondo, alle incursioni deliberate dell’esercito israeliano per colpire qualsiasi fronda di resistenza palestinese anche nei territori che dovrebbero essere sotto totale controllo palestinese secondo gli accordi di Oslo. E il mondo ‘civile’ tace. Cosa dovrebbero fare i palestinesi di fronte a tutto questo? Cosa fareste voi se tutto ciò accadesse alla vostra persona, ai vostri concittadini, alla vostra famiglia?”

“Condannare le azioni della resistenza palestinese, come fa la nostra classe politica, senza spendere una parola sulla violenza dell’occupazione illegale israeliana vuol dire contribuire ad aggravare un conflitto e un’occupazione coloniale che dura dal 1948. Il rispetto del diritto internazionale deve essere valido per tutti e non solo per l’Ucraina come ha di recente dichiarato anche Gustavo Petro, presidente della Colombia, all’assemblea generale delle Nazioni Unite citando proprio la questione palestinese e il doppio standard occidentale”, dice il comunicato di Pap. “Denunciamo le gravi responsabilità della UE nel non seguire nemmeno le indicazioni del segretario generale dell’Onu Gutierres e in particolare della Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen di cui abbiamo chiesto le dimissioni. Solo ponendo fine all’occupazione coloniale della Palestina, solo rispettando il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, sarà possibile avviare un duraturo processo di pace. Chiediamo l’avvio di un percorso di pace che deve prevedere la nascita di uno Stato di Palestina, lo sgombero degli insediamenti illegali, il rispetto delle risoluzioni ONU e l’avvio di trattative in cui non siano Usa e NATO ad essere arbitri, ma in cui possano intervenire tutti gli Stati interessati. Quello che occorre è una pace fondata sulla giustizia. E sotto occupazione non c’è né pace né giustizia”, conclude il gruppo.

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